Madame Rosa e Momò – Le figure di Edoardo Ponti

Silvia Ballini

Dicembre 5, 2020

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Primo lungometraggio del regista Edoardo Ponti, che esordisce con La vita davanti a sé, adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Romain Gary del 1975.
Il regista non lo ambienta in Francia, ma a Bari, e senza alcun tipo di imbellettatura ci trasporta nella vicenda di Momò e Madame Rosa, un orfano e una ex prostituta.
A Madame Rosa, che in vecchiaia ha deciso di prendersi cura dei figli delle prostitute, sarà affidato un turbolento orfano in cerca di amore, che comprenderà e troverà tra le braccia della severa e cruda Madame Rosa.

Sarà l’avvicendarsi di vite graffiate, lo scontro tra gli ultimi della periferia di Bari, o forse la voce narrante di un bambino, ma tutto sembra delinearsi con il neorealismo tipico italiano.
Ponti riporta la realtà commuovendo lo spettatore, e ciò non sarebbe stato tale senza l’interpretazione di Sophia Loren nel ruolo di Madame Rosa, la donna che si prende cura dei bambini a cui manca il sostegno materno.
La madre degli italiani, la madre che sul grande schermo ha lottato sempre contro le ingiustizie subite dai figli, e da lei stessa.

La madre sinuosa e responsabile, una madre concreta che ha fatto sognare e commuovere l’Italia intera.

Scena memorabile de La ciociara, 1960

Questa volta non è sua figlia biologica vittima di violenza, ma sono bambini in cerca d’aiuto come Momò.
Inutile affermare che la grandezza attoriale della Loren occupa lo spazio centrale della pellicola, e il suo ritorno, dopo dieci lunghi anni, è stato solo una riconferma di ciò che è sempre stata in grado di fare: emozionare. Una Loren che cammina a fatica per le scale della sua fatiscente palazzina, ma che non fatica a suscitare commoventi reminiscenze. 

La guerra non è centrale come in La Ciociara, film di Vittoria de Sica del 1960, nel quale Loren, come detto, interpretava sempre il ruolo della madre, ma non rimane in alcun modo marginale.
Non è il 1943, non siamo a Roma nel pieno della Seconda guerra mondiale, ma la guerra come elemento fortemente catalizzante torna nuovamente: Madame Rosa, infatti, è una ex deportata di un campo di concentramento, e anche se non vi sono i rumori dei bombardamenti, sono altri suoni a comparire.

I rumori della sofferenza di Auschwitz, i rumori rimasti nella testa dei reduci dalla guerra, forse più disturbante nel futuro che nel passato, quando rimane solo una medaglia impolverata e qualche negazionista di troppo.
Madame Rosa non ha più bisogno di nascondersi da nessuno, ma sente comunque la necessità di un rifugio dove mantenere i suoi ricordi prima dell’olocausto, che la sua demenza senile minaccia ogni giorno.

Nello stesso rifugio nascerà una grande affinità tra l’ex prostituta e il piccolo Momò, nata dalla condivisione di una vita difficile combattuta a denti stretti.

Sophia Loren nei panni di Madame Rosa

Il regista è stato attaccato per non essere Vittorio de Sica: al paragone con il regista neorealista, richiamato dalla presenza della Loren come protagonista (oltre che dalla scelta del soggetto), esiste una sola e univoca risposta, che prescinde dalla carriera dei due registi: no, non è Vittorio de Sica, semplicemente perché è Edoardo Ponti.

Non è un regista del neorealismo, è un regista contemporaneo che ha saputo ben realizzare una pellicola, coadiuvato da notevoli spunti tecnici: Ponti sceglie colori caldi che avvolgono una notevole fotografia, scandita in un ritmo equilibrato e scorrevole.

La naturalezza di Sophia Loren non offusca il sorriso magnetico di Ibrahima Gueye, l’attore che interpreta Momò.
Un non-bambino consapevole di ciò che lo circonda, che ogni giorno si pone in contrasto con quello che gli è stato offerto da una natura maligna che deve imparare ad accettare.
Così reagirà all’allontanamento da Madame Rosa a causa del peggioramento della sua salute:

Momò: «Non è vero che la natura le cose le fa bene, la natura fa quello che le capita. A volte sono i fiori, gli animali, e altre volte una vecchia in ospedale che non lasciano più uscire».

Non è lontano da quello che affermava un grande poeta, definito pessimista, ma forse il più grande dei sognatori.

«Mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c’insidi ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti».

(Giacomo Leopardi, “Dialogo della Natura e di un Islandese”)

Momò accetta la vita davanti a sé, e nonostante i suoi “se”, anche a noi non resta che accettarla.

madame rosa

Madame Rosa e Momò

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