FeST: Il primo Festival delle Serie Tv a Milano lo scorso Weekend

Elena Matassa

17.10.2018

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In Italia non c’era mai stata un’iniziativa simile: tra l’11 e il 14 ottobre gli appassionati di serie tv hanno avuto finalmente uno spazio esclusivamente per loro, per ritrovarsi e dialogare, guardare puntate in anteprima e incontrare i creativi che danno vita al mondo da loro tanto amato. È nato il festival delle serie tv italiano.

Con lo spin off “fai come se fossi sul divano di casa tua”, e con le partnership con Netflix, Sky, Infinity, Prime video (ma anche la Rai) l’iniziativa ha voluto chiaramente rivolgersi al pubblico dei giovani “binge-watchers” che consumano in grandi quantità e seguono con passione affamata puntate su puntate del panorama vastissimo delle serie della contemporaneità. Si tratta ormai di un fenomeno, quello della presenza dirompente di questo tipo di prodotti, che interessa ognuno di noi, ed è quasi impossibile esentarsi dal discorso sull’argomento.

È quindi cosa giusta e cosa meravigliosa creare un evento collettivo e di celebrazione come un festival dedicato alle serie, un momento necessario di incontro, in cui si esce dalla propria stanza e dalla fruizione individuale per vivere insieme, tra amici e sconosciuti, l’atto della visione di una puntata.

Certo, la natura delle serie tv è da un lato innegabilmente e intrinsecamente legata alla fruizione privata e veloce, ma dall’altro lato essa è figlia del cinema, e tanto più lo sarà nel futuro, visti i talenti cinematografici che si stanno convertendo a questa forma, e visti gli investimenti e la qualità sempre più alta delle nuove serie. Devono esserci e ci saranno sempre di più dei momenti collettivi legati alle serie tv.

Ci hanno pensato per primi Marina Pierri e Giorgio Viaro, direttori artistici del festival appena svoltosi a Milano. Entrambi giovani esperti di cultura pop, lei docente per lo IED e particolarmente attenta ai temi femminili e lui già direttore artistico del festival Cine&Comic, hanno creato una formula vincente: dal concept creativo espresso nella grafica alla scelta della Santeria Social Club come partner e come location per il festival. Il pubblico infatti era giovane e composto in gran parte da giornalisti, studenti e creativi, un pubblico probabilmente già affezionato alla Santeria, che si è fidato del suo brand e ha partecipato all’iniziativa. Il tutto ha funzionato molto bene per una prima edizione pilota del festival.

Il programma era composto da due tipi di eventi: gli appuntamenti a pagamento in teatro con gli ospiti più attesi e le proiezioni in anteprima, e gli incontri free con esperti che si confrontavano su temi, come ad esempio il rapporto tra donne, serie tv e letteratura. Mentre il secondo tipo di intervento è risultato a mio avviso meno riuscito, soprattutto perché svoltosi nell’area bar della Santeria, tra chiacchiericci e bevute spesso disinteressate, gli eventi in teatro sono stati un successo sia per il pubblico sia per la qualità. Sarebbe difficile e riduttivo riassumere qui tutti gli eventi interessanti del festival, ma basta nominare alcuni di essi per farne emergere il calibro: dall’incontro con gli scrittori e i registi della prossima serie Netflix italia, Baby (da tenere sott’occhio, anche considerando che si tratta di un prodotto scritto da giovani per i giovani), all’anteprima e all’incontro con i protagonisti di Elite; dall’incontro con uno degli showrunner più importanti d’Italia come Mattia Torre (autore di Boris) all’anteprima di Kidding, prossima serie di Michel Gondry con Jim Carrey, e alla proiezione del primo episodio inedito di Le terrificanti avventure di Sabrina di Netflix (non vedo già l’ora di guardare i prossimi episodi…).

Insomma, è stato davvero divertente. Ed è emerso quanto l’Italia stia assumendo sempre di più un ruolo da protagonista come produttrice di serie di qualità (“La compagnia del cigno” di Ivan Cotroneo uscirà nel 2019 con Rai Fiction e sarà interessante guardarla).

Uno dei fili rossi del festival è stata l’attenzione al racconto della diversità in tutte le sue forme: un’edizione senz’altro legata ai temi dell’attualità, un’edizione critica rispetto a ciò che succede nel mondo, dalla rappresentazione del femminile alla riflessione sulle politiche degenerate, come nei primi episodi in anteprima proiettati in chiusura del festival di “Who is America” di Sacha Baron Cohen.

Un’esperienza in generale promettente, non vediamo l’ora di seguirne gli sviluppi nelle prossime edizioni.

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