In una notte tiepida e romantica, vaga senza pace l’anima di un artista pieno di dubbi. Il regista Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) cerca disperatamente qualcosa: una scusa, una quiete serena, un’ispirazione. Neanche lui sa cosa stia cercando.
Si rifugia quindi nell’angelico sorriso di Claudia (Claudia Cardinale), che rappresenta un porto sicuro e accogliente per la mente di Guido, intenta a navigare in un mare in tempesta.
Lui la conduce in quel luogo dove il tutto e il niente si fondono, dove la vita e la morte danzano l’una con l’altra: il set di un film. Quale film? Quello che Guido ha intenzione di realizzare? Quello che, forse, ha intenzione di non realizzare? O forse ancora un set totalmente avulso dalla vita di Guido? Nessuno può dirlo, soprattutto Guido.
Ad ogni modo, i due iniziano a incamminarsi per le vie di quel set, passeggiando nei luoghi in cui si sono svolti incontri, dialoghi, magari anche baci appassionati… e dove ora tutto è vuoto. Il vuoto. Lo stesso che pervade Guido. Uno sconfortante e deprimente vuoto senza fine.
Lei, più giovane e forse anche un po’ più ingenua, si siede ai piedi di una casupola e osserva la silhouette di quell’uomo malinconico che continua a camminare.
Lui cerca di raccontarle la trama di quella storia che desidera così ardentemente narrare: la storia di un uomo triste e solo, che si allontana da tutti perché qualcosa gli sta corrodendo l’anima.
«Ma un uomo così, che non vuol bene a nessuno, non fa mica tanta pena», asserisce Claudia. Il problema, per Guido, è che ciò che lei ha detto è la verità. L’unica possibilità di salvezza, per un personaggio del genere, è una ragazza giovane e antica, bambina e già donna, dai capelli lunghi e dal vestito bianco. È lei che, secondo Guido, potrà risollevare le sorti di questo personaggio miserevole.
Ma non è così. Quest’angelo salvatore è pressoché inutile se prima non sarà il personaggio solitario a cambiare, perché il problema è dentro di lui, perché lui non sa voler bene.

Claudia in 8½ di Federico Fellini (1963)
Guido cerca di trovare una risposta più «codarda» per aggirare questa semplice verità, una risposta che chiami in causa altre sfere emotive, come l’annichilimento e la malinconia. «Perché non ci crede più», ipotizza lui.
Claudia: «Perché non sa voler bene».
Guido: «Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo».
Claudia: «Perché non sa voler bene».
Lei ha ragione, naturalmente. Questa scena, quella della salvezza e della redenzione del personaggio, non esiste nel film di Guido. Anzi, non esiste nemmeno il film. Al contrario, è presente nel film di Fellini, quello che stiamo vedendo e che si appresta a una conclusione più gioiosa che mai.
Guido ammette tutto. Lui non sa voler bene. Ed è proprio la mancanza del sentimento più puro nella sua vita ad aver generato quella frustrante confusione che albergava nella sua mente. Ed è stata lei, Claudia, ad aprirgli gli occhi: gli occhi di chi, come Guido e come Fellini, svolge una professione che con la vista ha molto a che fare. È stata lei, con la sua purezza e la sua innocente ingenuità, a far trovare la luce a quell’artista malinconico che passeggiava in un set abbandonato. Il cambiamento è possibile, adesso che si è giunti alla conoscenza del problema.
Vita e cinema si uniscono in un unico, grande ballo; nessuno sa più dove finisca l’una e cominci l’altro… e forse è meglio così. Le riprese del film sono sul punto di cominciare… la vita stessa è sul punto di cominciare.




