Mariano e Mourinho – Dialogo immaginario su(l) Conte

Edoardo Wasescha

Dicembre 10, 2020

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Sono appena scoccate le nove del mattino seguente di un mercoledì nero come il peccato. Al tavolo dei ricordi, gustano l’aroma di un caffè, amaro tanto quanto il destino dei tifosi interisti, Mariano Giusti e Padre José Mourinho. Il carattere focoso del secondo è un tantino smussato al fine di dar risalto a quello del primo. Insomma, a quel tavolo, non c’è posto per la cattiveria agonistica di entrambi.

Al dolce sapore dei ricordi si contrappone il gusto agro della nostalgia. Gli altri tavoli sono vuoti, come se le anime dei dannati avessero paura di sedersi su quelle anguste sedie. D’altronde poi dovrebbero ordinare dall’emotivamente costoso menù della realtà e – si sa – non ci sono sconti per nessuno: ieri sera lo si è visto bene. Più facile, dunque, stringersi attorno a quell’unico tavolo dove ci si può sentire, almeno per un attimo, protetti da un’illusione condivisa, al riparo dagli strattoni della verità.

Inavvertitamente, la conversazione fra i due si fa più intima, come se si trattasse di una vera e propria confessione. Ma i peccati che ne seguiranno albergano, anch’essi sicuri oltremodo di loro stessi, nell’anima di qualcun altro. Sono così vividi da rendere quell’assenza una presenza asfissiante. A proteggerli da quei peccati, tuttavia, ci sarà la solita mazza da baseball.

Mariano Mourinho

Mariano Giusti

Mariano: «Padre, io mi sarei anche rotto il…posso dire cazzo?».

Mourinho: «Mariano, ma ti sembra il modo di iniziare una confessione?».

Mariano: «Ecco mi sono rotto il cazzo! Mi sono rotto il cazzo! Quando la scorsa stagione gli hanno offerto questo ruolo, mi hanno detto che ‘sto Conte era un personaggio positivo, sempre disposto a cambiare la propria idea di gioco, a fare autocritica, a prendersi le proprie responsabilità – pagate, fra l’altro, a peso d’oro: 12 milioni lordi l’anno. E poi è un motivatore, un vincente forgiato fra i vincenti, un professionista del mestiere. È un personaggio che cambia: vedrai che è gobbo, ma poi torna dritto con la schiena: ‘sto Conte si trasforma, ‘sto Conte è ‘na sinfonia, questo Conte questo. E invece ‘sto Conte stocazzo! Lo posso dire Padre? Stocazzo!».

Mourinho: «Allora sfogati figliolo, sfogati. Ne hai bisogno».

Mariano: «Questo è un personaggio negativo – soltanto negativo – che agli interisti trasmette un messaggio negativo, perché questo… questo Conte ammazza i gatti per fini personali, allaga le sale conferenze con i suoi pianti… perché questo Conte piange – piange e fa piangere. E poi c’ha questa fissazione per questo Gagliardini. Ma chi è Gagliardini? È fisicamente un giocatore, o no?».

Mourinho: «Marià, ascolta a me: nemmeno Gesù piaceva a tutti».

Mariano: «Ma la verità è che Conte non piace a nessuno. Ma, Padre, proprio lei lo dice? Ancora ricordo la Santa Trinità manifestatasi in quella calda estate del 2010, un miracolo che ha riempito di amore un’intera tifoseria – e magari di altrettanto odio qualche altra. Come può difendere un simile personaggio?».

Mourinho: «Chi è senza peccato, scagli… ehm scelga il piano B».

Mariano: «Porca troia, ma che è ‘sto piano B? Un altro pacchetto azionario? Ma poi questi piani mi sembrano tutti uguali: inclinati. E le nostre speranze a rotolare giù, fino agli inferi. E questo ha pure paura di vedersela rubata la via per l’inferno!».

Mourinho: «Vogliamo dire un Padre nostro per assolvere questa “povera” anima dai suoi peccati?».

Mariano: «Sì, Padre nostro fulminalo. Il mio cuore non può reggere ancora: sono mesi che assisto a questa guerra intestina fra lui e il povero Eriksen. Mi sembra che, fra i due, chi si sforza di fare il professionista sia sempre il mago danese, lo stesso che prima o poi verrà cacciato dalla Società – più prima che poi».

Mourinho: «È un talento purissimo, ma può essere difficile collocarlo in mezzo al campo, specialmente nel modulo di Conte».

Mariano: «Padre, mi perdoni, ma lei è riuscito a far giocare come terzino Eto’o, mentre questo assassino di sogni non riesce a far fare la mezz’ala a Eriksen, un ruolo che, come se non bastasse, ha ricoperto svariate volte nel Tottenham».

Mourinho: «Ma ci sarà pure qualcosa che ti piace di questo allenatore?!».

Mariano: «Se devo scegliere se farmi toccare dalla Gusberti o da Conte, allora sceglierò sempre le mani di quella scostumata della poliziotta, col doppio lavoro dopo le 20».

Mourinho: «Mariano adesso basta! Io assolvo completamente Conte dai suoi peccati».

Mariano: «Ma il Conte che interpretavo io, giusto? Alla fine ha solo ucciso, stuprato e compiuto atti incestuosi. Mica ha sgretolato la passione e il significato di essere interista».

Mourinho: «Ovviamente. Viva l’interismo e la libertà.».

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