La Casa di Carta – Il mito del non crimine

Sonia Cortese

Marzo 28, 2018

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La Casa di Carta – Il mito del non crimine

La casa di carta

Qual è il modo migliore per guadagnarsi milioni di euro tutti in una volta? Evadere, rubare… Sì, rubare, in un luogo ricco o a persone ricche, ma senza rubarli a nessuno. Ti starai chiedendo: «Com’è possibile?». La risposta ce la da Il Professore, secondo il quale il più grande colpo della storia sarebbe avvenuto proprio laddove il denaro vede la luce: la Zecca di Stato.

È così che, nella puntata pilota, la serie tv spagnola La Casa di Carta (La casa de papel) incoraggia lo spettatore a proseguire nella visione. Nessuno, di primo acchito, avrebbe spostato il cursore sul play vedendo la copertina apparire tra le proposte della piattaforma Netflix, su cui vediamo approdare, sempre più spesso, produzioni cinematografiche o televisive internazionali.

Il colpo nella Zecca di Stato

Però, quando un prodotto è valido, subito le voci girano. Anche nei social, tra una storia su Instagram e un’altra si è sentito nominare spesso La Casa di Carta, il cui titolo potrebbe suonare banale.

Anche la trama, a sentirla, può sembrare solita: sostanzialmente si tratta di una semplice rapina, ma più duratura del normale, durante la quale vengono trattenuti numerosi ostaggi, di cui uno particolarmente prezioso al fine del riscatto.

Invece la storia de La Casa di Carta si rivela sin da subito dinamica e coinvolgente, non per come te l’aspetti, visti i colpi di scena incalzanti. Anche i primi personaggi che appaiono risultano intriganti: la narratrice Tokyo (Úrsula Corberó) e il Professore (Álvaro Morte), capo banda, capo della strategia, di cui non è data sapere l’identità. Si stabilisce che non è dato saperla anche tra i componenti stessi del gruppo, scelti e riuniti sapientemente dal Professore: in tutto otto, tra ricercati, usciti di galera, truffatori, ex soldati e un giovane hacker. Ognuno riconoscibile solo attraverso il nome di una citta. Ognuno indispensabile per la riuscita del piano.

Il piano

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La formulazione del piano

Si scopre che è da anni che quest’uomo geniale – e completamente invisibile per lo Stato – ha avuto quest’idea ambiziosa.

Tutto viene escogitato macchinosamente per cinque mesi in una villa nella sperduta campagna di Toledo, ogni giorno il Professore tiene le sue lezioni agli allievi e ha sempre una risposta ai loro dubbi.

Ogni mossa è finalizzata ad anticipare e contrastare quelle della polizia – con a capo la bravissima ispettrice Raquel Murillo, con cui si giocherà un’avvincente partita a scacchi – nessuna sbavatura è concessa, ognuno dovrà rispettare la propria parte. Si potrà ricorrere ai piani secondari solo se qualcosa dovesse andare storto.

Una volta entrati, in un modo relativamente semplice, sarà molto più difficile -soprattutto a livello psicologico – restare chiusi nella Zecca: nessuno potrà uscire, i rapporti tra i compagni non dovranno incrinarsi, altrimenti tutto sarà rovinato. Il Professore supervisionerà tutto dall’esterno. Con l’aiuto di telecamere e microfoni piazzati ingegnosamente ovunque, sarà gli occhi e le orecchie del gruppo, per proteggerlo dagli interventi della polizia.

Al piano fa da sfondo – oltre che il fine materialista – l’idealismo del Professore, un uomo dai valori profondi, come la rigida disciplina e il rispetto reciproco, l’educazione, la gentilezza (da come possiamo notare nel rapporto vocale che si crea con l’ispettore Murillo). Nonostante gli innumerevoli assi nella manica del Professore, lo vedremo in più momenti combattuto tra la determinazione volta ad assicurare che tutto fili liscio e la coscienza morale dentro di sé, che lo salva a volte da azioni irreparabili.

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Il Professore

Sebbene barricarsi in un luogo pubblico e tenere in ostaggio le persone siano azioni illegali, saranno molte le buone azioni per controbilanciarle: innanzitutto non saranno ladri, perché si auto produrranno il denaro; gli ostaggi saranno trattati come degli ospiti che contribuiranno alla causa (la stretta vicinanza tra sequestratori e ostaggi, porterà alla nascita di rapporti relazionali tra alcuni di loro); nemmeno una goccia di sangue dovrà essere versata perché in quelle vesti – delle tute rosse da lavoro con una Dalì – non sono degli assassini.

E per finire, il caso sarà seguito da tutta la nazione, l’opinione pubblica sarà fondamentale.

Col passare delle puntate, anche se non conosciamo le generalità di ciascun componente, impariamo a conoscerne la personalità. Attraverso dei flashback, ci vengono raccontate le paure, i sogni, le ambizioni e i pensieri di ogni componente di un gruppo che, man mano, ci sembrerà di conoscere da sempre.

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L’ultimo tentativo di salvezza prima dell’oblio.

Ognuno, dietro maschere pirandelliane da persona insensibile, forte e arrogante, nasconde un passato tormentato durante il quale ha solo collezionato insoddisfazioni. Ebbene il Professore lo sa, è colui che offre una possibilità di riscatto a persone che non hanno ormai nulla da perdere.

È un azzardo troppo grosso quello che si accingono a compiere: è in gioco o una straordinaria vittoria, o la sconfitta perpetua. Ma la perfezione del piano è fonte di sicurezza, il Professore ha infuso in loro un’alta dose di coraggio: li ha convinti che questa è la cosa più giusta per le loro vite. Ha fondato il mito del non crimine, ragione di autostima. E loro ne usciranno da eroi. 

Scopriremo se effettivamente il grande piano darà i suoi frutti dal sei aprile, nella seconda parte di La Casa di Carta.

 

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