Le avventure acquatiche, esistenziali e sociali di Steve Zissou

Eleonora Artesi

Dicembre 2, 2021

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Le avventure acquatiche di Steve Zissou, classe 2004, è uno dei tanti capolavori cinematografici del regista statunitense Wes Anderson. La pellicola ruota attorno alle vicende, goliardiche, ma al contempo profonde, di Steve Zissou, un oceanografo che ha sacrificato tutta la vita per esplorare le profondità del mare. Per tale ragione l’opera di Anderson potrebbe essere definita come un vero e proprio omaggio al più grande esploratore francese di tutti i tempi: Jacques-Yves Costeau.

Una serie di dettagli possono essere definiti come vere e proprie forme di citazionismo: l’uniforme costituita da una tutina celeste e un berretto da marinaio rigorosamente rosso; il nome della barca, “Belafonte”, che si rifà, tramite il cantante Harry Belafonte, al nome dell’imbarcazione di Costeau, “Calypso”; e l’imitazione di alcune scene presenti in The Odyssey.

Un miscuglio di due essenze

Tale film possiede un’essenza talmente poliedrica da essere difficile da categorizzare in un qualcosa che si avvicini maggiormente al comico o al tragico. Ciò è dovuto al fatto che si assiste al passaggio repentino, o per meglio dire a una sorta di voli pindarici, alle volte silenziosi alle volte più espliciti, da una scena comica e ferocemente cinica a un’altra incredibilmente tragica.

Le prime fanno rivolgere lo spettatore verso la nullificazione dell’ingenuità e della sensibilità umana e la conseguente affermazione della superficialità, del menefreghismo e dell’apatia più totale. Le altre, invece, mettono in risalto la caducità, la sensibilità e l’irrimediabile imperfezione dell’uomo.

Di conseguenza, quest’opera cinematografica non appare come il buffo racconto della ricerca marina di una bestia probabilmente immaginaria, ma come una vera e propria favola esistenziale.

Le avventure acquatiche di Steve Zissou presenta un sottile e anche tragicomico spaccato della realtà prosaica in cui si ritrova a vagare l’uomo moderno. L’oceanografo, infatti, oltre a essere un uomo di mare, è l’incarnazione dell’antieroe, contraddistinto da un prorompente cinismo ed egoismo.

Proprio quest’ultime due caratteristiche, accompagnate dall’ostinata volontà di apparire sempre nella versione migliore di se stessi, ma anche e soprattutto degli altri, sono essenziali all’accettazione da parte della società odierna; la quale, nascondendosi dietro un fittizio politicamente corretto, loda e venera gli omologati, gli indifferenti e i crudeli, e disprezza i sensibili e i diversi, facendoli sentire soggetti scomodi.

Nel film Steve Zissou cerca sempre di mantenere coerente il suo cinismo, il suo menefreghismo e il suo egocentrismo, non solo per adempiere perfettamente ai compiti di burattino sociale, ma per nascondere la scissione tra la sua identità esistenziale e la sua identità sociale.

Steve Zissou: «Dici quella foto in cui faccio così? Beh, forse sono io, ma io non mi sento così. Non mi ci sono mai sentito».

Steve Zissou (Bill Murray) ne “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”

Plotino, Bergson e Pirandello: la perdizione della ψυχή (psyché)

Nel pensiero filosofico di Plotino, uno dei massimi esponenti della corrente del neoplatonismo, si sostiene che l’anima sia caratterizzata da una duplice colpa: quella di essersi distaccata dal mondo intellegibile in vista di una propria individualità corporea e, una volta caduta nei lacci del corpo, di aver prestato maggiore attenzione a esso che alla sua originale essenza. Tenendo, però, in considerazione il comportamento di Steve Zissou, e dell’uomo moderno, si potrebbe invece delineare una terza colpa dell’anima o, per meglio dire, un’appendice della seconda.

Il motivo sarebbe il seguente: l’anima non è colpevole solo poiché cura maggiormente la sua parte materiale, accantonando così quella intellegibile, ma soprattutto perché si lascia condizionare, e perciò macchiare e corrompere, dall’aberrante cinismo e ipocrisia tipici dei meccanismi conformistici della società odierna. Tale comportamento porta l’anima a tradire la sua primaria essenza nobile e alta.

La consapevolezza della scissione tra l’identità esistenziale e quella sociale si affermò agli inizi del Novecento, in concomitanza della perdita delle certezze positivistiche dell’Ottocento, grazie agli studi dello psicologo Alfred Binet sul disturbo della personalità multipla e alle teorie del filosofo Henri Bergson sullo slancio vitale. Secondo Bergson, alla base di tutto vi è uno “slancio vitale” che spinge in avanti la materia verso realizzazioni sempre più complesse, in direzioni diverse e con intensità diversa. Una volta esaurite le sue possibilità di evoluzione, questo slancio vitale si configura come materia.

Decalcomania, Renè Magritte, 1966

La teoria di Bergson influenzò in modo particolare il pensiero filosofico e conseguentemente la produzione letteraria dello scrittore italiano Luigi Pirandello. Questi fece come sua primaria e centrale ossessione la destituzione dell’io.

Lo scrittore sostiene che la vita sia un «magma incandescente», in continua evoluzione, un qualcosa pieno di vita che, nel momento in cui entra in contatto con la società, si cristallizza in una forma. Questa funesta cristallizzazione porta alla morte della vita magmatica e alla nascita dell’uomo della società.

L’uomo della società allora non è altro che una figura deformata rispetto a quella che poteva essere la sua forma originale, suddivisa in mille maschere a seconda del punto di vista dal quale viene osservato e dal contesto in cui si ritrova.

Pirandello giunge alla triste conclusione che l’uomo, a causa sia dell’essenza ipocrita della società sia del relativismo conoscitivo, è così vittima dell’irreversibile nullificazione di se stesso; una condizione alla quale si può “sfuggire” attraverso l’irrazionalità, la follia o la morte.

Il personaggio di Steve Zissou è dotato però di un’incredibile grandiosità, come quando decide di gettarsi e rotolare dalle scale. A primo impatto quest’azione sembra proseguire coerentemente con l’andazzo buffonesco della pellicola, ma in realtà il motivo che ha portato Zissou a compiere quel gesto e ad assicurarsi di essere filmato è ben altro: egli è del tutto stufo degli schemi predefiniti della realtà e vuole mostrarsi agli altri, al mondo intero, per quello che è, con i suoi difetti e le sue imperfezioni: «un vecchio sorpassato, senza amici, senza distribuzione, in crisi matrimoniale, preso in giro da tutti, che si piange addosso».

steve zissou
Klaus Daimler (Willem Dafoe), Ned Plimpton (Owen Wilson), Steve Zissou (Bill Murray) ne “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”

L’inquinato rapporto tra padre e figlio

I meccanismi contorti della società odierna non lasciano scampo a nulla, compresa la genuinità delle relazioni umane, come il rapporto tra padre e figlio. Il rapporto tra Steve Zissou e Ned, l’ipotetico figlio da poco comparso, viene presentato come un qualcosa di finto e di forzato, dove a prevalere è il cinismo in tutta la sua essenza, o almeno, da parte della figura paterna. Il figlio, invece, pur essendo frustrato dalla situazione fittizia in cui si è imbattuto, in questo rapporto pone speranza fino all’ultimo.

Steve e Ned dal punto di vista simbolico rappresentano rispettivamente la prosaicità della società odierna e la primaria esigenza dell’uomo in quanto animale sociale, ovvero l’essere amato. E il rapporto che intercorre fra questi due personaggi indica la difficile, complicata, e quasi impossibile, comunicabilità tra i due enti in questione. Invero, Zissou riesce a instaurare un vero e proprio rapporto sentimentale con il figlio, andando addirittura oltre alla questione sulla paternità, distaccandosi dai canoni imposti dalla società odierna.

Steve Zissou: «Tu sei mio figlio per me, se è possibile, anche di più. […] Per me incontrare te in questo momento della mia vita…non lo so…è come se volessi comunicarti i miei sentimenti, ma finirei per piangere».

L’ambigua convivenza dell’uomo con la natura

Uno dei cardini di questa pellicola è il rapporto tra uomo e natura, presentato sia come un qualcosa di simbiotico, sia come un eterno scontro. Di fatti, vi sono momenti in cui il mare è per Steve Zissou la sua vera casa, il suo locus amoenus, in cui le pretese e i vincoli ridicoli della società sono assenti. Si tratta di momenti in cui si assiste a una forte forma di francescanesimo o anche a una forma di panteismo naturalistico, poiché la Natura, avendo il potere di rendere insignificanti i dolori e le gioie degli uomini, è come se assumesse dei tratti divini.

Tuttavia, vi sono altri momenti in cui il mare, come la natura in generale, si configura come il nemico per eccellenza dell’uomo, oltremodo potente nella sua imprevedibilità e altrettanto crudele nella sua capacità di tenere nascosto ogni male che potrebbe disintegrarlo. Ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou questo aspetto è rappresentato dalla morte crudele e improvvisa di Esteban, il più caro amico di Steve Zissou, divorato dal fantomatico squalo giaguaro, una privazione così tremenda e repentina da favorire la manifestazione, tramite l’irrazionalità, del sentimento di vendetta nell’individuo.

Spettatrice: «Qual è il fine scientifico di uccidere un animale probabilmente in via di estinzione?».

Steve Zissou: «La vendetta».

Il motore di tutte le vicende del team Zissou è la ricerca del fantomatico “squalo giaguaro”: una ricerca che agli occhi degli altri appare come vana e sciocca data l’incertezza della meta, deridendo così la forte ostinazione che manifesta Steve Zissou nel trovare l’essere che gli ha portato via per sempre il suo migliore amico. Un atteggiamento che però va scemando con l’insorgere di una serie di dubbi sulla natura e l’esistenza di questa maestosa bestia.

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Bill Murray e Cate Blanchett

Infatti si potrebbe trattare di un nemico fittizio creato dalla mente per giustificare, in questo caso, la morte di Esteban, causata probabilmente dall’incapacità di Steve Zissou di venire in soccorso dell’amico.

Questa celata persistenza dei sensi di colpa è dimostrata dall’incontro tra il team Zissou e lo squalo giaguaro: l’oceanografo è totalmente esterrefatto dalla visione di tale mostruosità marina che confida ad alta voce il desiderio di voler sapere se lo squalo si ricorda o meno di lui. Ecco non solo la perdita del cinismo e il ritorno dei sentimenti e delle emozioni nel personaggio, ma anche l’affrontare i suoi sensi di colpa, sancito da un pianto liberatorio.

Al contempo l’assoluta necessità di creare un nemico fittizio è da associare alla logica edonistica ed egocentrica che caratterizza l’uomo moderno, illuso di essere invincibile, di poter vivere per l’eternità, di non potere essere scalfito dalla malattia o dalla morte.

Steve Zissou
Bill Murray come Steve Zissou

La conclusione del film, che apparentemente appare tranquilla e appagante, dato il successo ottenuto dal nuovo filmato di Steve Zissou e data la sua rinascita di matrice sensibile e sentimentale, in realtà contiene una triste e amara constatazione sulla razza umana, che ribadisce ancora una volta la caducità imminente a cui è destinata:

Oseary Drakoulias: «Siamo una razza in via di estinzione».

Steve Zissou: «Già, però ce la siamo cavata finché siamo durati, non ti pare?».

Oseary Drakoulias: «Oh, risplendevamo con il sole, mio caro. Nuotavamo come quel maledetto squalo».

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