His House – L’horror e le disparità sociali post Jordan Peele

Gianluca D'Alessandro

Dicembre 6, 2020

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«This is our Home» .

Queste sono le parole che più segnano la visione dell’opera prima di Remi Weekes, cineasta britannico che sembra seguire la traccia fortissima di Jordan Peele. Se quest’ultimo fino ad adesso ha raccontato storie di black people borghesi, il racconto di His House ha invece come protagonista una coppia di rifugiati. Pur essendoci questa differenza sociale molto importante, il percorso dei personaggi non si limiterà a raccontare la difficile integrazione, ma molto altro.

Così come il cinema di Jordan Peele, anche His House sceglie la formula dell’horror – politico. Il cinema è sempre politica, ma in questa nuova fase iniziata con Get Out, questo genere sembra essersi fatto portavoce di un discorso sulle discriminazioni e il ruolo dei black people all’interno della società odierna. Da Noi a Candy Man nei cinema, a Lovecraft Country in televisione è sempre più importante la presenza di Jordan Peele all’interno dell’industria audiovisiva.

Anche non avendo investito direttamente su His House di Remi Weekes, è difficile non vedere il merito di un autore come Peele, nell’aver saputo rimettere in primo piano le disparità sociali. L’horror attualmente è il sentiero intrapreso e His House – tra fantasmi, stregoni e visioni sovrannaturali – rientra di diritto in questo modello.

 His House: Trama e punti di vista opposti

Bol e Rial sono due rifugiati dalla guerra nel sud del Sudan. Dopo il viaggio in mare e la perdita della loro figlia nel tragitto, risiedono in una città inglese in attesa di conoscere il proprio destino. Chiamati dai funzionari che gestiscono i rilasci dalla detenzione, i due coniugi si trovano a discutere del loro trasferimento in una casa.
Questo incontro è un’importante lezione di cinema, dove la gestione degli spazi occupa un ruolo cruciale nel comunicare due mondi distanti che si relazionano.

His House

Bol e Rial sono desiderosi di lasciarsi alle spalle il passato e vivere in una nuova nazione che li sappia accogliere con il rispetto che meritano, specie come profughi di guerra.
Il desiderio di questi burocrati è di finire quanto prima il colloquio, condividono con la coppia i dettagli del trasferimento e nient’altro. Last but not least, l’obiettivo di Bol e Rial è quello d’integrarsi, di possedere una casa e un luogo dove appartenere. L’obiettivo dei funzionari è di comunicare il trasferimento, successivamente avranno un altro “problema da risolvere”, un’altra coppia forse.

His House: La casa e i corpi dei protagonisti

La casa in cui sono trasferiti è fatiscente: la luce non funziona, il gas in cucina neanche e la tappezzeria delle pareti è completamente sfatta. Così come la casa è cadente all’interno, così allo stesso modo i corpi di questi rifugiati non sembrano avere particolari problemi. Nelle pareti tuttavia si nasconde qualcosa di sinistro esattamente come nell’animo dei protagonisti, dove si annidano i fantasmi del passato da cui non riescono a separarsi.

La dimora e i corpi di Bol e Rial diventano un’unica dimensione, difatti anche il finale conduce esattamente verso questa direzione, poiché la casa è più presentabile, ma nasconde ancora tantissimi problemi. Bol e Rial sono anche loro in questa condizione di sopravvivenza, meglio presentabili, ma con traumi difficilmente superabili. Dall’elaborazione di un lutto, dalla casa specchio della coppia alla discriminazione. Dall’intimo all’esterno, a qualcosa dall’ampio respiro.

L’integrazione è mostrata per quello che effettivamente è: un processo davvero arduo per diversi motivi. Uno legato indubbiamente alla fortissima componente classista inglese che attraverso il modo di vestire e specialmente di parlare, giudica chiunque. Rial difatti sarà vessata da un gruppo di ragazzi per il suo vestiario estraneo alla cultura inglese e per la sua pronuncia.

His House

Qui Weekes è molto acuto nel scegliere come vessatori non bianchi, ma dei ragazzi dello stesso colore della pelle di Rial. Spesso si sottovaluta e si pensa che il problema discriminante provenga solo dal colore della pelle. Assolutamente no. Proviene soprattutto da una differenza sociale e di ricchezza, quei ragazzi si sentono superiori a Rial perché sono borghesi mentre lei è una solo una rifugiata con quasi zero diritti e nessun privilegio.

His House: Conclusioni

Le sequenze oniriche che si affiancano a quelle concrete sono davvero ben fatte e offrono delle suggestioni visive notevoli, tuttavia è sempre più interessante il rapporto della coppia con un interlocutore. Non importa quale sia. Lì c’è un cinema davvero solido che potrà solo migliorare in futuro. Invece la componente horror che trova nello stregone un avversario sanguinario che non tollera il perdono, è molto convincente e s’integra bene nel discorso complessivo. Quest’ultimo racconta di una coppia alla quale non è concesso l’errore o l’istinto primordiale di salvarsi.

Quel finale, quelle parole inclusive iniziali  non accolgono solo una coppia di rifugiati. Accolgono una cultura che desidera rapportarsi con un’altra e vivere nel rispetto reciproco.

Leggi anche: Aster, Eggers, Peele e la rinascita del cinema horror

 

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