Il labirinto del fauno – La fiaba più dark di Guillermo del Toro

Valentina Palermo

Gennaio 29, 2022

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Il labirinto del fauno – La fiaba più dark di Guillermo del Toro

C’era una volta una bambina di nome Ofelia. Nella sua vita precedente, Ofelia era stata la figlia del sovrano del Regno Sotterraneo, ma aveva perso la memoria e non riusciva a ricordarlo.

La bambina viveva con il suo malvagio patrigno in una fortezza impenetrabile e veniva spesso trattata con ostilità. Un giorno, però, scoprì che nel suo castello c’era un labirinto all’interno del quale viveva un Fauno. La magica creatura raccontò alla piccola la sua storia, dicendole che se avesse voluto ricongiungersi con il suo vero padre avrebbe dovuto superare tre difficili prove. Ofelia, con coraggio e altruismo, affrontò le prove e riuscì finalmente a tornare dalla sua famiglia che la accolse come un’eroina.

La giovane Ivana Baquero interpreta Ofelia ne “Il labirinto del fauno”

No, questa non è una delle fiabe dei fratelli Grimm. Questa è la trama de Il labirinto del fauno, capolavoro scritto e diretto da Guillermo del Toro nel 2006. Il film unisce in modo eccelso il genere fantastico a quello storico, dando vita a un racconto a tinte horror in cui i mostri fanno paura tanto quanto gli esseri umani

Il labirinto del fauno è infatti ambientato in un contesto drammatico. La storia si svolge in Spagna dopo la fine della Guerra Civile, e vede Ofelia, insieme alla madre in dolce attesa, pronta a trasferirsi presso un avamposto militare. A capo dell’avamposto c’è il patrigno della piccola, il capitano Vidal, un uomo spietato disposto a tutto pur di scovare gli ultimi membri della resistenza.

A questo punto Ofelia decide di crearsi una via di fuga costruendo attorno a sé un mondo tutto suo, in cui non è più la bambina prigioniera di una realtà crudele. Lei è colei che accetta sfide pericolose, che cerca di salvare la madre malata e che ha il coraggio di entrare nel nascondiglio dell’Uomo Pallido. Lei è protagonista di una magica avventura. È la protagonista di una vera e propria fiaba.

Il labirinto del fauno – Perché la fiaba?

Che Il labirinto del fauno abbia i contorni di una fiaba lo capiamo sin dall’inizio, da quando la voce di un narratore esterno introduce la storia della principessa scappata dal Regno Sotterraneo. La fantasia di Ofelia costruisce poi il resto. Ma perché questa scelta stilistica per raccontare una storia così dura? 

Il fantastico è sempre stato il marchio distintivo di del Toro. Lo dimostrano ampiamente le pellicole precedenti, in cui si può notare un largo uso di creature mostruose, fantasmi ed eventi soprannaturali. Mai però fino ad allora il regista premio Oscar si era spinto a inserire elementi tanto fiabeschi. Prendiamo ad esempio La spina del diavolo. Il film, assieme a Il labirinto del fauno, costituisce una duologia ambientata nel periodo della Guerra Civile Spagnola. La componente fantastica non manca, ma resta pienamente coerente con il sanguinoso contesto in cui è inserita.

Con Il labirinto del fauno le cose cambiano. Si va verso una narrazione in cui componenti tanto agli antipodi, come la violenza e la magia, la crudeltà umana e il coraggio di una bambina vengono mescolate in modo magistrale. 

Così facendo, Guillermo del Toro vuole evidentemente reinterpretare la storia. Prendere cioè uno dei periodi più bui che hanno interessato la Spagna per trasformarlo in un racconto avvincente in cui, al contrario di ciò che è avvenuto nel Paese, i “buoni” sconfiggono i “cattivi”. E non solo perché la figura più meschina e spregevole del film si vede annientata da chi aveva a lungo perseguitato: il cattivo viene infatti anche condannato all’oblio nella memoria della sua stessa discendenza, che è la punizione peggiore per chi abbia costruito la sua identità sull’onore e la gloria.

Ofelia che si addentra nella tana dell’Uomo Pallido

Il bene vince sul male. La lunga dittatura franchista che ha interessato la Spagna ci racconta altro, ma scegliendo l’escamotage della fiaba, del Toro ci regala un modo per rendere giustizia ai tanti oppressi che hanno lottato per la libertà.

Quando l’orrore distrugge l’innocenza

Se è vero che il genere scelto dal regista messicano per raccontare la triste storia di Ofelia verte sul fiabesco, non possiamo però aspettarci un’ambientazione disneyana.

La piccola ha vissuto il dramma della guerra che le ha sottratto il padre. Si è trasferita in un posto in cui persecuzioni e torture sono all’ordine del giorno. Con un bagaglio di esperienza così nefasto in tenera età, i suoi sogni a occhi aperti non possono di certo riprodurre una condizione felice.

Il suo mondo immaginario rispecchia la crudeltà della realtà che la circonda ed è popolato da mostri spaventosi e pericoli mortali. Del resto, la sua Fata Madrina è una domestica che nasconde un animo da combattente e il perfido re del castello è un militare senza scrupoli abituato a compiere le peggiori nefandezze. La sua fantasia non può che esserne influenzata.

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L’Uomo Pallido interpretato da Doug Jones

“Dove sono quindi la bellezza, la magia, la purezza della sua età?”, vorremmo chiedere al regista Guillermo del Toro. Semplicemente non esistono. Sono stati cancellati dall’orrore che ha irrimediabilmente invaso il suo inconscio distruggendo in modo definitivo la sua innocenza. Al centro de Il labirinto del fauno c’è un’Alice che invece di scendere nella tana del Bianconiglio e incontrare personaggi straordinari, si addentra in un universo oscuro e pericoloso.

Il finale dolce amaro dal significato criptico

Sogno o realtà? La nostra razionalità ci induce a pensare di stare assistendo a una fantasia scaturita dalla mente di una bambina che non sopporta più il dolore. Ciò che però speriamo con tutto il cuore è che così non sia, soprattutto per quanto riguarda il finale.

Ofelia è di fronte all’ultima delle prove che le permetterà di riabbracciare il suo vero padre nel Regno Sotterraneo. Per superarla deve uccidere il suo fratellino nel labirinto, così da poter offrire in sacrificio il sangue di un innocente. La bambina si rifiuta, ma prima di mettere il neonato in salvo viene sorpresa dal perfido Vidal che le strappa il piccolo dalle braccia e le spara. Ofelia muore nel centro del labirinto del Fauno e una sua ultima disperata fantasia la catapulta nel suo Regno.

Qui è accolta dalla sua vera famiglia, che le comunica che grazie al suo gesto altruistico ha superato l’ultima prova e ha meritato l’immortalità. Nel frattempo i ribelli uccidono Vidal vendicando così Ofelia e tutte le altre vittime della sua crudeltà. Giustizia è fatta. L’amarezza per la morte della bambina però resta. 

Ofelia e il Fauno

In molti, negli anni, hanno cercato di scavare nel finale del film per comprendere il vero significato del sacrificio di Ofelia e dei personaggi fantastici e reali che la bambina incontra sul suo cammino. Per farlo c’è chi si è appellato all’esoterismo, alla spiritualità e persino alla religione. Forse però la chiave della pellicola potrebbe essere molto più facile da individuare. Forse il film potrebbe semplicemente basarsi sull’importanza di opporsi ai soprusi e sulla voglia di ribellarsi.

Sia nella sfera fantastica che in quella reale, i veri eroi de Il labirinto del fauno sono infatti coloro che disobbediscono.

Ofelia in primis è una piccola ribelle capace di dire no alle richieste del Fauno pur di salvare suo fratello. Nonostante le venga promessa la salvezza e la possibilità di riabbracciare la sua famiglia, la bambina non fa quel che le viene richiesto, ma agisce secondo ciò che ritiene più giusto.

La domestica Mercedes, il dottor Ferreiro e tutti i dissidenti che fanno parte della resistenza e che lottano contro l’oppressione del regime rappresentano invece un faro di speranza in quello che è stato il periodo più buio della storia della Spagna. Questi pur essendo consci di quanto la lotta sia disperata, non abbassano la testa di fronte alle vessazioni franchiste.

Una fiaba dark, un lieto fine a metà che ci lascia con l’amaro in bocca. Con Il labirinto del fauno Guillermo del Toro ci ha regalato un racconto struggente che ci tocca nell’animo e che ci invita a essere coraggiosi e a dire di no alle ingiustizie. Proprio come la principessa Ofelia.

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