Up – La scena iniziale: dallo spirito dell’avventura alla vita reale

Matteo Melis

22.01.2019

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Tantissime persone amano Up, ma sembra che siano ancor di più quelle che amano i suoi primi dieci minuti. Provate a chiedere a qualcuno un parere su quest’opera: molto probabilmente la risposta sarà «Bellissimo film, l’inizio è sublime». Lo dicono tutti, e a ragione. Forse non sapranno spiegarvi il motivo preciso del loro amore per questa sequenza; sanno semplicemente di non essere riusciti a trattenere le lacrime.

La scena iniziale di Up smuove regioni delicate e complesse della nostra emotività, ci fa respirare profondamente per poi toglierci il fiato, evocando sensazioni che non avremmo mai immaginato di provare davanti a un film simile. Proviamo a capirne ancora meglio il motivo, percorrendo insieme i suoi splendidi fotogrammi.

Ellie: «Croce sul cuore! Bene, l’hai promesso, non si torna indietro!».

Up
Carl ed Ellie in Up di Pete Docter (2009)

Up è un film coraggiosamente sincero: parla di sé, dei suoi temi e della propria anima fin dall’apertura. Le prime tre parole che leggiamo nel film, infatti, sono Spirit of Adventure, il nome del dirigibile di Charles Muntz, l’esploratore di cui il piccolo Carl, il nostro protagonista, guarda estatianto proiettano un documentario.

Anche lui vorrebbe girare il mondo e andare in Venezuela, come Muntz, per vedere le magiche Cascate Paradiso e scoprirne, inebriato, i segreti. Durante un’immaginaria e pericolosa esplorazione del quartiere insieme al suo fedele palloncino Spirit of Adventure, Carl conosce Ellie, una vivace bambina che nutre il suo stesso folle sogno. La promessa è chiara: si va insieme alle Cascate Paradiso. Croce sul cuore. Non si torna indietro.

Da qui le parole si fermano e lasciano spazio alla dolce e sognante musica composta da Michael Giacchino, che ci conduce direttamente al matrimonio di Carl ed Ellie. I due acquistano la casa diroccata nella quale si sono conosciuti, la dipingono con colori vivaci e la adattano alla loro personalità e al loro spirito di avventurieri, che non cessa mai di esistere. Durante un picnic sulla loro collina preferita, tutte le nuvole nel cielo iniziano ad assumere la forma di un neonato, con la classica ed elegante magia Pixar.

Up
Carl ed Ellie in Up di Pete Docter (2009)

Ogni colore è vivido. Dopo pochissimi minuti, l’animazione, la storia e la musica riescono a farci immergere in un soffice sogno; lo sguardo complice e carico di spirito d’avventura di Carl ed Ellie annuncia il loro desiderio di avere presto un bambino.

È proprio in un momento simile che il film, grazie alla sensibilità di un autore quale Pete Docter, apre uno squarcio profondo. Con fisiologico ritardo subentra un elemento tanto scontato quanto inaspettato, soprattutto in un film d’animazione per famiglie: la vita reale; quella che, nel suo successivo capolavoro, Inside Out, verrà mostrata con ancora maggiore convinzione, coadiuvata da piccoli omini cerebrali che rappresentano le nostre emozioni.

In Up la vita reale si palesa con crudeltà, con la fermezza di un’inquadratura che spegne i colori e ci rivela che Ellie non potrà mai avere figli.

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Carl ed Ellie in Up di Pete Docter (2009)

I coniugi non si danno per vinti: il loro legame può battere tutto. Non potranno procreare, ma hanno fatto una croce sul cuore. Il nuovo progetto, quindi, è quello di raccogliere abbastanza risparmi per andare finalmente alle Cascate Paradiso.

Ma, nuovamente, la vita reale torna a farsi sentire. Imprevisti apparentemente banali, come una ruota bucata o un infortunio, porteranno la coppia a rompere il salvadanaio troppo spesso. D’altronde, le risorse sono limitate: Ellie lavora in uno zoo, mentre Carl vende i suoi beneamati palloncini.

Dopo una vita di amore e di risparmi, finalmente arriva la dolce ricompensa per gli ormai anziani coniugi: Carl ha acquistato due biglietti per il Venezuela, da regalare a Ellie una volta arrivati in cima alla loro collina, durante una salita che il fisico della povera donna, purtroppo, non riesce a completare.

L’anziana è curva e affaticata dinanzi al tramonto della sua vita, con un corpo che non le permette più di stare accanto all’uomo che ha sempre amato.

Up
Carl ed Ellie in Up di Pete Docter (2009)

Irrompe di nuovo la vita reale, cinica, prepotente e infame come la malattia di Ellie, che, nonostante il ricovero, non ce la farà. L’immagine di Carl al funerale della moglie, solo nella penombra e con un palloncino in mano, è il ritratto del dolore che questi dieci minuti ci fanno provare.

Lo spazio per il sogno è limitato, perché la realtà parla un’altra lingua. Possiamo vedere case volare legate a dei palloncini, possiamo sentire parlare gli animali o osservare le nuvole che cambiare forma, ma la vita è sempre la stessa, dentro e fuori dall’animazione. Anche la storia d’amore più poetica conoscerà battute d’arresto e sventure, ed è proprio su questo livello di immedesimazione che fa leva questa meravigliosa sequenza.

Up apre con una manciata di minuti di cinema triste per un pubblico di bambini, ma che risulta, forse, ancora più devastante per gli adulti. Pete Docter chiama in causa sentimenti basilari come la lealtà e l’affetto, ma si spinge fino mostrarci un uomo avvolto dallo sconforto di chi ha subito il lutto più doloroso di tutti e dall’amarezza di chi avrebbe potuto dare e fare di più. Sensazioni decisamente più complesse.

Up
Carl ed Ellie in Up di Pete Docter (2009)

Il sogno e lo spirito dell’avventura, la mancanza e la vita reale: Up parla di questo e ce lo comunica in dieci minuti di un’intensità unica.

Ora Carl è solo e silenzioso, con il macigno dell’assenza della sua anima gemella e con una croce sul cuore che non ha potuto portare a compimento.

Ma nulla è ancora perduto.

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  • Matteo Melis

    "Il segno è qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos'altro, sotto certi aspetti o capacità"
    (C. Sanders Peirce)

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