Il parassita tra Matrix, Kiseiju e Parasite – La lotta eterna

Gabriele Evangelisti

Maggio 2, 2022

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Nel suo celeberrimo discorso in Matrix, film opera delle sorelle Wachowski, l’agente Smith ci punge con la sua logica, creando una nuova versione dell’umanità. Secondo lui, noi siamo una specie degenerata, l’unico “parassita della Terra” che, dopo aver prosciugato le risorse del suo ospite (il suo habitat), migra in cerca di nuovi ricettacoli, in cui possa prosperare e riprendere la sua distruzione.

Agente Smith: «Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga».

La figura del parassita, attraverso la sua rappresentazione in cinema e anime, funge da memento della lotta eterna per la sopravvivenza.
Matrix – Agente Smith

Una parte di noi, messa davanti a questo ragionamento, pensa che in effetti abbia ragione: la desertificazione, l’inquinamento, la crisi climatica sono sotto gli occhi di tutti, e il più delle volte non abbiamo il controllo che vorremmo sulle nostre azioni. Ma è davvero così? Siamo davvero paragonabili a parassiti, alla stregua dei virus?

Cos’è un parassita?

Innanzitutto, è bene contestualizzare di cosa stiamo parlando. L’agente Smith, nel suo discorso, prende a esempio i virus per individuare una branca specifica, dannosa, della famiglia più grande dei parassiti. Di cosa si tratta? I parassiti sono entità la cui sopravvivenza e proliferazione dipende, in tutto o per la maggior parte, da un altro essere (chiamato ospite) a cui loro si legano. Il virus è un esempio biologico molto efficace, perché rispecchia la descrizione, e inoltre procura danno al suo ospite, caratteristica che va a favore del discorso di Smith. Ma questo non è l’unico tipo di parassita presente in natura.

Migi, il parassita simbiotico

Diverse di queste entità, infatti, creano con il loro ospite un legame di reciproco beneficio. In questo caso si parla di simbiosi, e vi sono numerosi riferimenti cinematografici a riguardo. 

Il caso che prenderemo in considerazione oggi è quello di Kiseiju – L’ospite indesiderato. Si tratta di un manga di Hitoshi Iwaaki, pubblicato sul finire negli anni Ottanta e adattato su schermo nel 2014 dallo studio Madhouse.  La storia parla di Shinichi, un liceale che una notte viene assalito da un alieno sconosciuto. L’essere, fallendo nel tentativo di prendere pieno possesso del ragazzo, si innesta nella sua mano, e da lì inizia la sua vita come “arto animato”, parassita nel corpo di Shinichi.

Migi (come viene chiamato l’extraterrestre, in italiano Destry) rientra nella definizione più biologica del parassita: la sua sopravvivenza, intesa come vita vera e propria, è infatti costruita e mantenuta esclusivamente sul suo collegamento a Shinichi. È quindi nell’interesse dell’alieno che il ragazzo sia in salute e al sicuro, ragion per cui più volte, nel corso della narrazione, interverrà per aiutarlo in situazioni disperate. Il giovane, dal canto suo, ha un primo momento di repulsione, ma con il tempo si abitua all’alieno e anzi lo apprezza.

La figura del parassita, attraverso la sua rappresentazione in cinema e anime, funge da memento della lotta eterna per la sopravvivenza.
Kiseiju, Shinichi e Migi

La famiglia Kim, il parassita sociale

Quindi, riassumendo, la condizione di parassita fa riferimento a una condotta particolare, di “dipendenza dall’ospite”: dannoso o pacifico, alieno o meno, la discriminante non fa caso a dettagli simili.

Quindi anche l’umano può essere un parassita? La risposta ce la offre Parasite, film premiato di Bong Joon-ho. I protagonisti del lungometraggio sono i membri della famiglia Kim, che all’inizio vivono in condizioni di estrema povertà nei bassifondi di Seoul. Per risolvere la loro precaria situazione, grazie anche a un consiglio esterno, i quattro decidono di avvinghiarsi ai ricchi Park, mentendo sulla loro parentela e ricoprendo poco alla volta tutti i ruoli per cui i Park pagano, dall’insegnante di inglese all’autista, alla governante.

La figura del parassita, attraverso la sua rappresentazione in cinema e anime, funge da memento della lotta eterna per la sopravvivenza.
Parasite – Famiglia Kim

Anche qui, la relazione tra i Kim e i Park è piuttosto simbiotica: i Park pagano per il servizio, mentre i Kim sfruttano il benessere degli “ospiti” per migliorare la loro situazione. In questo caso ci sono però dei punti di inganno, il cui danno non è direttamente rivolto al bersaglio dei parassiti, ma comunque presente nel mondo circostante (per esempio l’autista e la governante precedenti, che sono stati incastrati per essere rimpiazzati dalla famiglia Kim).

In questo caso, inoltre, ci distacchiamo dalla sfera biologica ed entriamo in quella sociale, dove la sopravvivenza è data dalle aspettative umane, e la condizione di parassita non è innata, bensì creata per gestire al meglio l’ambiente.

Il parassita e la lotta eterna

Quindi il parassitismo può essere innato o acquisito, e usato in diversi campi oltre alla biologia in senso stretto. A questo punto, che cosa induce così tante specie a replicare questo comportamento? Cosa accomuna una famiglia coreana in povertà a un alieno in una mano? La risposta è spiazzante nella sua semplicità: la debolezza.

La natura, e la società come suo riflesso artificiale, impongono uno standard, e chiunque non riesca ad adeguarsi viene spazzato via, estinto o discriminato. Questo gioco spietato non ha però regole, quindi qualunque mezzo è valido per soddisfare le condizioni.

Quella dei parassiti è solo una delle tante risposte: una delle più efficaci per chi, incapace di sopravvivere da solo, si siede sulle spalle dei giganti pur di andare avanti, anche solo di poco. A volte può cercare un obiettivo specifico, come una bella vita, altre volte può scappare dalla linea della morte, che avanza inesorabile. Ma ognuno, a modo suo, lotta e avanza.

Anche la specie umana, se paragonata alla Terra su cui vive, si trova in un rapporto di debolezza. Ne siamo ospiti, dipendiamo tuttora da lei.

Ha quindi ragione Smith? Siamo davvero dei virus, che pur di prosperare sono disposti a tutto, anche a distruggere il loro ospite?

Non proprio. Sì, siamo senza dubbio dei parassiti del macro-ambiente chiamato “Terra”, ma il nostro pianeta è molto più potente di noi. I cambiamenti che stiamo apportando non sono dannosi tanto per la Terra, quanto per noi che ci viviamo. Per il mondo, noi siamo ancora in un rapporto di simbiosi: l’unico cambiamento, dalla preistoria a oggi, è il modo in cui questo scambio avviene. Spetta all’umanità trovare il modo giusto, correggere il tiro, e rimanere sulle spalle del suo gigante il più a lungo possibile. Perché la lotta ci sarà sempre, e l’uomo combatterà.

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