Mulan – Farò di te un live action

Davide Capobianco

Gennaio 27, 2021

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Mulan (2020), la pellicola targata Disney diretta da Niki Caro, ha fatto un gran parlare di sé per tanti motivi, tra cui il suo mancato debutto al cinema e la distribuzione portata direttamente sulla piattaforma streaming Disney+.

Il film continua l’operazione nostalgica della Casa di Topolino, atta a riportare le sue glorie animate in chiave live action.

A livello di incassi la manovra ha riportato ottimi risultati, mentre non si può dire lo stesso per quel che concerne la qualità. Pellicole quali Dumbo, Aladdin o Il Re Leone sono pigre reminiscenze di quel che furono i classici Disney. Quelle storie resero i sogni realtà, mentre i live action hanno reso la realtà un sogno infranto.

Mulan del 2020, purtroppo, non fa eccezione: non è lontanamente paragonabile alla sua controparte animata.

Mulan, ovvero la storia di una donna alla ricerca del fiore perfetto, che lo riscopre dentro se stessa, il proprio cuore e la propria forza.

La sceneggiatura che vede Liu Yifei nei panni della protagonista poteva dare nuova linfa alla storia e, insieme, confezionare un ottimo film d’intrattenimento. Nel cast, infatti, figurano anche Jet Li e Donnie Yen, due dei più grandi attori artisti marziali: la pellicola avrebbe potuto omaggiare i cult sul Kung Fu e l’Oriente, offrire uno spettacolo di panorami e coreografie action spettacolari.

Invece, a parte delle scenografie alquanto suggestive, Mulan è un film che scorre affannosamente in due ore di vuoto e problematiche narrative. Le scene d’azione sono scarse e assai poco ispirate e non hanno minimamente il pathos del Mulan diretto da Tony Bancroft e Barry Cook, in cui i colori e la tensione rendevano anche il più semplice gesto una danza ammaliante.

La brillantezza della pellicola d’animazione risiedeva tanto nei colori e nei fondali quanto nell’animo dei personaggi. L’uso di sgargianti e variegate palette cromatiche determinavano l’umore dell’atmosfera, il pathos delle scene. Viceversa, gli sfondi in CGI del live action, per quanto evocativi, si rivelano piatti a lungo andare.

Tuttavia, i difetti della pellicola non si limitano al poco dinamismo: le scelte narrative che differiscono dalla controparte animata non sono solo poco efficaci, ma snaturano il senso e la poesia di una storia tra le più importanti di casa Disney.

Mulan del 1998 era un racconto al femminile sul coraggio, la determinazione, la vulnerabilità: le emozioni scorrevano come petali di fior di ciliegio su un fiume, la protagonista era un’eroina piena di sfaccettature, non aveva bisogno di salvatori, ma nemmeno voleva rimanere da sola. In quel turbinio di umanità fragile che era la giovane Hua Mulan sbocciava la donna che avrebbe salvato la Cina, veloce come è veloce il vento, potente come un vulcano attivo grazie a un intenso addestramento, a un incrollabile forza di volontà e un piccolo aiuto da parte di qualche amico e drago fidati.

Mulan, ovvero la storia di una donna alla ricerca del fiore perfetto, che lo riscopre dentro se stessa, il proprio cuore e la propria forza.

Molte cose sono state cambiate rispetto a quei tempi: regia e produzione  hanno optato per lo stravolgimento di alcuni dettagli in virtù della verosimiglianza e della coerenza storica. Una decisione concettualmente sensata, garante di spunti narrativi interessanti. Tuttavia, se cambiare gli Unni con i Mongoli poco incide sul racconto, diverso è alterare le caratteristiche della protagonista.

Nel live action, infatti, apprendiamo subito che Mulan alla nascita ha ricevuto una sorta di benedizione da una fenice. Questo evento ha fatto sì che in lei scorresse il chi (anche detto ki), un’energia interiore capace di donare straordinaria forza d’animo e fisica, secondo la leggenda.

Si riscontra in questo espediente una prima seria problematica: nella pellicola animata del ’98, Mulan diveniva capace di salvare il suo paese e rendere onore alla sua famiglia grazie alla sua determinazione e al suo allenamento. Nessun potere sovrannaturale conferiva a una donna la possibilità di dimostrare di non essere da meno degli uomini. Mulan è stata una delle prime vere principesse Disney indipendente; il suo live action ha snaturato questa sua essenza e poetica.

Inoltre, possedere questa potenza innaturale non è esattamente ciò che si direbbe “verosimiglianza”. A questo si aggiunga la drastica scelta di rimuovere Mushu dalla pellicola, sempre in virtù di un maggiore realismo. Eppure, come si accennava in precedenza, nel film c’è una fenice, un animale mitologico, frutto della fantasia.

Mulan, ovvero la storia di una donna alla ricerca del fiore perfetto, che lo riscopre dentro se stessa, il proprio cuore e la propria forza.

Nonostante l’incoerenza con alcune dichiarazioni, ciò che veramente dà peso a queste differenze è la loro inefficacia narrativa. La morale stupenda e incoraggiante del film viene demolita, qualsiasi intento di esaltare la femminilità della protagonista fallisce, laddove la pellicola d’animazione portava avanti un messaggio forte di emancipazione.

I live action della Disney, fino ad ora, non hanno ancora dimostrato di avere una ragion d’essere. Mulan aveva un gran potenziale, ma è stato decisamente sprecato.

Una regia pigra e una sceneggiatura che inutilmente si discosta dall’originale non possono rendere il film apprezzabile né a un pubblico di affezionati, né tantomeno a nuove generazioni. Anzi, queste ultime cos’avrebbero da imparare da una donna superiore unicamente per dei poteri e non per la sua volontà?

Nemmeno la componente action risulta abbastanza curata da intrattenere un’audience di piccola età: le due ore scorrono dense e prive di una qualsiasi profondità. La sola scena della tarda fioritura del bocciolo di ciliegio, quello che sarà il più bello di tutti, vale l’intera pellicola del 2020.

Mulan (1998) era la storia di una donna alla ricerca del fiore perfetto, solo per riscoprirlo dentro sé stessa, il proprio cuore e la propria forza.

Mulan (2020) è l’ombra pallida e smorta di quella scoperta, di quel risveglio, di quel drago di film d’animazione che fu il lungometraggio animato della Disney.

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