Avvertenze: seguono spoiler sulla saga Saint Seiya e Saint Seiya: The Lost Canvas. I nomi dei personaggi non seguiranno il doppiaggio storico bensì quello giapponese. Per quanto lo si desideri, i personaggi non sono reali.
I cavalieri dello zodiaco è un anime arrivato in Italia alla fine del 1990, ma che vede la luce come manga, diviso in ventotto volumi, già nel 1985. Dalla penna di Masami Kuramada, Saint Seiya (titolo originale), segue la storia di Seiya (Pegasus, nella traduzione italiana) nel suo percorso per diventare cavaliere al servizio della Dea Atena. Insieme a lui, parallelamente, si seguono le avventure dei suoi quattro compagni di squadra: Hyoga, Shun, Ikki e Shiryu (in traduzione Crystal, Andromeda, Phoenix e Sirio).
L’ambientazione è la Grecia classica delle divinità dell’Olimpo.
Tra rocce e templi si snodano le avventure dei protagonisti che, con il titolo di “Cavalieri di bronzo” (e il soprannome adorabile di “bronzini”), si lanciano in combattimenti e guerre divine. Primo obiettivo è spodestare l’attuale Grande Sacerdote e colei che si proclama Atena, in favore di Saori Kido, ragazza loro amica che racchiude in sé il vero cosmo della Dea.

Saint Seiya: la saga delle dodici case
La serie è suddivisa in varie saghe. La più amata è sicuramente quella della scalata alle dodici case. Dopo i primi allenamenti e combattimenti contro nemici minori, si arriva al nemico principale: la classica logica dello scontro contro il boss dopo tanti livelli di preparazione.
Al Grande Tempio, dimora della divinità, si è insediato un Gran Sacerdote fasullo che proclama di aver risvegliato la vera Dea Atena. La verità è che la divinità ha scelto come corpo per la reincarnazione quello di una giovane ereditiera amica dei bronzini, Saori Kido. A loro dunque il compito di scortarla fino alla tredicesima casa per dimostrare il suo vero cosmo.

Ma la scalata è lunga e potenzialmente mortale. Dodici uomini tra i più coraggiosi, fedeli e forti guerrieri di tutto il mondo sono a guardia dei dodici templi, ognuno a guardia di una casa corrispondente a uno dei dodici segni principali dello zodiaco. Ognuno di loro indossa un’armatura dorata, corrispondente alla propria costellazione.
Qualunque bambino si avvicini alla saga di Saint Seiya si prepara inconsciamente a firmare un muto contratto e a rispettare devotamente quanto scritto: il firmatario dovrà sempre supportare solo ed esclusivamente il cavaliere d’oro del proprio segno zodiacale. Ora, se anche voi come me, avete trepidamente atteso la settima casa, saprete perfettamente il momento difficile che abbiamo dovuto affrontare.
Un cavaliere d’oro preferito si deve obbligatoriamente scegliere usando specifici parametri: forza, bellezza, purezza d’animo e altre qualità elencate nell’articolo tre (e rispettivi commi).
Il dramma della scelta del cavaliere d’oro preferito
Per quanto mi riguarda, alla veneranda età di dodici anni, avevo già deciso per chi il mio cosmo avrebbe bruciato ardentemente: eternamente fedele a quegli occhioni blu che si tuffavano nell’oceano ghiacciato dei fiordi solo per lasciare una rosa alla madre defunta e piangere… oh, Hyoga!
Riguardo al cavaliere d’oro, trovare un sostituito a Dohko di Libra è stato anche piuttosto facile, chi se non Camus di Aquarius, maestro di Hyoga. Individuare invece il preferito tra tutti i cavalieri d’oro è un’analisi ancora in corso. «Ma come?» direte voi «non riesci a decidere tra dodici?»
Ingenui, se fossero solo dodici non ci sarebbe alcun problema. Sono ben sessantadue (o poco più). Ma potete tirare un respiro di sollievo, non parlerò di tutti loro. Eh sì, perché questo articolo altro non è che la trascrizione dei pensieri che affollano la mia testa ogni volta che mi chiedo quale sia il mio preferito in assoluto.
Ma sarà anche utile a farvi conoscere queste perla, un po’ impolverata negli ultimi anni. E per quanto io sia amante della serie classica (senza di questa infatti non avrei minimamente conosciuto la saga), la vera scintilla è scattata (anzi riscattata) con Saint Seiya Lost Canvas.
Saint Seiya Lost Canvas – il mito di Ade

Nel 2014 il canale YouTube di Yamato Animation decide di trasmettere l’intera serie formata da due stagioni: un piccolo capolavoro nuovo di zecca che riporta alla luce i temi, i valori e le armature splendenti della saga originale di Saint Seiya in una grafica moderna e fresca. Nonostante la saga sia un prequel non canonico (ovvero non in linea con la saga originale) i personaggi sono diventati subito tra i più amati.
La trama segue le vicende dei predecessori di Seiya e compagnia in quella che è stata la prima guerra sacra contro il signore degli Inferi. Come protagonisti vediamo il precedente cavaliere di Pegasus, Tenma, allievo di Dohko di Libra, e i suoi due compagni Yato di Unicorn e Yuzuriha di Crane.
Unico difetto di quest’opera è il non essere un anime concluso. Ciò ha portato inevitabilmente alla lettura del manga per poi scoprire che da poco, nel 2016, si era conclusa la pubblicazione della serie spin-off sui cavalieri d’oro di quest’epoca (Saint Seiya – The Lost Canvas – il mito di Ade – Extra).
Kurumada e Teshirogi ci hanno dato tutto quello che abbiamo sempre desiderato sui cavalieri d’oro della saga originale: dei capitoli interamente dedicati a loro. Sedici volumi in cui le vite dei singoli cavalieri, che prima di diventarlo, ricordiamolo, erano semplici ragazzi, vengono descritte a tal punto da farci amare anche il più antipatico tra tutti (e intendo ovviamente il freddo Capricorn di turno).
Ogni articolo tratterà di uno dei cavalieri (non in ordine di casa). Ma non perdiamoci in altre chiacchiere e iniziamo da colui sul quale non avrei mai scommesso se non in un concorso di bellezza: Albafica di Pisces.
Saint Seiya Lost Canvas: Il cavaliere dei Pesci
Non mi sono personalmente mai appassionata al cavaliere dei Pesci, la mia missione era trovare il più forte, e vedere un tipo che lancia rose non mi aveva mai emozionato più di tanto. Credo anche che la sua bellezza mi avesse un po’ confusa e che ignorassi i suoi combattimenti che, per lo più, consistevano in scontri con Andromeda (per cui non nutro grande interesse).
Bene, mi rimangio tutto. Non c’è niente (almeno per ora) di così straziante come la vita di Albafica e dei cavalieri dei Pesci in generale. La solitudine e il sacrificio trovano compita incarnazione nel dispiegarsi delle loro vite.

Maledetti fin da bambini ad avere nel loro sangue del veleno, per non far del male a chi gli sta accanto, scelgono spontaneamente la solitudine, ragion per cui la loro casa è l’ultima prima delle stanze del Gran Sacerdote, circondata da un giardino di rose rosse letali.
Albafica è uno dei primi cavalieri d’oro che ci viene presentato nel manga, durante il primo attacco delle truppe infernali. Lo vediamo combattere contro Minos, uno dei generali dell’Inferno. Nonostante le rose dei Pesci abbiano combattuto alla pari con i fili della marionetta, lo scontro vede perire entrambi.
Ma allora perché affezionarsi a lui? Analizziamo l’extra
Di ritorno da una missione, essendo Aries la prima casa dello zodiaco che si incontra per salire alle Stanze del Gran Sacerdote, Albafica entra, ferito, chiedendo al custode il permesso di passare. Istintivamente Shion si avvicina al compagno cercando di aiutarlo ma ecco che il cavaliere si scansa violentemente evitando il suo tocco. Nessuno lo deve toccare, nonostante le sue ferite, non vuole che gli si avvicini nessuno, non tanto per se stesso quanto per paura di fare del male a chi vuole bene.
Passa poco tempo e, andato in missione per conto del Grande Tempio, Albafica si imbatte in un curatore, Luko, fratello del maestro defunto, corrotto dalla forza di una stella malefica, che gli promette di trovare un rimedio al suo veleno mortale. Narcotizzato, il giovane ripercorre i ricordi legati al maestro Rugonis, di come sia stato trovato, appena nato, «che piangev(a) in questo giardino avvelenato forte di una natura che spinse quelle rose letali ad amarti, senza ucciderti» dice il maestro «sei stato per me come un figlio, un dono degli dei dopo una vita trascorsa in solitudine».
Crescendolo, Rugonis propone al giovane di effettuare il rituale del legame scarlatto che consiste nello scambiarsi il sangue, goccia a goccia, finché il sangue di uno non circolerà nel corpo dell’altro.
Quello che Albafica non sa è che, ottenendo un più alto tasso di tossicità e quindi una maggiore resistenza al veleno, il suo sangue finirà per uccidere il proprio maestro, l’unica persona che gli sia mai stata vicina. Diventa allora quasi naturale che allontani tutti coloro che ami per proteggerli.

Una vita di proibizioni
La vita dei cavalieri dei Pesci è una vita di proibizioni, autocensure e devozione. Nessuno gli vieta di toccare gli altri, di farsi abbracciare, curare, amare: sono loro stessi i primi a non farlo. E ne abbiamo un ulteriore prova nei volumi del Lost Canvas, dove viene introdotta una “relazione” (da intendere come si vuole) tra Albafica e una ragazza del villaggio, Agasha. Durante il combattimento contro Minos Agasha è presente, insieme a Shion, a fianco del cavaliere dei Pesci.
Dopo avergli dimostrato più volte il suo affetto nel corso degli anni ed essersi presa una violenta cotta per lui, decide (oh, che caso) di dichiararsi proprio durante la lotta con Minos. Tragica è la fine che spetta all’eroe che perisce salvando la ragazza e l’Ariete. Strappalacrime è la striscia finale in cui Shion prende in braccio il cadavere di Albafica per ricondurlo al Grande Tempio, in quell’unico ed estremo contatto umano dedicato al cavaliere dei Pesci.
Albafica, Rugonis prima di lui, e Aphrodite dopo, hanno sempre combattuto per difendere quel legame invisibile «che pur nella solitudine, silenziosamente permane. E se questo non è umano, allora cosa lo è?».
Che ne pensate? Vi piace il cavaliere dei Pesci? È lui il vostro fortunato ‘preferito’? Lasciate un commento. Se invece il vostro paladino deve ancora arrivare, non temete e leggete i prossimi articoli.




