Snowpiercer – Un totalitarismo lungo un treno

Shosanna

08.02.2021

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Tutto inizia nel 1982, quando il fumettista francese Jacques Lob realizza la graphic novel Snowpiercer – Le Transperceneige (The Escape). Alla morte di Lob, la saga viene portata avanti da Jean-Marc Rochette, che realizza altri due volumi collegati al primo, oltre a una trilogia prequel, dalla quale è stato pubblicato soltanto il primo volume. Il secondo era atteso per l’agosto del 2020, mentre il terzo e ultimo volume della trilogia non ha ancora una data di uscita.

La Terra deve fare i conti con gravi problemi climatici: il surriscaldamento globale rischia di provocare l’annientamento del mondo conosciuto. Gli scienziati mettono a punto un sistema di raffreddamento così efficace da far precipitare l’intero pianeta in una nuova Era Glaciale. Fortunatamente, il Signor Wilford, un uomo lungimirante, ricchissimo e astuto, ha deciso di costruire un treno completamente autosufficiente, capace di circumnavigare il globo grazie a una tecnologia tanto avanzata da garantirgli un moto perpetuo.

Il biglietto ha un prezzo esorbitante e soltanto i più ricchi possono permettersi l’accesso alla salvezza. A bordo si instaura una società piramidale, con il signor Wilford al vertice: è lui a disporre della vita e della morte di chi abita il suo mondo in movimento. Seguono i più benestanti, fino ad arrivare agli ultimi vagoni, dove sono relegati gli appartenenti alle classi sociali più basse.

Una distopia orizzontale, sviluppata lungo i vagoni del treno, che si contrappone alla distopia verticale presentata nel film Il buco, ma che persegue lo stesso fine: l’uomo è un lupo tra i lupi e, quando viene spinto all’estremo, finisce per creare soluzioni altrettanto estreme.

Snowpiercer: il film

Le vicende della pellicola si svolgono nel 2031, diciassette anni dopo l’inizio del viaggio. La situazione che si presenta allo spettatore è quella degli abitanti degli ultimi vagoni, costretti a vivere da reietti, abbandonati a se stessi, ammassati in condizioni igienico-sanitarie precarie e con pochissimo cibo a disposizione. Fin dall’inizio, chi guarda è portato a empatizzare con questi abitanti malridotti: si prova immediatamente un senso di compassione e un desiderio di riscatto.

Snowpiercer

Snowpiercer di Bong Joon-ho (2013)

Ma ecco l’idea: una ribellione per risalire il treno. Sì, perché queste persone sono relegate nell’oscurità, senza sapere con precisione cosa si nasconda oltre il buio, al di là di una porta. Non sanno, proprio come lo spettatore, che oltre quella soglia si apre la strada verso il lusso e la ricchezza.

Inizia così l’avvincente impresa di Curtis, leader della rivolta. La risalita lungo il treno è un viaggio verso la luce esteriore e, al tempo stesso, verso il buio interiore di Curtis: più il lusso aumenta, più lui dubita di se stesso e della propria conversione al Bene.

Snowpiercer

Curtis in Snowpiercer di Bong Joon-ho (2013)

Al vertice del treno lo attende il signor Wilford, demiurgo di questo mondo e architetto degli eventi. A intervalli regolari, una parte della popolazione a bordo deve morire per evitare il sovrappopolamento, e Wilford stesso favorisce lo scoppio delle rivolte. Ora ha bisogno di un successore e vede proprio in Curtis la persona adatta. Eppure, qualcosa va storto: due strambi alleati di Curtis ribaltano la situazione, che precipita fino all’esplosione del treno. La pellicola si chiude con alcuni timidi segnali dell’arrivo del disgelo, mostrando l’improbabile sopravvivenza di due ex passeggeri: una ragazza e un bambino.

Un messaggio di speranza: un bambino e un apparente disgelo. Quel bambino, strappato dall’ultima carrozza per essere sfruttato proprio al vertice del potere, diventa l’immagine di una possibile rinascita.

Un successo a metà

Il film vede alla regia il superbo Bong Joon-ho, di cui ritroviamo molti tratti distintivi. Le atmosfere dei singoli vagoni del treno sono intrise di simbolismi e dettagli che trasmettono allo spettatore un senso di disagio (che ritroviamo pienamente in Parasite) e di inquietudine, perfettamente in linea con l’intento di denuncia sociale.

Tra i personaggi più amati della pellicola troviamo gli aiutanti di Curtis: Namgoong Minsu e sua figlia Yona, entrambi avvolti da un alone di mistero e da una carica simbolica tipici dei personaggi di Bong Joon-ho. Lo spettatore resta incollato allo schermo, rapito, in attesa che venga rivelato qualcosa in più su di loro, salvo poi rimanere deluso: questi due personaggi, tanto affascinanti, non vengono approfonditi fino alla fine e restano, per certi versi, incompiuti.

Snowpiercer

Snowpiercer di Bong Joon-ho (2013)

La direzione in cui il film intende muoversi non è del tutto chiara: non si tratta di un puro action movie americano, ma nemmeno di un film dai tratti esclusivamente orientali, intriso di inquietudine e spiritualità. Rimane così in una sorta di terra di mezzo. Sarebbe interessante vedere una trama così fortemente distopica spinta ancora più all’estremo dalle sensibilità orientale.

Tuttavia, il film funziona ed è alla portata di tutti. La distopia diventa così accettabile anche a chi non ama particolarmente il genere, mentre il messaggio arriva, seppur velatamente: la lotta sociale. Che cos’è lo Snowpiercer se non Il buco di Galder Gaztelu-Urrutia? Se non 1984 di Orwell? C’è un occhio che gioca a dadi con l’Uomo: quello che i cristiani identificano con l’occhio di Dio. Questo Dio, spesso, esiste davvero, ma assume molti nomi e molti volti: è il denaro, è il potere, è l’Occhio del Grande Fratello, è il Signor Wilford. La società si ribella, affronta sacrifici enormi e versa sangue, per poi scoprire di essere stata manipolata fin dall’inizio e che tutto quel sangue, in apparenza, è stato versato inutilmente.

Snowpiercer: la serie Netflix

Se Snowpiercer, il film, presenta alcuni problemi, offre comunque numerosi spunti significativi: la distopia, la società malata,  l’attenzione per gli ambienti, la scoperta graduale della struttura del treno e delle sue meraviglie, il tema del viaggio e molto altro. La serie, invece, non sembra essere niente di più di un crime.

La serie si colloca sette anni dopo l’inizio del viaggio e precede, dunque, gli eventi narrati nel film. Fin da subito viene presentata la lotta di classe, affrontata in maniera sbrigativa, senza giocare sull’alone di mistero che avvolge il treno. Lo spettatore scopre immediatamente chi sono i ricchi e chi i poveri: il degrado, la corruzione, le droghe e l’ipocrisia delle prime classi vengono mostrati fin dall’inizio. Tutto, dunque, è chiaro sin da subito.

Una cosa interessante, però c’è, ed è il personaggio di Melanie, che custodisce gelosamente il segreto sull’identità del signor Wilford. Melanie ha dovuto abbandonare sua figlia per salire sul treno: è una donna perfettamente al passo con i tempi, controllata, impeccabile , professionale. Eppure, tutto questo a quale prezzo? Melanie incarna l’essere umano che antepone l’ideale del Bene comune ai propri affetti, sacrificando la dimensione privata in nome di un obiettivo collettivo.

La serie si chiude con un colpo di scena geniale, capace di spingere anche chi non l’ha apprezzata particolarmente a guardare la seconda stagione, di cui sono già usciti i primi due episodi. La curiosità di tutti i fan del film riguarda proprio il modo in cui la serie riuscirà a concludersi, lasciando spazio agli eventi successivi raccontati nella graphic novel e nel film.

Snowpiercer – Una distopia nel ghiaccio

Da qualunque punto di vista la si approcci, la storia di Snowpiercer è la storia di una distopia totalitaria. Dai grandi autori come Orwell, con il celebre Nineteen Eighty-Four, fino a titoli come The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood, il fine ultimo resta lo stesso: la denuncia.

Snowpiercer

Snowpiercer di Bong Joon-ho (2013)

Lo scopo di autori, registi e artisti che si cimentano con questo genere è ricordare alla società che basta poco per ritrovarsi privati dei diritti umani e di molte delle libertà che oggi diamo per scontate. I racconti distopici possono sembrare lontani, ambientati in futuri indefiniti e in luoghi remoti, ma è davvero così? Sono davvero così lontani?

«Rara temporum felicitas, ubi sentire quae velis, et quae sentias dicere licet [rara è la felicità dei tempi in cui è lecito pensare ciò che vuoi, e dire ciò che pensi]».

(Tacito, Historiae)

Utopia e distopia

Tutte e tre le opere condividono una profonda riflessione sui regimi dittatoriali, schierandosi apertamente contro ogni forma di governo repressivo. In questo senso, Snowpiercer traduce cinematograficamente alcune idee marxiste, secondo cui la lotta di classe rappresenta il motore del cambiamento sociale, nella prospettiva di una ricerca dell’autentica giustizia sociale e dell’uguaglianza. Un ideale utopistico, quella marxiano, che trova una delle sue formulazioni più celebri nella Critica del programma di Gotha: «Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni».

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

(Costituzione della Repubblica italiana, Parte I, «Diritti e doveri dei cittadini», Titolo I, «Rapporti civili», art. 3, primo comma.)

Snowpiercer ripercorre, a grandi linee e intraprendendo una direzione autonoma, alcune tappe della critica marxiana al sistema economico capitalista. Ritroviamo, in parte, l’idea di una classe operaria sfruttata – gli abitanti degli ultimi vagoni – dalla borghesia – gli abitanti dei vagoni di testa -, seguita dalla rivoluzione proletaria, per poi scoprire che la rivoluzione stessa è controllata dai magnanti. Secondo il signor Wilford, la rivoluzione è l’unico mezzo per conservare proprio quelle diseguaglianze sociali che l’hanno generata. Diventa così non solo inutile, ma anche uno strumento attraverso il quale il ciclo che contrappone potenti e ricchi a poveri e operai può riprodursi all’infinito, sempre identico a se stesso. Wilford sembra infatti convinto che nessuna rivoluzione possa produrre un autentico cambiamento nell’animo umano e, di conseguenza, nella forma di governo.

Dunque diventa particolarmente interessante osservare come gli autori di Snowpiercer mettano in discussione l’idea marxista dello scontro tra una classe dominata e una classe dominante, rappresentandola come una possibile utopia irrealizzabile, che prende forma all’interno di un racconto distopico straordinariamente avvincente.

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