Them è l’horror di cui abbiamo bisogno adesso

Linda El Asmar

Febbraio 4, 2022

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Se iniziando Them vi aspettate un horror leggero, un po’ splatter e con quella punta di trash che rende la paura divertente, è meglio cambiare serie. Them è un prodotto complesso, non facile da guardare. Richiede concentrazione e sangue freddo. Non è certo una serie da far scorrere in sottofondo, né da guardare dopo una giornata di lavoro. Spinge violentemente all’autoanalisi di noi stessi e della società in cui viviamo.

Sicuramente è una serie che tutti dovrebbero vedere, ma non tutti riusciranno a farlo fino in fondo. Almeno, non senza venir colpiti prepotentemente nel profondo.

Them
Lucky Emory (Deborah Ayorinde) e Henry Emory (Ashley Thomas), Them.

Them: il terrificante sogno americano

Nel 1953 la famiglia Emory, composta da Henry, la moglie Lucky e le due figlie Ruby e Gracie, si trasferisce a Compton, quartiere residenziale di Los Angeles. Spinti dalla voglia di ricominciare e dal nuovo lavoro di Henry, lasciano il North Carolina e raggiungono finalmente la loro nuova bellissima casa. Così come molte altre famiglie afroamericane, il loro trasloco fa parte di quella che storicamente è definita la seconda grande migrazione afroamericana, avvenuta a partire dagli anni Quaranta fino agli anni Settanta.

Rispetto alla prima non erano più poveri agricoltori a migrare, ma famiglie che finalmente si stavano arricchendo e raggiungendo un loro ruolo sociale e lavorativo. Henry, infatti, è un ingegnere e ha fatto l’università, sua moglie Lucky è una maestra e le due figlie sono state iscritte entrambe a scuola. La famiglia Emory non ha quindi niente di diverso rispetto alle altre famiglie di Compton, se non il colore della loro pelle.

Compton, infatti, è un quartiere interamente abitato dalle tipiche famigliole americane bianche degli anni Cinquanta. Casette a schiera, casalinghe dai capelli perfetti e dai vestiti pastello, uomini in camicia e bretelle saturi di orgoglio.

L’arrivo degli Emory, in quel quartiere fintamente allegro e cordiale, genera uno scossone alla monotona quotidianità delle famiglie di Compton. Immediatamente il pensiero comune è unanime: se una famiglia nera si trasferisce nel quartiere a breve ci sarà solo il degrado.

Betty Wendell (Alison Pill), Them.

Le famigliole si spaccano fra chi decide di andarsene e chi, invece, vuole che siano gli Emory a lasciare Compton. Non ci si può sporcare le mani, non si possono certo uccidere, ma si può cercare di farli impazzire. Non basta escluderli, vanno fatti sentire sbagliati, fuori posto e portarli all’esaurimento. Inizia così la serie di azioni psicologicamente violente e spregevoli degli abitanti di Compton, capitanati e aizzati da Betty Wendell.

Dagli appostamenti fuori casa Emory con radio al massimo del volume per ore, fino all’impiccagione di bamboline nere intorno alla casa e a vere e proprie aggressioni e torture, le famiglie per bene non si fermano mai. Ciò che però gli abitanti di Compton non sanno è che non sono gli unici che stanno cercando di far impazzire gli Emory.

In Them, una serie di mostri e figure sovrannaturali seguono i membri della famiglia, torturandoli giorno e notte, ricordandogli costantemente la loro colpa: essere neri.

Scopriamo, con il proseguire della stagione, gli orrori che la famiglia ha vissuto, soprattutto Lucky. Di come hanno perso il figlio più piccolo e del motivo principale per cui avevano bisogno di una ripartenza.

I flashback sono fra le scene più dolorose e impressionanti, tanto che la stessa produzione ha fornito video del cast per spiegare le scelte fatte e come sono state affrontate alcune scene.

Ruby Emory (Shahadi Wright Joseph), Them.

Demoni interiori e l’inferno circostante

I mostri che torturano i membri della famiglia Emory non sono semplici mostri. Non sono fantasmi, demoni della casa o creature particolari, o almeno non tutti. Ogni membro della famiglia ha il proprio mostro e ognuno assume forma e significati differenti.

La piccola Gracie vede Miss Vera, l’inquietante maestra del libricino di buone maniere che si porta sempre con sé. Sembra essere per la piccola la personificazione e il ricordo costante dell’inadeguatezza con cui convive. Quel senso di errore che le altre persone esterne alla sua famiglia le fanno provare costantemente.

Ruby inizia a frequentare il liceo venendo ignorata e derisa da tutti i compagni eccetto Doris. Pur essendo la tipica ragazza bianca, bionda e occhi azzurri di Compton, Doris sembra affezionarsi veramente a Ruby. Le sta vicina, la incoraggia e la spinge a fare il provino da cheerleader. L’unico problema? Doris non esiste. La ragazza è infatti un’amica immaginaria che Ruby si è creata nella mente e che rappresenta tutto ciò che la più grande degli Emory vorrebbe essere: bianca, bionda, occhi azzurri e cheerleader. Come ogni adolescente Ruby è a disagio con se stessa, ma la cosa che la tormenta è proprio ciò che la esclude dalla vita dei suoi coetanei, ovvero il colore della sua pelle.

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L’uomo blackface (Jeremiah Birket), Them.

E così come per Ruby, anche Henry viene perseguitato da una figura che gli ricorda costantemente il suo essere diverso. Il demone che segue il signor Emory è un personaggio blackface uscito direttamente dallo schermo della tv, che giorno dopo giorno sembra spingere sul pedale della violenza fino a portare l’uomo a esplodere.

Scopriamo solo nell’ultima puntata da dove questo personaggio venga fuori e perché Henry ne sia così spaventato e assoggettato. Rappresenta il profondo senso di colpa che affligge il signor Emory. Il costante ricordo che quando Lucky venne aggredita e il loro piccoletto ucciso, lui non c’era.

L’unico mostro che intuiamo in parte esistere davvero, anche al di fuori delle menti dei membri della famiglia Emory, è l’uomo con il cappello che perseguita Lucky.

Livia Lucky Emory è una donna che ha vissuto molti traumi prima di arrivare a Compton, sempre tutti causati da profondo razzismo. Sembra essere la prima a percepire che la loro vita non prenderà una svolta positiva nel nuovo quartiere ed è quella che psicologicamente soffre fin da subito le violenze esterne e interne alla casa.

Si sente violentata, perseguitata e privata di ogni libertà. Con il passare dei giorni diventa sempre meno cosciente e più paranoica, iniziando a vedere cose che poi sembrano sparire nel momento in cui deve mostrarle agli altri per dimostrare che non è pazza. Arriva a essere internata, come le altre donne nere che hanno provato a vivere a Compton e messa sotto le cure di una dottoressa, ovviamente bianca, che non sembra affatto avere a cuore la loro salute.

Them
L’uomo con il cappello (Christopher Heyerdahl), Them

Ma è proprio in ospedale che Lucky realizza qualcosa. Mentre è internata e torturata da questa presenza oscura che è l’uomo con il cappello, noi scopriamo chi è. Decenni prima che gli Emory si trasferissero nella nuova casa e ancor prima che Compton esistesse, nello stesso luogo avvennero una serie di efferate violenze contro un’altra famiglia nera e un patto con il diavolo. Un patto che permise all’uomo con il cappello di sopravvivere, almeno spiritualmente, finché fosse stato in grado di far andare via con ogni mezzo le persone nere che si sarebbero fermate in quel luogo.

Ma non è solo un fantasma. L’uomo con il cappello è il costante ricordo di tutte le violenze, i soprusi e le sofferenze che le persone bianche hanno inflitto a Lucky. Gli insulti, gli uomini che l’hanno violentata, la donna che ha ucciso suo figlio, gli abitanti di Compton e tutti coloro che l’hanno fatta sentire inferiore e sacrificabile perché nera.

Lucky realizza che l’unico mezzo per liberarsi dell’uomo con il cappello e delle altre entità che perseguitano la sua famiglia è affrontarle. Ma se i demoni interiori sono battibili, non sembra esserlo altrettanto ciò che è esterno a se stessi e alla casa. Il razzismo, la brutalità e l’orrore degli abitanti di Compton è qualcosa che né noi né la famiglia Emory sa più come affrontare.

Lucky Emory (Deborah Ayorinde), Gracie Emory (Melody Hurd), Ruby Emory (Shahadi Wright Joseph) e Henry Emory (Ashley Thomas), Them.

Them è una paurosa presa di coscienza

Il potere di questa serie non è unicamente nella forza della storia che racconta. Non è solo un’accozzaglia di violenze e soprusi che, in maniera superficiale, portano lo spettatore a constatare che il razzismo esiste.

Them è un monito. Ci ricorda come ancora oggi possano succedere drammi simili, a più di cinquant’anni dagli eventi della storia raccontata.

In anni in cui avvengono fatti come l’assassinio di George Floyd e movimenti come quello di Black Lives Matter, è importante soffermarsi a riflettere su come a decenni, anzi secoli, di distanza niente stia cambiando in maniera consistente. Razzismo, xenofobia e ogni altro genere di esclusione e violenza nei confronti di minoranze sono ancora forti al giorno d’oggi. Esistenti in maniera intrinseca nel pensiero comune.

Ed è infatti significativo notare come l’unico personaggio che mai si schiera apertamente contro gli Emory e che, seppur debolmente, cerca di evitare la violenza è Clark Wendell. Il marito della carnefice più spietata sembra infatti fuggire da ogni atto nei confronti della nuova famiglia. Non perché a differenza degli altri abitanti di Compton non è razzista, ma perché lui stesso si sente chiamato in causa. Lui stesso è parte di una minoranza. Perché se venisse fuori che Clark è gay sarebbe vittima delle stesse prepotenze e soprusi che stanno vivendo i suoi nuovi vicini.

Il realismo e l’attualità sono proprio ciò che rendono Them un horror. Ci ricorda di continuare a lottare contro i propri demoni interiori, indipendentemente dalla forma che assumono o il potere che hanno. La serie ci mette anche di fronte a un altro nemico. Quello che incontriamo tutti i giorni e che a volte facciamo finta di non vedere. Una società che a volte sa essere poco comprensiva, poco aperta, poco umana.

Leggi anche: His House – L’horror e le disparità sociali post Jordan Peele

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