La vera storia di Peter Pan e Wendy

Sante Di Giannantonio

Febbraio 14, 2018

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Potete trovare in commercio innumerevoli versioni della storia di Peter Pan, più o meno fedeli all’originale.

Un po’ come avveniva nell’antichità in cui un mito era ripreso e riportato da diverse fonti, Peter Pan, nato dalla fantasia di James M. Barrie e protagonista di svariati racconti, film e cartoni, è sempre presentato come l’eterno fanciullo (o in procinto di esserlo), anima dell’immaginaria Isola che non c’è.

Nonostante questa varietà, emerge sempre una versione addomesticata e gioconda del racconto, grazie probabilmente a mamma Disney fautrice del cartone animato che ha reso il personaggio celebre. La storia ha più il marchio della favola che del romanzo, idea molto distante dall’originale.

Barrie ne aveva fatto un’opera teatrale nel 1904 che era divenuta romanzo nel 1911, due generi non propriamente mirati a un pubblico fanciullesco. Certo, sono presenti elementi tipici delle storielle per bambini di quel tempo come avventure con indiani e pirati, fate e sirene e gag infantili, tuttavia la complessità del protagonista Peter e la sua relazione con Wendy non hanno nulla di banale o di puerile, anzi i due sono portatori di aspetti attuali che proiettano la coppia all’altezza di altri famosi innamorati della letteratura e del cinema.

L’amore più puro non ha ragioni d’esistere

Se vi capiterà di rileggerlo in età adulta non scorgerete una fiaba, ma un vero dramma privo di morale, cupo a tratti, pieno di tabù da spezzare, ma soprattutto percepirete una storia d’amore. Sussurrata, mai dichiarata direttamente, traspare in parole e azioni, repressa nell’incapacità di provare desiderio eppure viva nonostante i protagonisti siano in età preadolescenziale (o meglio Peter ne ha le sembianze, ma la sua età è indefinita).

Peter Pan
Peter Pan e Wendy in una versione cinematografica.

Ha delle storie d’amore tutto quello che fa più soffrire: il senso della fine, dell’impossibile, delle distanze che non si possono colmare, la mancanza di sincronia del sentimento. Può non essere reso completamente, ma in parte si respira, seguendo quanto tracciato da Barrie, in ogni nuova rappresentazione delle vicende di Peter e Wendy.

Perché l’amore dei ragazzini spesso è il più profondo e vero, come quello che lega Giulietta a Romeo.

Da sempre ricordato come un sentimento incommensurabile, eppure dietro a esso vi sono contingenze casuali e incoscienza, dettate proprio dalla giovane età dei protagonisti. Forse è così che si genera quella dinamica così naturale che è l’amore, in balia dell’istinto e abbandonando la ragione: non ragiona Wendy che pensa che Peter possa lasciare la sua esistenza per diventare uomo, non ragiona Peter che non ha coscienza del suo amore e si illude che a Wendy possa bastare “giocare” all’infinito con lui.

Sono all’apparenza inconciliabili, eppure irrazionalmente si amano.

La patologia dell’isola che non c’è

Peter Pan e Wendy
Peter Pan e Wendy in un’illustrazione.

Peter Pan è un ragazzino mai cresciuto perché è, in realtà, una sorta di folletto. La sua esistenza non è un invito a non crescere, ma a non vivere e a dimenticare giocando l’essenza della vita stessa, il passare del tempo. Un richiamo irresistibile quello dell’Isola che non c’è, mondo incantato privo della morte, che contrasta in ogni centimetro della sua superficie con la vita e i rituali di epoca vittoriana, dissolti dal sorriso beffardo di Peter, che pensa che un bacio sia un ditale da cucito, che parla una sua lingua, imperfetta ed evocativa, tipica dei fanciulli.

Peter entra in casa dei bambini Darling per Wendy, la spiava da tempo per via dei suoi racconti, il cui eco valicava le finestre. Ai bimbi sperduti serviva una femmina dato che non ce ne sono sull’Isola che non c’è, Giglio Tigrato a parte.

E Wendy era perfetta per ricoprire il ruolo della mamma nell’infinita pantomima dell’isola, era l’esempio della tipica tredicenne vittoriana la cui massima aspirazione è diventare mater familias, già esperta in ogni faccenda domestica che una buona moglie deve saper fare. Una madre per tutti, anche per i suoi fratelli, ma non per Peter.

Egli ha disperatamente bisogno di una figura femminile al suo fianco, privo di un senso di protezione e tutela derivante dal trauma di non aver goduto del rapporto madre-figlio. Peter inizialmente approccerà a Wendy con questa intenzione, salvo poi maturare un rapporto diverso. Wendy d’altro canto è attratta da Peter sin da subito. Non si allarma quando lo scorge piagnucolante sul pavimento della sua stanza, anzi proverà a baciarlo, se solo Peter sapesse cosa fosse un bacio.

Si convincerà a seguirlo sia per mettersi alla prova come futura donna sia perché si invaghisce dell’eterno ragazzo, principe dei giochi di un mondo incantato. Iniziano a interpretare i ruoli di padre e madre dei bimbi sperduti nella casetta sotterranea e inscenano con loro diversi momenti di vita familiare. Un episodio che dimostra tutto l’interesse della ragazza per Peter è il famoso scambio del “bacio vero” che Wendy ottiene quasi in tutte le versioni cinematografiche e non. Peter non comprenderà mai appieno il gesto, come se facesse tutto parte di un gioco, pur se rimane sorpreso dalle sensazioni provate nel bacio.

Peter Pan e Wendy
Peter Pan e Wendy in una versione cinematografica.

Barrie, per definizione, lo rende senza cuore. Solo bambini «spensierati, innocenti e senza cuore» possono seguirlo, volare e impregnarsi della magia dell’isola. Il personaggio di Pan non subirà alcun cambiamento, rimane egoista, presuntuoso, un crudele combattente non restio a uccidere, senza cuore appunto quando rivela di «sfoltire» i bimbi sperduti qualora diventino troppi.

Giungendo finalmente al ruolo di padre/capo della sua banda, con compagna “mamma Wendy”, sublima la sua mancanza, gode di una stabilità finora ignota, parvenza di un vero tepore famigliare.

Ma Wendy si è prestata solamente al gioco. Gli effetti dell’Isola che non c’è non attecchiscono in lei. Se i suoi fratelli dimenticano momentaneamente la loro vita passata, i genitori, il destino ideale che i Darling sperano per loro, Wendy li ricorda.

Capisce di essere stata solo fuorviata dall’immagine dell’eterna giovinezza, dallo sfuggire agli opprimenti doveri del suo tempo, dalla leggerezza dovuta alla mancanza di sentimenti. Wendy smaschera l’Isola, comprende che senza lo spauracchio di giorni limitati è impossibile godersi a pieno l’esistenza, realizzare la vita a cui ambiva.

Capisce allora che lei è lì solo per Peter. Cercherà di illuminare Peter, perché ormai lo ama, di persuaderlo a seguirla nel suo ritorno, ella desidera una famiglia, un avvenire e Peter può solo darle un illusorio miraggio. Egli è prigioniero della sua essenza, dell’Isola, non capisce questi discorsi, è impensabile che i bambini Darling vogliano tornare a Londra, cercherà addirittura di impedirglielo, tessendo un inganno a cui egli stesso rinuncia, mosso a pietà dal pianto della signora Darling.

 

Peter Pan e Wendy nella versione della Disney.

Il comportamento di entrambi non è stato solo fucina di ispirazione per registi o amanti delle loro avventure, ma ha fornito un nome perfino nella dottrina della psicologia. La cosidetta sindrome di Peter Pan ha dei risvolti anche nelle dinamiche del rapporto di coppia, chi ne soffre desidera che la loro compagna faccia loro da mamma, che ceda sempre ai loro capricci – proprio come Wendy, sempre pronta a modificare il suo modo di agire e pensare per assecondare il suo Peter che non riesce a privarsene – provando al tempo stesso terrore per i legami e la routine.

Meno conosciuta (e forse diffusa) invece la sindrome di Wendy, un mix di comportamenti particolarmente protettivi, costantemente utilizzati per soddisfare e gratificare l’altro, con uno sbilanciamento delle attenzioni sui bisogni del partner a totale scapito dei propri. Il nostro Peter non si avvede di questa condizione, così irrazionalmente puro da non capirlo.

Un epilogo alla sisifo

Peter Pan e Wendy in una versione cinematografica.

Wendy invece comprende questo suo limite, ma sarà costretta a superarlo per se stessa e obbligata dall’inesorabile scorrere del tempo in un epilogo che pochi conoscono.

Il lieto fine non c’è, sono chimere i finali al miele disneyani o di altre produzioni, quasi mai è stata resa nei film la scena del momento in cui Peter getta la maschera e dimostra di avere un cuore.

Al momento dell’addio Wendy non cede: come una moderna Persefone, patteggerà con la madre una settimana all’anno, durante le pulizie di primavera, dove potrà stare con Peter insieme sull’Isola che non c’è.

Ma il ragazzo si presenterà a intermittenza, non notando nemmeno il cambiamento di Wendy negli anni, per lui è come se passassero pochi minuti, troppo impegnato in qualche avventura mentre lei diviene donna.

L’ultima volta che ritorna a prendere Wendy, la realtà gli crolla addosso, ella è ormai adulta, sposata e nel letto dove Peter la vide per la prima volta, dorme Jane, la sua primogenita. In quell’infinito istante Peter realizza che non può più averla, l’ha persa per sempre, per la prima volta si perde in un pianto di vero dolore, contravvenendo a quanto affermato dal suo creatore: Peter ha un cuore, e quel cuore è di Wendy.

«Ragazzo, perché piangi?», ascoltandolo disperarsi, Jane ripete a sua insaputa le prime parole che Wendy rivolse a Peter. Come una formula magica che scaccia le lacrime, il ricordo dell’ombra staccatasi in quelle mura e ricucita con pazienza da Wendy, Peter reindossa la maschera di Pan, smette all’apparenza di essere il fanciullo afflitto dall’amore e con una risata torna a essere un folletto crudele.

Terrà Jane al suo fianco ogni primavera, e poi Margaret la figlia di Jane, e così via in un loop infinito di discendenti femminili, quasi come volesse espiare la colpa che mai Wendy gli ha fatto pesare: quella di non essersi abbandonato all’amore che in fondo provava per lei. Costretto da un sortilegio autoinflittosi fino a quando, planando attraverso quella finestra, scorgerà tra le lenzuola del letto qualcosa di Wendy Moira Angela Darling.

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