WALL•E – Ritorniamo a casa

Antonio Lamorte

27.01.2019

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La voce potente e malinconica di Peter Gabriel accompagna i titoli di coda del film. Noi siamo immobili, la nostra mente è ancora turbata dai mille impulsi che abbiamo ricevuto durante la visione, i nostri occhi improvvisamente si fanno vuoti e vitrei dopo aver nuotato in un oceano di bellezza.

Queste sono le prime sensazioni che proviamo quando assistiamo alla fine di quest’opera meravigliosa: ci saremmo aspettati di tutto, tranne un film di questa portata. Un film che diverte i più piccoli, che emoziona gli animi più sensibili, che conquista le menti più libere. Questo è WALL•E.

WALL•E
WALL•E in WALL•E di Andrew Stanton (2008)

È un film anche doloroso, per certi aspetti. Troviamo un’amarissima riflessione su di noi e sul nostro futuro, che, molto probabilmente, non sarà tanto roseo. Il capitalismo più sfrenato distrugge e corrompe la nostra sensibilità: ci abbindola con schermi giganteschi, ci viene propinato fin da piccoli e ci disabitua al contatto fisico.

Il robot addetto alla raccolta dei rifiuti, WALL•E, seguendo la sua amata, riesce a lasciare il devastato pianeta Terra e raggiunge la Axiom, la nave spaziale da crociera sulla quale gli esseri umani hanno trascorso settecento anni. Quel che vede qui è la stessa causa che ha distrutto il pianeta: noi umani. Superficiali, pigri, presuntuosi, viziati dalla nostra stessa ingenuità.

Questo è l’ultimo stadio dell’uomo, quello che, agli albori della sua esistenza, inventò l’agricoltura; uno stadio in cui noi, grandi viaggiatori ed esploratori, non riusciamo neanche ad alzarci in piedi.

WALL•E
WALL•E in WALL•E di Andrew Stanton (2008)

Eppure non tutto è perduto: abbiamo ancora un celato senso primordiale di appartenenza, una sorta di legame con le nostre origini, con la nostra madre Terra. La sonda EVE, di cui WALL•E è innamorato, riporta dalla Terra una piccola e fragile pianta, un nuovo accenno di vita dopo secoli di desertica nullità.

Il comandante della Axiom si appassiona a quello che, in fondo, è il suo passato, il passato di tutti noi; inizia a fare ricerche su ricerche, scoprendo che, forse, ciò che ci siamo lasciati alle spalle meritava molto più della nostra vigliacca indifferenza.

Non è lui il solo essere umano a subire un cambiamento: John e Mary, due passeggeri della nave, «per colpa» della goffa ingenuità di WALL•E riescono a scoprire, probabilmente per la prima volta nella loro vita, la bellezza dei sensi: la vista per ciò che li circonda, il contatto fisico con il prossimo, una mano che si posa sull’altra, e, dunque, l’amore.

Il personaggio di WALL•E, nonostante sia composto solamente da circuiti, riesce a provare sentimenti in un modo molto più sincero degli esseri umani; ed è proprio la sua purezza, quella caratteristica tipica dei reietti, a riuscire, anche inconsapevolmente, a risvegliare le nostre coscienze.

Abbiamo, però, anche l’esatta antitesi di WALL•E, ovvero AUTO, il timone della Axiom. Anche lui è un robot e anche lui prova sentimenti umani, ma diametralmente opposti a quelli di WALL•E: la paura del cambiamento, una diabolica astuzia e l’orgoglio.

Proprio l’orgoglio, e nella fattispecie l’orgoglio umano, è la stessa «malattia» di cui soffre HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio, che qui rivive proprio in AUTO, sia a livello concettuale che fisico.

WALL•E
WALL•E ed EVE in WALL•E di Andrew Stanton (2008)

Pertanto, mentre gli umani hanno subito una “devoluzione”, tanto mentale quanto fisica, i robot si sono evoluti, assumendo le stesse nostre stesse qualità e brutalità. A dimostrare questa tesi è proprio il finale, nel quale, senza addentrarci nello spoiler, comprendiamo che il sentimento puro va ben oltre una sequenza di circuiti e componenti sostituibili.

È un disegno che spaventa parecchio, quello delineato dal film: un ritratto anche piuttosto inusuale nel cinema contemporaneo.

Ed è questa spietata analisi che rende WALL•E uno dei più grandi capolavori della nostra epoca: un’opera che gioca magistralmente con le nostre emozioni, facendoci ridere, emozionare e riflettere.

Un film che, però, alla fine decide di concedere una seconda chance all’essere umano: gli viene data una nuova occasione per ricominciare da capo, con la sincera speranza che, questa volta, le cose vadano un po’ meglio.

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  • Antonio Lamorte

    "Una volta mollata l'anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos." - Henry Miller

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