Alfred Hitchcock è unanimemente considerato uno dei registi più geniali della storia del cinema. Celebrato per capolavori come Notorious- l’amante perduta (1946), Vertigo (1958) e Psycho (1960), il regista inglese ha realizzato, nella sua lunga e proficua carriera, più di cinquanta pellicole. È dunque inevitabile che alcune di esse siano identificate con quelle che i critici chiamerebbero “opere minori”. In un certo senso, Caccia al ladro può rientrare nella categoria dei film minori di Hitchcock. Eppure, pare molto riduttivo affibbiare quest’etichetta ad un’opera sì semplice, ma particolarmente brillante e suggestiva.

John Robie (Cary Grant) è un sospettato della polizia
Girato nel 1954, Caccia al ladro segue la vicenda di John Robie (Cary Grant), un ex ladro di gioielli soprannominato “il gatto”, ritiratosi in Costa Azzurra per condurre una vita più tranquilla.
A turbare la sua quiete, una serie di furti di gioielli avvenuti sulla Riviera; essendo tutti compiuti con il suo stesso modus operandi, la polizia sospetta subito di lui. Innocente e deciso a incastrare il vero colpevole, entra in contatto con alcune delle persone più facoltose della Costa Azzurra, probabili bersagli del ladro. Tra queste, Robie conosce Jessie (Jessie Royce Landis) e Frances Stevens (Grace Kelly), madre e figlia proprietarie di gioielli. In particolare, l’uomo si invaghisce della bellissima e sofisticata Frances, ma “il gatto” è ostinato ad ostacolarlo. Riuscirà John Robie a provare la propria innocenza?
Basta anche solo leggere le prime righe della trama di Caccia al ladro per capire di trovarsi davanti una pellicola molto più lineare rispetto agli standard narrativi di Alfred Hitchcock. Lontano dalle ossessioni deliranti di Vertigo o dai brutali e contorti omicidi di Psycho, il regista porta sullo schermo una semplice storia di furti e scambi di persona.

John Robie (Cary Grant) conosce la bellissima Frances Stevens (Grace Kelly)
Certo, i temi cari al regista non mancano, come l’innocente accusato ingiustamente o il passato che tormenta l’iniziale quiete del protagonista. Temi che, se in alcuni film Hitchcock sceglie di affrontare in maniera drammatica, spesso tragica (si pensi a Rebecca, la prima moglie o Il delitto perfetto), qui vengono trattati con leggerezza, brio e una gran dose di humor. È infatti proprio lo humor, elemento onnipresente e imprescindibile nella filmografia hitchockiana, che in Caccia al ladro accompagna costantemente le vicende di John Robie, senza mai risultare fuori luogo o invadente.
Per lo stile vivace e spumeggiante, Caccia al ladro è stato efficacemente definito “lo champagne di Alfred Hitchcock”.
Un elegante thriller che non vede tanto il suo punto di forza nell’intreccio, ma nel modo in cui esso è portato sullo schermo. Da una parte certamente colpisce la sceneggiatura di John Michael Hayes, già autore dello script di La finestra sul cortile (1954), condita di dialoghi brillanti. Dall’altra però, protagonista assoluta di Caccia al ladro è senz’altro l’immagine.
La pellicola, in parte girata nel sud della Francia, sfrutta infatti l’immagine per creare un’atmosfera spensierata, come ci si trovasse in un locus amoenus di una favola moderna. Una favola in cui ogni avversità, anche la più drammatica, è compensata dal magnifico ambiente in cui si trovano i suoi protagonisti. La fotografia, meritatamente premiata con l’Oscar, è composta da un gioco di colori accesi e vivaci, che si riflettono sia nell’ambientazione sia negli abiti dei personaggi.
Celebre la sequenza che vede John e Frances fuggire in auto dalla polizia. Grazie ad un uso della macchina da presa fuori dal comune, Hitchcock ci immerge in pochi minuti di humor e suspence, mentre sullo sfondo la Costa Azzurra si mostra tutto il suo splendore.

John Robie (Cary Grant) e Frances Stevens (Grace Kelly) a bordo di un’auto, mentre ammirano il paesaggio della Costa Azzurra
Un’altra delle ragioni per cui Caccia al ladro merita di essere ricordato è senz’altro la magnetica presenza scenica delle due star protagoniste.
È cosa risaputa che Alfred Hitchcock fosse solito scegliere come interpreti principali i più celebri e amati volti di Hollywood. Come egli stesso dichiarò durante la celeberrima intervista con François Truffaut, il regista riteneva che, se fosse stata una star a impersonare un personaggio in pericolo, il pubblico si sarebbe sentito ancora più coinvolto dalla storia. Nel ruolo di John Robie, troviamo infatti Cary Grant, uno degli attori più acclamati dell’epoca. Grant, che aveva già collaborato con Hitchcock in Il sospetto (1941) e Notorious-l’amante perduta (1946), è perfetto nel ruolo dell’affascinante ladro gentiluomo.
La sofisticata Frances Stevens è invece interpretata da Grace Kelly. L’attrice, resa celebre da Hitchcock stesso grazie a Il delitto perfetto (1954) e La finestra sul cortile (1954), era considerata dal regista la protagonista femminile perfetta per i suoi film. Il motivo? Lo possiamo trovare nelle parole scambiate tra Hitchcock e Truffaut.
François Truffaut: È stato soprattutto con Caccia al ladro che i giornalisti si sono interessati alla sua concezione della protagonista femminile in un film; ha dichiarato più volte che Grace Kelly la interessava perché, in lei, il sesso era “indiretto”.
Alfred Hitchcock: Quando affronto le questioni di sesso sullo schermo non dimentico che, anche qui, la SUSpence comanda tutto. Se il sesso è troppo evidente, non c’è più suspense. Ecco perché scelgo delle attrici bionde e sofisticate: bisogna cercare delle donne di mondo per questi film, delle vere signore che si scatenano solo nell’intimità della camera da letto.
In effetti, non potremmo immaginare nessun’altra attrice nei panni della sofisticata ma imprevedibile Frances. In un’occasione, Hitchcock definì Grace Kelly “ghiaccio bollente”, proprio per questa sua bellezza algida e misteriosa, che impediva allo spettatore di decifrarne i sentimenti. Il sodalizio artistico tra Grace Kelly e Alfred Hitchcock vide il suo epilogo proprio con Caccia al ladro. Fu proprio infatti sul set del film che l’attrice fece la conoscenza del principe Ranieri di Monaco. L’anno dopo, i due si sposarono e Grace Kelly si ritirò dalle scene, non tornando mai più a recitare.

Frances Stevens (Grace Kelly) confessa il suo amore a John Robie (Cary Grant)
Caccia al ladro non possederà forse il pathos di Vertigo e Psycho, eppure è un film che merita senz’altro una menzione tra i titoli del regista. Unendo abilmente thriller e commedia, Alfred Hitchcock riuscì nel non facile intento di portare leggerezza al suo cinema, senza per questo cadere nella superficialità. Per questo, non possiamo fare altro che ricordare e celebrare questa bellissima opera dell’epoca d’oro di Hollywood. Splendente come il sole della Costa Azzurra, spumeggiante come una bottiglia di champagne.




