Envy – Ti odio perché non sono abbastanza

Giuseppe Turchi

Ottobre 20, 2021

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Tra i personaggi di Fullmetal Alchemist: Brotherhood, Envy è certamente uno degli antagonisti meglio caratterizzati a livello psicologico. Homunculus creato come proiezione dell’omonimo peccato capitale, rappresenta un tarlo antico dell’umanità: quello di non essere come gli altri, o di non avere quanto gli altri.

Envy possiede un corpo immortale che non teme stanchezza, ferite o malattie. Nella sua forma originaria è un mostro disgustoso che si è fatto gigantesco grazie alle anime intrappolate nella pietra filosofale che porta nel nucleo. Per poter vivere nel mondo e ottemperare agli ordini del Padre, Envy sfrutta il suo potere caratteristico di mutaforma, un’abilità insidiosa che lo rende l’ingannatore perfetto. Tuttavia, nonostante il tempo e le capacità a disposizione, non riesce a trovare un senso alla propria esistenza.

Envy è la voce dell'inadeguatezza che può battere dentro ognuno di noi, è il tarlo ci rende cattivi per nascondere il nostro disagio.
Envy è colui che, vestendo i panni di un soldato, crea il casus belli tra i regni di Amestris e Xerxes.

Roso da un vuoto che nulla sembra colmare, Envy è impietoso con gli esseri umani e non perde occasione per umiliarli.

Per lui sono soltanto creature inferiori che si perdono in inutili sentimentalismi. Eppure i corpi umani sono decisamente più belli del suo, ed è proprio grazie ai “futili” legami che le persone riescono a sopportare un’esistenza segnata dalla caducità. Alcune riescono persino a raggiungere la felicità. Ma che senso ha aggrapparsi agli altri se la morte pone fine a ogni cosa? Che senso ha impegnarsi, costruire, creare, se poi nulla resisterà allo scorrere del tempo? Envy questo non riesce proprio a capirlo. Lui pensa che gli esseri umani si abbandonino a patetiche consolazioni. In realtà la resilienza umana lo pone di fronte al suo vuoto immortale e l’odio è ciò che ne scaturisce in reazione.

Nelle azioni e nelle parole di Envy l’autrice Hiromi Arakawa offre una sottile descrizione dell’invidia umana in atto. Tutto parte da un desiderio frustrato che si acuisce nel confronto con l’Altro. Chi invidia, infatti, ha voluto qualcosa ma non è riuscito a ottenerla. A volte ha persino emulato chi ha conquistato ciò che desidera, ma senza raccogliere gli stessi frutti. A quel punto la tristezza e la frustrazione si riversano dall’interno all’esterno diventando odio, rancore, sadismo.

Non è raro in psicologia trovare persone che negano il loro senso d’inferiorità attaccando o boicottando l’altro. Parliamo del tipico atteggiamento ipercompensante che tenta di negare il disagio attraverso comportamenti totalmente opposti. Così accade che chi si sente inferiore può trovare un falso conforto nello svilire gli altri, oppure mettendogli i bastoni fra le ruote affinché non raggiungano i propri obiettivi.

Envy è in piena negazione dei suoi tormenti e ne diviene consapevole solo in punto di morte.

Fino ad allora non s’era mai reso conto del perché prendesse la forma degli umani – un comportamento totalmente illogico, poiché nessuno vorrebbe essere come ciò che disprezza. E non s’era mai chiesto del perché facesse lo spaccone con tutti riempiendo di sarcasmo ogni sua frase.

Envy è la voce dell'inadeguatezza che può battere dentro ognuno di noi, è il tarlo ci rende cattivi per nascondere il nostro disagio.
Evy subisce la legge del taglione ad opera di Mustang

Le anime degli abitanti di Xerxes l’hanno reso gigantesco e potente. Con esse Envy s’è fatto scudo contro la sua stessa vulnerabilità. Ma quando queste anime vengono consumate dalle fiamme del colonnello Mustang, ecco che l’homunculus resta nudo di fronte alle proprie debolezze. L’epica scena dove l’Alchimista di Fuoco scatena tutta la propria ira è una metafora a doppio binario. Da un lato vediamo compiersi la legge del taglione contro tutte le cattiverie compiute dall’antagonista. Dall’altro capiamo come spesso servano i colpi altrui, anche molto dolorosi, per ottenere una qualche forma di consapevolezza.

L’invidia conduce spesso alla solitudine e nella solitudine difficilmente si superano i propri problemi. Perché quel dolore e quell’odio tipici dell’invidioso esistono fenomenologicamente solo perché è presupposto un Altro con cui fare i conti. Siamo creature immerse in un contesto relazionale e che hanno bisogno degli altri per conoscersi meglio. In chi invidiamo riconosciamo ciò che vogliamo, ciò che ci manca. Questo potrebbe addirittura innescare uno sviluppo positivo attraverso domande importanti.

Perché desidero determinate cose?

Cosa ha fatto l’altro per averle?

Cosa posso fare io per avere altrettanto?

Posso imparare, chiedere consiglio, agire diversamente?

Come la maggior parte degli invidiosi Envy non si pone queste domande con l’obiettivo di evolvere perché l’odio ha preso il sopravvento. La sua condizione è talmente insanabile da scatenare la reazione violenta di Mustang. Solo dopo essere stato ridotto al piccolo vermiciattolo che era in origine l’homunculus piange e s’interroga sul senso di ciò che gli accade. E proprio in quelle lacrime magistralmente sceneggiate lo spettatore fatica (nonostante tutto) a non provare pietà, perché vi scorge tutta la sofferenza che ha dato vita alle peggiori malignità. Quante volte siamo stati cattivi perché ci sentivamo frustrati? Quante volte abbiamo attaccato gli altri per dimenticare il nostro disagio?

Envy è la voce dell'inadeguatezza che può battere dentro ognuno di noi, è il tarlo ci rende cattivi per nascondere il nostro disagio.
Envy, ormai prossimo alla morte, distrugge il proprio nucleo pur di non dare agli altri la soddisfazione di infliggergli il colpo di grazia.

Envy non è che la rappresentazione estremizzata di un fatto molto comune. Egli è un mostriciattolo tutta bocca perché è la voce dell’inadeguatezza che può battere, più o meno forte, dentro ognuno di noi.

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