Va’ e uccidi – Il folle incubo di una nazione divisa

Emma Senofieni

Novembre 10, 2021

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In un elegante salone di un albergo, alcuni militari americani assistono annoiati a un convegno di botanica. La conferenza vede la partecipazione di molte donne di mezza età, la cui attenzione è completamente catturata dalle parole dell’oratrice.

Improvvisamente, al posto della donna, appare un uomo di nazionalità russa che parla a un vasto pubblico composto da russi, cinesi e coreani. L’uomo sta mostrando ai suoi compagni i risultati di un lavaggio del cervello effettuato nei confronti dei soldati americani.

Si tratta di una delle prime, folli scene di Va’ e uccidi (in originale The Manchurian Candidate, 1962) del regista John Frankenheimer.

Frankenheimer
Il surreale incubo del maggiore Marco (Frank Sinatra)

All’alba degli anni 60 Frankenheimer realizzò un accurato ritratto del fragile stato d’animo della popolazione statunitense durante la Guerra Fredda

Sette anni dopo la fine della caccia alle streghe guidata dal senatore Joseph McCarthy, il regista decise infatti di rappresentare tutte le ansie e le paranoie che invadevano le menti dei cittadini americani, trovatisi a vivere in una nazione politicamente e socialmente divisa.

Tratto dal romanzo The Manchurian Candidate di Richard Gordon, Va’ e uccidi porta sullo schermo un machiavellico complotto politico. Dopo la guerra di Corea, il sergente Raymond Shaw (Laurence Harvey), figlio di una senatrice repubblicana (Angela Lansbury), riceve la medaglia al valore. 

Presto però un suo commilitone, il maggiore Bennett Marco (Frank Sinatra), inizia  ad avere un incubo ricorrente: lui e i suoi compagni sono rapiti e sottoposti al lavaggio del cervello da parte di un gruppo di agenti comunisti. La mente del sergente Shaw, in particolare, è stata riprogrammata al fine di trasformarlo in un inconsapevole assassino a sangue freddo.

Quando Va’ e uccidi uscì nelle sale statunitensi, il pubblico ne uscì sconvolto. Nessun regista aveva mai osato trattare in modo così plateale, quasi provocatorio, le paure di un’intera nazione.

In particolare, fu di grandissimo impatto la scena dell’incubo del maggiore Marco. In primis per la suggestiva tecnica cinematografica utilizzata: il montaggio alternato di Ferris Webster è impressionante ancora oggi per l’efficacia con cui riesce a rappresentare la surreale esperienza onirica. Ma soprattutto per un motivo prettamente storico: all’epoca giravano molte voci riguardo alla possibilità che i soldati cadessero davvero vittime di esperimenti e torture psicologiche.

Frankenheimer
Il sergente Raymond Shaw (Laurence Harvey) è l’inconsapevole strumento per sovvertire l’ordinamento democratico

Il film non fu inoltre esente da critiche di stampo politico.

Da un lato, esponenti di sinistra accusarono Frankenheimer di mostrarsi troppo anticomunista. Dall’altro, molti repubblicani criticarono la rappresentazione negativa che il regista fece dei politici di destra.

Soprattutto se vista con gli occhi di uno spettatore moderno, la pellicola può di primo impatto risultare fortemente anticomunista; i personaggi russi sono infatti molto stereotipati, al limite del grottesco. Eppure, se la si guarda con maggior attenzione, ci si accorge come il messaggio di Frankenheimer sia in realtà molto più profondo.

In particolare, la critica che Frankenheimer muove nei confronti dell’estrema destra è palese nella caratterizzazione della signora Iselin, la madre di Raymond.

Personaggio chiave all’interno della pellicola, la signora Iselin è la personificazione della follia maccartista degli anni 50. Ciò traspare ad esempio nella scena in cui suo marito John Iselin (James Gregory), candidato alla presidenza sotto la sua guida, accusa la presenza di un numero rilevante di comunisti all’interno del senato.

Un numero suggeritogli dalla moglie che però cambia ogni volta che l’uomo pronuncia la sua accusa, sintomo di una politica vuota, basata sulla paura e su una costante caccia a un nemico invisibile.

Al contempo, la signora Iselin è un personaggio fondamentale per comprendere la psicologia del protagonista Raymond Shaw. La donna è infatti una madre opprimente e manipolatrice, in grado di plasmare la vita di suo figlio a proprio piacimento. 

Raymond, pur consapevole della natura della madre, non può che soccombere a questo rapporto tossico, talmente malsano da sfociare persino in una relazione edipica. Quest’ultimo aspetto, solamente accennato nel film per ragioni di censura, è invece esplicito nel romanzo di Gordon, chiaro indice della patologica sete di potere del personaggio.

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La machiavellica signora Iselin (Angela Lansbury) guida la campagna elettorale di suo marito (James Gregory)

Questa moderna Lady Macbeth è interpretata magistralmente da Angela Lansbury, celeberrima “signora in giallo” del piccolo schermo.

Lo spettatore si dimentica però presto del cordiale sorriso di Jessica Fletcher: l’attrice porta infatti sullo schermo la folle crudeltà del personaggio con un’intensità inaspettata, tanto che, ancora oggi, la signora Iselin è considerata uno dei migliori villain della storia del cinema.

Anticipando in parte la folle genialità di Il dottor Stranamore di Kubrick (1964), il regista delinea così un ritratto satirico sia dei comunisti sia dei repubblicani. John Frankenheimer condanna infatti ogni estremismo, facendosi convinto portavoce di ideali liberali.

Non importa a quale partito politico si faccia riferimento: qualunque gruppo di persone che decida di comprimere le libertà e i diritti individuali al fine dell’ottenimento del potere è un pericolo per ogni nazione.

Attraverso la tragedia di Raymond Shaw, Frankenheimer muove una pungente critica verso un sistema che annichilisce l’individuo, rendendolo un automa, un burattino sotto il controllo di persone assetate di potere fine a se stesso. Tra i primi film fantapolitici della storia del cinema, Va’ e uccidi riesce così nel difficile intento di unire denuncia sociale e intrattenimento,  rivelandosi persino un’opera premonitrice di un evento storico.

La sequenza finale del film difatti non può fare a meno di ricordarci la tragica uccisione di John Fitzgerald Kennedy

Frankenheimer
La premonitrice sequenza finale

Avvenuto nel 1963, ossia solo un anno dopo l’uscita del film, l’omicidio del presidente fu un vero e proprio trauma per i cittadini statunitensi.

Per questo motivo, Frank Sinatra, tra i produttori della pellicola oltre che intimo amico dei fratelli Kennedy, bloccò per anni la distribuzione di Va’ e uccidi. Oltre che costituire certamente una triste coincidenza, la scena è anche indice della gran capacità di Gordon e Frankenheimer di cogliere le più sottili sfumature sociali del periodo storico in cui vivevano.

A causa del blocco imposto da Sinatra, il film rimase nell’ombra per molti anni. Venne finalmente rivalutato all’inizio del secolo, soprattutto quando Jonathan Demme realizzò un remake nel 2004.

The Manchurian Candidate di Demme, con protagonisti Denzel Washington e Meryl Streep, modifica parzialmente la storia originale: al posto del “pericolo russo”, a dividere la nazione ci sono ora le drammatiche conseguenze dell’attentato dell’11 settembre.

Pur non avendo la stessa importanza cinematografica dell’originale, anche il remake possiede il grande pregio di saper rappresentare con efficacia le paure dei membri di un Paese in un periodo storico particolarmente difficile.

Anche se non tutti possono apprezzare il genere fantapolitico, è indubbio che Va’ e uccidi sia un film fondamentale per la storia del cinema americano. Un’opera che parte da un grottesco incubo politico per interrogarsi sul sempre più incerto ruolo dell’individuo all’interno della società.

Leggi anche: Il maccartismo – Tra Charlie Chaplin, Orson Welles e Dalton Trumbo.

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