Thor: Ragnarok – Il fulmine prima della tempesta

Enrico Sciacovelli

Novembre 8, 2017

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Thor Ragnarok
Poster del film

Thor: Ragnarok, Il fulmine prima della tempesta

È quasi inutile cercare di introdurre in poche parole l’Universo Cinematografico Marvel. Sin dal 2008, l’industria vive sotto la sua ombra e influenza, a tal punto che diventa difficile ricordarsi di un tempo quando un film supereroistico non aveva il successo garantito al botteghino.
Analizzare quindi un film Marvel dopo tanti successi riguarda non più il film in sé e per sé, ma si tratta di un cinico studio della macchina dietro la pellicola, votato alla ricerca di falle o ingranaggi fuori posto.

Chiariamoci: il colosso non ha piedi d’argilla. Non c’è il rischio di vedere un collasso del franchise simile a quello che la serie di Batman subì nel 1997.

Tuttavia, Thor: Ragnarok rappresenta una parziale delusione, forse la prima sul grande schermo per la “casa delle idee”.

La premessa alla base di Thor: Ragnarok, ispirata direttamente dalla mitologia norrena, è l’imminente arrivo della distruzione del Regno di Asgard, perpetrata per mano di Hela, Dea della Morte e sorella maggiore del Dio del Tuono. 

A tal proposito, va lodata la performance di Cate Blanchett come antagonista, capace di esprimere autorità e malizia, rubando la scena ai suoi comprimari anche solo con un sorriso.

Contemporaneamente, Thor si ritrova su un pianeta tanto alieno per il pubblico che per il protagonista, costretto a lottare come gladiatore insieme a vecchi e nuovi compagni d’armi.

Le aspettative dopo una sinossi simile andrebbero verso un epico viaggio, guidato da uno spirito di vendetta e rivalsa, simile alle leggende di Conan il Barbaro (il quale viene anche citato, come nomignolo a cura di Tony Stark).
Sebbene lo scheletro dietro la pellicola sia quello, dopo neanche due minuti fa capolino un tono sarcastico e al limite del parodistico, che aggiunge colore ai dialoghi.
Forse troppo colore però.

Thor: Ragnarok ha più in comune con la serie sorella dei Guardiani della Galassia che con i capitoli precedenti. Colori sgargianti tendenti al neon, colonna sonora ispirata da canzoni pop, umorismo meta e inter-testuale, andamento spedito della trama e personaggi capaci di trovare un momento per una battuta anche durante la battaglia.

Tutte le caratteristiche che ho appena elencato hanno portato fortuna a StarLord e compagnia bella, elevando i due film della serie tra i migliori dell’intero Universo Marvel. Non c’è da stupirsi, quindi, se altri film del genere hanno preso ispirazione.

Tuttavia, Guardiani della Galassia usa l’umorismo come uno strumento per la trama: le canzoni e i riferimenti alla pop culture di Peter Quill sono usati per commentare la sua immaturità e per mostrare la sua prospettiva sul mondo, indissolubile dalla sua personalità.

L’interrogativo che pende sopra la testa di Thor: Ragnarok è quindi: in che modo questo stile si integra nel mondo del Dio del Tuono?

Una scena del film

Tristemente, questa scelta stilistica porta in realtà all’appiattimento dell’interesse nello spettatore: il film tende a inserire battute inappropriate che castrano possibili momenti di pathos o tragici.
L’umorismo del film non tende a giocare sulla personalità dei protagonisti, ma sul contesto della scena stessa. Il che non vuol dire che il film non sia divertente, chiariamoci, ma strappa più sorrisi che risate di pancia.

L’impressione è quella di un film ingenuo, che mescola diverse idee senza un elemento che le leghi assieme, come un bambino che gioca con giocattoli di marche diverse.

È innegabile, tuttavia, la qualità dell’aspetto tecnico: il design dei mondi, gli effetti speciali e la computer grafica all’avanguardia per creare un quadro infinitamente dettagliato, come da tradizione MCU. Tuttavia questa cura non impressiona abbastanza da definire il look del film come memorabile; siamo lontani dalle sequenze psichedeliche di Doctor Strange, purtroppo.
Come per la comicità, ciò che Thor: Ragnarok lascia a livello estetico è un ricordo godibile nel momento, ma perso in una mistura di colori ed energia nel giro di pochi giorni.

Nonostante l’altissimo livello di qualità di produzione e la competenza a livello strutturale, il terzo capitolo sul dio norreno soffre di un focus posto nel punto sbagliato, che anzichè elevare la narrativa la appiattisce.

Tanti colori per un’impressione grigia, eventi drammatici sommersi da risate trattenute, una premessa interessante castrata dalla necessità di un film divertente. Che sì, diverte, ma non lascia allo spettatore qualcosa a cui agganciarsi, da avere a cuore.

Thor: Ragnarok mostra quello che potrebbe essere il tallone d’Achille dell’universo cinematografico Marvel: creare film divertenti anzichè importanti.

Leggi anche: Guardiani della Galassia – Vol. 2

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