Papillon – Un anelito di libertà

Carmine Esposito

Agosto 6, 2018

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Papillon è un film del 1973 diretto da Franklin Schaffner. Nel 2017 è stato proposto un remake da Michael Noer, con protagonisti Charlie Hunnam e Rami Malek.

«Non sono un intellettuale che può metterti davanti, lettore con l’intensità necessaria, con uno spirito sufficientemente forte, l’emozione, la formidabile impressione di rispetto di noi stessi, no: di una riabilitazione se non di una nuova vita. Questo battesimo immaginario, questo bagno di purezza, questa elevazione del mio essere al di sopra del fango nel quale ero immerso, questo modo di mettermi di fronte a una responsabilità reale da un giorno all’altro, crea in maniera assai semplice un altro uomo, diverso da quello che ero».

(Henri Charriere, Papillon)

Nella letteratura non si contano le storie di carceri impenetrabili, di prigionieri, di piani di evasione e vendetta. Sepolti vivi in una stanza umida nel fondo di un castello, chi può dire di non essersi emozionato nel seguire la lotta per la libertà di Edmond Dantès, alias il Conte di Montecristo. Anche nel buio assoluto dell’isolamento carcerario, chi non si è innalzato sulle ali della fantasia con il vagabondo delle stelle di Jack London, per fuggire via dall’oblio degli uomini.

La storia di Papillon è quella di una fuga, solo che non è il frutto della fantasia dello scrittore, ma il resoconto romanzato di una vita intera di fughe.

Condannato ingiustamente per un omicidio mai commesso, Henri Charriere viene internato nella colonia penale di Caienna, Guyana francese, per scontare una condanna all’ergastolo.

La realtà supera di gran lunga la fantasia, se solo si pensa che Henri, nel corso della sua vita, ha progettato e realizzato una decina di evasioni da tutte le isole della colonia penale francese, tanto da guadagnarsi la libertà e la cittadinanza venezuelana.

Papillon
Dalla locandina del film Papillon (1973)

La pellicola, a differenza del libro da cui è tratta, fa un resoconto della vita del prigioniero. Racchiude in un’unica evasione situazioni ed episodi che si trovano nell’arco di diverse fughe fallite susseguitesi negli anni, e delle punizioni che ne conseguono.

Ma la sintesi, necessaria ai fini narrativi e cinematografici, non toglie forza a questa storia straordinaria. Condannando all’ergastolo un uomo, il tribunale decide di togliergli il diritto alla vita, tramutando l’esistenza in un’attesa infinita della morte quale liberazione. Ci si può solo illudere che quella da colono sia una vita, ingannando la mente sulla natura di esilio.

Nel trascorrere infinito del tempo, i prigionieri assorbono la polvere e i colori del carcere, che tramuta i capelli e la pelle in un grigio prolungamento delle pareti. E se pure le punizioni e il rigore delle condizioni hanno piegato Papillon, questi non smette mai di rinunciare ai suoi propositi di fuggire da quell’inferno.

In fondo che alternativa ha? Tenendo fede al suo soprannome e alla farfalla tatuata sul petto, piuttosto che abbandonarsi a vivere un simulacro di vita, preferisce perire nel tentativo di riconquistare la libertà.

Papillon
Dustin Hoffman e Steve McQueen

Perché ci attirano così tanto le evasioni? Perché così tanta passione attorno a questo anelito di libertà? Cosa ci tieni incollati allo schermo o alle pagine, sperando nella fuga?

Forse perché in fondo tutti ci sentiamo un po’ prigionieri, più o meno consapevolmente. Di un lavoro, di una città, di una famiglia, ma anche di tanti schemi mentali che ci limitano e ci fanno chiudere in noi stessi.

Nella tradizione massonica e misterica, ogni uomo è schiavo e imprigionato nella realtà sensibile. Solo dedicando la nostra vita alla liberazione da queste catene nascoste nella quotidianità, possiamo dirci veramente liberi.

La condizione dell’ergastolano è un estremo che pone l’uomo di fronte a una non scelta, perché non ha un futuro di libertà davanti a sé. Può solo combattere per crearsene uno. E proprio per questo ammiriamo, seguiamo e in fondo invidiamo Papillon: per questa fame di vita che muove la sua mente e questa sete di luce che alimenta il suo cuore.

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