Genesi del boom – Una vita difficile in un’Italia difficilissima

Davide Ceccato

Aprile 19, 2022

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Genesi del boom – Una vita difficile in un’Italia difficilissima

Indro Montanelli, durante un’intervista, affermò che l’Italia è un paese di contemporanei. Un paese che non ha memoria e per questo con un futuro polveroso e fragile. Gli italiani sono contemporanei, purtroppo. Contemporaneo è un termine che rende malleabile l’organismo che vuole dominarne il significato. È un termine affilato perché il costante vivere al momento, senza guardare mai al passato, porta a una mancanza di lezione per il futuro. La Storia è maestra, bacchetta, ma è anche meravigliosa, e va osservata tutta.

La storia è nei paraggi e profuma l’aria; una delle maschere più celebri del panorama cinematografico italiano ne ha assaporato l’aroma in Una vita difficile di Dino Risi, capitolo iniziale della nostra retrospettiva su la commedia del boom.

Alberto Sordi impersona Silvio, partigiano e giornalista in un Italia movimentata, prima quella della Resistenza e poi quella del miracolo economico.

La storia è come i granelli di polvere che volano in una stanza, li vedi più nitidi solo attraverso un raggio di sole che entra dalla finestra. C’è, ma non si vede. Silvio si innamora di Elena, conosciuta durante gli anni partigiani, e la commedia umana e amorosa tra i due si intreccia alle vicende storiche dell’Italia, di un paese che sta cambiando.

La fine del fascismo, il referendum per la Repubblica, l’attentato a Palmiro Togliatti. La cena dei due innamorati si svolge mentre alla radio danno i risultati del Referendum che avrebbe sancito la Repubblica sostituendo la Monarchia, mentre, durante la febbre del figlioletto, riferiscono a Silvio che Stalin è morto. Come la commedia umana va a pari passo con la commedia storica, così noi tutti apparteniamo alla Storia, siamo Storia.

Alberto Sordi è noto principalmente per le sue maschere dell’uomo medio italiano, che però saltano in questo film. Silvio è infatti un giornalista con delle idee, coerente, di sicuro non un uomo medio. Vuole svolgere al meglio il suo lavoro da giornalista, scrivere un romanzo con occhio attento a ciò che accade intorno. L’opera di Dino Risi tenta di smascherare quell’Italia che proverà a sua volta a svuotare pian piano Silvio della sua cittadinanza attiva e dal suo pensiero critico, verso un opaco conformismo.

Una delle più celebri maschere della storia del cinema italiano galleggia in un ritratto di una società post-fascista con annessi difetti.
Alberto Sordi in Una vita difficile

Questo ci viene messo davanti agli occhi attraverso episodi che piano piano spengono Silvio e lo trascinano in una mediocrità materialista. La sua forza intellettuale viene costantemente messa alla prova con l’incapacità di non riuscire a tenere la bocca chiusa su questioni bollenti. Interessanti sono la cena con i monarchici disperati dopo il referendum o la decisione di rifiutare dei soldi per non pubblicare una notizia scandalosa.

La coerenza di Silvio resiste anche ai soldi per amore della verità. Va oltre le ristrettezze economiche che affliggono la sua famiglia, che egli avrebbe potuto arginare piegandosi al ricatto e al conformismo.

L’amore per i problemi sociali e per la politica sfocia anche nella sfera affettiva con Elena, che lo esorta a prendere la laurea per avere una certa sicurezza al contrario del suo lavoro da giornalista. Lo esorta a essere ciò che non è.

Si viene a costruire una società in cui la cittadinanza attiva e una certa lucidità per l’attuale corso degli eventi rallentano il benessere. Quel benessere dato dal guscio che ci si costruisce attorno attraverso un menefreghismo che deve produrre meno problemi possibili. Il pensiero critico, che invece si autoalimenta con i problemi, incrina il guscio, lo distrugge. Silvio non vuole abbandonarsi al sonno del pensiero che porta al conformismo e al famigerato “uomo medio” perché sa che una società che non si concentra su suoi problemi, sulla ricerca della verità e sulla critica, è condannata a regredire e a non imparare mai.

Testimone ne è la povertà intellettuale e la crisi del cinema di quel periodo. Silvio andrà in un set a provare a vendere un suo romanzo per farne un film, ma verrà rifiutato appunto perché tratta di politica. Esempio lampante, spesso, più che di menefreghismo, si palesa la paura nell’affrontare certi temi di cui l’arte ne è il veicolo più affilato.

Silvio: «La politica è alla base delle cose».

una vita difficile
Alberto Sordi in Una vita difficile

L’indipendenza e la libertà di pensiero, ci insegna Una vita difficile, non si devono mai barattare per nulla al mondo. Perché, come diceva qualcuno, un paese che cede la liberta per la sicurezza, prima perderà la sicurezza e poi la libertà.

E qui caro Albertone non hai impersonato l’uomo medio, ma ci hai presentato ciò di cui c’è bisogno. Un quadro di unattualità disarmante che ci si presenta davanti tutti i giorni.

«Il Fascismo conviene agli italiani, è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico, ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista.
Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone».

(Ennio Flaiano)

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