Sul significato di The Dreamers – Fuori la Vita, dentro l’Arte

Gabriele Marzo

24.03.2020

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Vivere come se fossimo in un’opera d’arte. Costruire una vita fondata sull’arte.

Questo è lo scenario immaginato dai tre protagonisti di uno dei film più acclamati e, al contempo, controversi di Bernardo Bertolucci, The Dreamers (2003). Tre sognatori innamorati della cultura, testimoni della sua bellezza, estraniati dalla Storia e dimentichi del suo inesorabile procedere al di fuori delle mura domestiche, in un Sessantotto che rimane sullo sfondo, quasi immobile, a fare da cornice a questo capolavoro.

Matthew, studente americano e grande appassionato di cinema, si trasferisce a Parigi per imparare la lingua. Durante una protesta alla Cinémathèque française, conosce i gemelli Isabelle e Théo, che lo invitano a trascorrere del tempo nella loro abitazione mentre i genitori sono fuori città per lavoro. Il legame fisico e mentale che si instaura tra i tre è fortemente ambiguo, sospeso tra realtà e finzione. Uniti dalla passione per l’arte e il cinema, e abbandonandosi a riflessioni astratte, intraprendono un percorso di iniziazione all’erotismo e alla sessualità, che sfocia in un ménage à trois trasgressivo e segnato da una perturbabile dimensione incestuosa.

The Dreamers

Isabelle, Theo e Matthew in The Dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci (2003)

Sul significato di The Dreamers – Navigare per mare, lasciando il mondo lontano

Insomma, fuori la Storia, dentro la finzione; fuori la realtà, dentro l’immaginazione; fuori la vita, dentro l’arte. Che affascinante binomio, quello tra arte e vita! Un binomio che il cinema, per sua stessa natura, già incarna, configurandosi come una dimensione artistica alternativa alla realtà effettuale. Bertolucci, tuttavia, si spinge oltre, esplorando questa dicotomia da una prospettiva profondamente interiore. Gran parte del film si svolge all’interno dell’appartamento, uno spazio che diventa il rifugio dei protagonisti dal mondo esterno e il simbolo della loro fuga dalla realtà: una dimensione sospesa, apparentemente sottratta al tempo e alla Storia.

Guardando il film, è come se ci dimenticassimo della Storia stessa. Le contestazioni del Sessantotto parigino rimangono sullo sfondo e penetrano nell’universo dei protagonisti soprattutto attraverso il metacinema e l’ideale di amore libero che ne attraversa le esperienze.

Matthew: «Non uscivamo quasi più di casa ormai. Non sapevamo né volevamo sapere se fosse giorno o notte. Era come se stessimo andando per mare, lasciando il mondo lontano, dietro di noi».

The Dreamers

Isabelle in The Dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci (2003)

Matthew, Isabelle e Théo si allontanano simbolicamente da Parigi, rinchiudendosi in una dimensione intima, fatta di cultur, desiderio e passione. L’arte, privata di una funzione sociale immediata, diventa il centro di questo mondo alternativo, modellato secondo l’esempio dei più grandi protagonisti della letteratura francese, su tutti Gustave Flaubert.

La sua Madame Bovary incarna emblematicamente il tentativo di evadere dalla realtà attraverso la finzione letteraria. Emma, lettrice vorace e insoddisfatta della propria esistenza, trascorre la vita inseguendo un ideale romantico plasmato dai libri, sognando un amore assoluto e passionale. Prigioniera di un immaginario alimentato dalle letture, finisce per misurare la realtà sulla base di modelli letterari irraggiungibili, cercando nell’esistenza ciò che appartiene soltanto alla dimensione del sogno.

Sul significato di The Dreamers – Aprire le porte alla realtà

Ma lo scenario che i protagonisti di The Dreamers cercano di costruire è illusorio: come la stessa Emma Bovary ci dimostra attraverso il suicidio finale, quasi una punizione per aver tentato di plasmare la realtà attraverso l’immaginazione, non si può evadere dalla Storia. Non si può contemplarla da lontano, annullando ogni volontà di intervento e concentrandosi esclusivamente sulla propria individualità.

Alla fine del film, i tre giovani vengono risvegliati dai moti studenteschi del Maggio francese. Matthew è turbato e vorrebbe dare un senso alla propria vita, segnata dall’esperienza vissuta con i due fratelli, mentre Isabelle e Théo intendono unirsi alla rivolta. L’americano è deluso, perché ormai la violenza proveniente dall’esterno è entrata anche nel loro nido e ha intaccato l’equilibrio che i tre, da bravi sognatori, avevano costruito.

The Dreamers

Isabelle, Theo e Matthew in The Dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci (2003)

Lo stesso ambiguo triangolo amoroso che unisce i tre personaggi continua a reggere finché rimane distaccato dalla Storia, confinato in quelle quattro mura incantate in cui tutto è possibile perché l’immaginazione è protagonista. Non si può essere nel mondo senza essere del mondo, né immaginare una vita isolata che non entri in contatto con ciò che esiste al di fuori.

Sul significato di The Dreamers – La fine del sogno

Ci sono momenti in cui ciascuno di noi vorrebbe sentirsi estraneo a tutto, chiudendosi nel disincanto della bellezza della propria realtà immaginativa.

Purtroppo, però, non possiamo sognare per sempre. Isabelle, Matthew e Théo, incuranti del mondo esterno, vivono un sogno senza tempo e senza spazio: la cultura, l’arte e il sesso sono che ne scandiscono il ritmo. Ma sognare, in senso lato, significa anche illudersi. E così Bertolucci ci ricorda che, al di là della porta, c’è un Sessantotto che esplode nella sua vivacità, una Parigi coinvolta nella lotta sociopolitica e una realtà che inevitabilmente deve raggiungere anche chi è impegnato a sognare.

La Storia fa parte di noi e noi facciamo parte della Storia. Quanto ci piacerebbe vivere nella finzione, in una dimensione creata dalla nostra mente e dai nostri istinti? Quanto ci piacerebbe gettare nel dimenticatoio la vita reale, violenta e tediosa, con le sue ingiustizie e i suoi inganni, e fuggire nell’immaginazione per estraniarci dalla noia del quotidiano?

The Dreamers: metafora della fine della verde età

Siamo, però, sempre richiamati dal mondo, che bussa alla porta e ci ricorda di avere bisogno di noi. Come quel giorno della nostra vita in cui ci svegliamo e ci rendiamo conto che dobbiamo necessariamente uscire dalla bolla in cui abbiamo vissuto ed essere per anni ed essere parte e protagonisti di qualcosa; che il sogno di un’eterna e spensierata giovinezza è finito e che è ora di intervenire.

Perché forse il maestro Bertolucci voleva parlarci proprio di questo: della gioventù sognatrice e amante dei sensi, che vive di desideri plasmati nella propria mente e che, a un certo punto, devono essere portati all’esterno, mostrati, realizzati. Il regista diviene dunque portavoce di quel topos ricorrente sin dai primordi della letteratura, secondo il quale la giovinezza è, in fondo, passeggera e per tutti arriva un momento in cui è necessario farsi avanti in quell’universo, a tratti anche spiacevole, che è la vita reale.

Perché è bello sognare, ma non è giusto vivere di illusioni.

Finzione e Storia, arte e vita, realtà e immaginazione. Le une dentro le altre. Perché evadere non ci è concesso.

Padre: «Prima di poter cambiare il mondo, devi renderti conto che tu, tu stesso fai parte del mondo. Non puoi restartene fuori a guardare dentro».

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