Kaworu Nagisa – Il significato dell’accettazione

Giuseppe Turchi

Marzo 2, 2021

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Pur comparendo alla fine della serie, il personaggio di Kaworu Nagisa è certamente uno dei più emblematici dell’universo di Neon Genesis Evangelion. Frutto della fusione del DNA umano con il progenitore ancestrale Adam, egli è sia colui che dovrebbe innescare il cataclisma dell’estinzione, sia l’unica persona che riesca a penetrare le barriere emotive del protagonista Shinji Ikari.

Nella sua ambiguità, Kaworu è una personalità ammaliante, a dir poco assertiva, che ama la bellezza e dona un senso di sicurezza. L’insieme di queste caratteristiche lo ha reso estremamente popolare tra gli/le otaku, laddove la critica lo ha descritto talvolta come una figura negativa per via dei segreti che cela.

Quel che è certo è che il suo personaggio rappresenta un tassello essenziale per la caratterizzazione e lo sviluppo psicologico del protagonista.

La figura di Kaworu Nagisa ci insegna come accogliere le persone che si sentono inadeguate e a spronarle verso la crescita interiore.

Kaworu ha l’anima del progenitore Adam e riesce a sincronizzarsi a piacimento con gli Eva.

Contrariamente a Kaworu, infatti, Shinji è un personaggio tendenzialmente odiato dal pubblico. Insicuro, lamentoso, arrendevole, il Third Children fatica a superare i propri limiti e si chiude di fronte alle persone che cercano di aiutarlo. Tutte tranne, appunto, Nagisa. Questo ci indica che la qualità della relazione intessuta tra i due ha qualcosa di speciale rispetto alle altre, ma cosa di preciso?

L’ideatore e regista Hideaki Anno ha saputo descrivere con eleganza, ma pure con una certa brutalità, la dimensione del rifiuto in cui Shinji è cresciuto.

La perdita della madre Yui e l’abbandono del padre Gendō incidono in lui la ferita dell’inadeguatezza e della deprivazione. Shinji avrebbe bisogno di un porto sicuro e lo perde. Avrebbe bisogno di qualcuno che gli rimandi una bella immagine di se stesso e nessuno lo fa. Da quel momento matura l’idea dell’altro come di un pericolo. Qualunque cosa faccia, lui verrà giudicato, respinto, mai del tutto soddisfatto. Di fronte a una simile minaccia, Shinji reagisce chiudendosi in sé: evitare il contatto con gli altri significa limitare le occasioni di dolore. Ma proprio tale contatto profondo è ciò che lui brama, anche se non riesce a chiederlo.

Si tratta di un paradosso che genera una spirale di dolore.

Come ogni adolescente di quattordici anni, Shinji ha bisogno di caratterizzare in modo positivo la propria identità. Tale caratterizzazione, però, non può non passare per i messaggi che gli altri gli mandano. In più ha forti pulsioni sessuali che vengono continuamente sollecitate senza mai trovare uno sfogo anche solo sublimato. Ecco allora che ricerca le lodi dell’odiatissimo padre e accetta di convivere con una donna procace. La dimensione del rifiuto, però, gli si ripresenta costantemente, impedendogli di trovare una vera pace, soprattutto con i personaggi femminili.

La figura di Kaworu Nagisa ci insegna come accogliere le persone che si sentono inadeguate e a spronarle verso la crescita interiore.

Il piccolo Shinji durante l’esperimento che causerà la scomparsa di sua madre Yui.

Misato Katsuragi, tutrice del ragazzo nonché suo colonnello, è la prima che prova a tessere un legame con Shinji.

Lei è estroversa, a tratti euforica e infantile, ma pare avere un’idea piuttosto chiara dei tormenti del Third Children. Per questo lo invita come coinquilino e prova a spronarlo con vivacità. Non si può certo dire che non sia empatica. Tuttavia anche lei ha i suoi tormenti e questi pongono una distanza che, nella mente di Shinji, rievoca il rifiuto.

Il primo elemento di distanza è certamente l’età. Misato ha un forte ascendente sugli adolescenti ma, per quanto si diverta a provocarli, è troppo grande. In più ha un nodo irrisolto con un altro uomo, Kagi, con cui ha condiviso attimi di estrema passione.

In secondo luogo, anche Misato odia il proprio padre e, attraverso la cura di Shinji, cerca di curare un po’ anche se stessa. Infine, Misato si odia a causa del proprio passato e quindi ha bisogno di sentirsi importante per qualcuno, di redimersi attraverso una buona azione. Shinji, in parte, ha una funzione strumentale per lei e questo lui lo percepisce. Come percepisce tutti quei rimproveri superficiali («Sii un uomo!», «Non devi fuggire!») che non possono spronarlo, perché il problema è più a fondo. È nel modo di interpretare il mondo. Misato lo sa, ma non riesce a toccare le corde giuste.

La figura di Kaworu Nagisa ci insegna come accogliere le persone che si sentono inadeguate e a spronarle verso la crescita interiore.

Misato invia una foto provocante a Shinji in vista del loro primo incontro.

Rei è la seconda figura femminile che interagisce con Shinji ponendo da subito un muro. La First è quasi totalmente vuota e non ha interesse nelle relazioni con gli altri. Di questo non ha colpa perché, essendo il clone di Yui, ha mancato tutte le fasi di attaccamento e deve recuperarle in corsa.

Rei non è padrona di se stessa, deve affrontare un’interiorità inesistente, quindi non può certo pensare agli altri. Il muro che pone è fatto di inespressività e indifferenza, a cui si aggiunge lo schiaffo tirato quando Shinji accusa Gendō di essere un insensibile manipolatore. Rei non ha problemi neppure a mostrare le proprie nudità, non le interessa, né capisce l’effetto che fa.

Shinji, che vorrebbe essere accettato da lei, è colui che in realtà la risveglia; che le insegnerà il significato di un sorriso empatico.

Ma non potrà mai essere accettato come partner perché, anche quando la ragazza comincerà a preoccuparsi per lui, lo farà sempre con la cura di una madre che s’immola. Questo, infatti, è scritto nel suo DNA. E sarà sempre questo a farla optare per il sacrificio estremo, il quale porrà l’insormontabile distanza della morte, la quale a sua volta rievocherà l’abbandono.

La terza figura, Asuka, sarebbe l’unica veramente accessibile per Shinji, nonché il suo specchio, perché anche lei è un porcospino che ferisce gli altri nel cercare calore. Solo che, a differenza del ragazzo, Asuka proietta all’esterno il suo senso d’inadeguatezza. Lo fa attraverso critiche feroci e atteggiamenti maneschi, ma anche attraverso le ossessive minacce verso chi è attratto dal suo corpo. Asuka vede maniaci anche dove non ci sono perché in realtà vorrebbe l’apprezzamento altrui.

La figura di Kaworu Nagisa ci insegna come accogliere le persone che si sentono inadeguate e a spronarle verso la crescita interiore.

Shinji riesce ad avvicinare Asuka solo nel sonno, ovvero quando il corpo e le parole di lei smettono di ferirlo. Si tratta di un comportamento altamente disfunzionale.

Shinji è veramente attratto da lei, ma non gli viene dato modo di esprimerlo.

A ogni tentativo di avvicinarsi, Asuka lo stronca col sarcasmo, sebbene anche lei provi attrazione per lui. Vorrebbe essere addirittura abbracciata. Solo che non lo dice mai. Non può permetterlo, perché Shinji le ha fatto un torto: è un pilota migliore pur non avendo una laurea; pur non essendosi “fatto il mazzo” come lei.

Nel mezzo di questi conflitti, Kaworu offre una possibilità insperata e inaspettata.

Il Fifth Children è accettazione totale. Accoglienza totale. Le spine del porcospino non possono colpirlo. Lui conosce i difetti di Shinji, ma non lo rimprovera mai. Anzi, glieli fa notare e lo sprona. Perché Shinji non ha bisogno di superare i propri limiti attraverso persone che lo facciano sentire inadeguato. Lui si sente già una nullità e non sa pensare diversamente. Non sa cosa significhi vivere in pace con se stessi, né può immaginarlo attraverso le urla altrui.

Kaworu non grida, ma lo prende per mano, lo ascolta con partecipazione. È il secondo porto sicuro che Shinji ha avuto dopo Yui.

Nelle sue parole accudenti Kaworu offre al protagonista la migliore versione di se stesso, un’immagine di valore e dignità svincolata dalle prestazioni come pilota. Per questo non ci sorprende quell’atmosfera omoerotica che si viene a creare tra i due, in quanto il processo d’innamoramento funziona proprio in questo modo. E Shinji ha bisogno di questo riconoscimento al pari dell’aria che respira.

Kaworu, differentemente dalle tre ragazze, non esprime turbe che possano creare distanza, a parte il segreto di fondo: quello di essere un angelo. Nella serie TV, lui deve ricongiungersi col corpo di Adam, tornare all’unità, il che lo rende un traditore. Una volta scoperto che il corpo nel Central Dogma è quello di Lilith, però, capisce di essere stato gabbato e che potrebbe scatenare una nuova estinzione. A quel punto, un po’ come fece Rei, s’immola per Shinji, lasciandosi uccidere da lui.

La figura di Kaworu Nagisa ci insegna come accogliere le persone che si sentono inadeguate e a spronarle verso la crescita interiore.

Kaworu è pronto a morire nella mano dell’Eva 01 di Shinji.

Nella serie cinematografica Rebuild il rapporto è ancora più intenso. Kaworu non ha doppi fini. Lui è lì per Shinji e spera di poterlo rendere felice sistemando i disastri passati. Da un lato lo mette di fronte alla responsabilità del Near Third Impact (ponendosi comunque con garbo e senza accuse); dall’altro gli insegna a creare bellezza suonando il piano e gli manifesta in modo inequivocabile il proprio affetto. Asuka non lo ha mai fatto. Misato (forse) sì, con l’ambiguo bacio in The End of Evangelion.

In entrambi gli universi, la morte di Kaworu non può che avere un effetto dirompente. Per la psiche fragile di Shinji è come togliere l’ossigeno che finalmente era cominciato ad arrivare. La possibilità di avere una guida, di crescere, di tirare fuori il meglio di sé svanisce in un attimo, catapultando il protagonista per l’ennesima volta nella dimensione dell’abbandono e della privazione. Solo che questo non è un abbandono come gli altri. Questa è la perdita della cura efficace, della guida che avrebbe reso il processo di crescita meno aspro. Insomma, del mentore che tutti avremmo voluto a un certo punto della nostra vita.

In definitiva, la figura di Kaworu Nagisa incarna in sé la possibilità di sopperire concretamente ad alcuni bisogni psicologici fondamentali. Egli è tuttavia un essere etereo, vicino alla perfezione e forse è questo il suo limite. Nella vita ordinaria non è affatto facile trovare persone con una tale propensione d’animo, poiché raggiungere la serenità necessaria per potersi dedicare agli altri costa molto sforzo. La norma, oggi, è quel conflitto che Anno descrive molto bene nella sua opera: quell’alzare barriere contro il terrore che l’altro possa guardarci dentro e rifiutarci.

La domanda, però, sorge spontanea: come sarebbe il mondo se fossimo tutti allenati a essere un po’ più come Kaworu?

Leggi anche: Neon Genesis Evangelion – Simboli, Significati, Teologia e Psicoanalisi

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