Better Call Saul – Lalo e l’inesorabilità del Male

Gianluca Colella

Giugno 1, 2022

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Quella che abbiamo appena visto è la stagione delle maschere di Better Call Saul. All’interno degli episodi iniziali di questa stratosferica stagione finale, il minimo comune denominatore è rappresentato dalle maggiori evoluzioni e dai cambiamenti repentini dei personaggi rispetto alle stagioni precedenti.

In conclusione, la prima parte dell’ultima stagione di Better Call Saul rappresenta soprattutto il momento in cui si chiudono alcuni cerchi e se ne aprono altri. Fra i tanti: Kim e Saul; Lalo e Howard Hamlin; Mike che si configura come una costante gradita, e gli altri personaggi secondari, con una nota particolare, accompagnata da una stretta al cuore, per il dolcissimo Nacho Varga.

Albuquerque, la casa dell’inganno, fa sempre da sfondo inquietante e al tempo stesso caloroso a ciò che succede all’umano, quando la stessa volontà di ingannare prevale sulla tranquillità di una vita condotta in trasparenza e onestà.

La stagione ruota intorno alla definizione della trasformazione finale di Jimmy in Saul, così come nel consolidamento del rapporto con Kim. Dal punto di vista criminale, la guerra tra Gus e Lalo Salamanca anima lo spirito dei nostalgici della serie principale.

Nel mercato della droga e della criminalità, infatti, Saul ci entra quasi per caso, semplicemente assecondando il proprio proverbiale opportunismo machiavellico. Tutto ciò che succede in tribunali e studi di avvocati diventa secondario, perché al centro torna sempre Lalo che cerca di distruggere la vita dei protagonisti con inerzia, come una valanga che scorre inesorabile.

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Better Call Saul

Better Call Saul – L’inizio della fine

La stagione delle rivincite ha inizio con le responsabilità che Saul e Kim hanno assunto su loro stessi nel corso delle stagioni precedenti: il loro rapporto, ancora altalenante, abbonda di momenti di connessione e disconnessione in cui le carriere dei due avvocati s’intrecciano e si sovrappongono, soprattutto quando si tratta di costruire gli inganni che le loro geniali menti partoriscono.

Partendo dal presupposto etico machiavellico che la narrazione del personaggio interpretato da Bob Odenkirk (Saul) fa di sé è una meta-narrazione, un’esigenza che non c’è e una costruzione peculiare, quello che succede a lui con Kim è da un lato molto pragmatico e dall’altro estremamente romantico.

La presente analisi parte dalle costruzioni e ricostruzioni che ogni personaggio fa di sé stesso: la presenza di Gus Fring, qui, è diversa e al tempo stesso analoga a quella che riveste in Breaking Bad, così come quella di Mike e dei Salamanca. Tutto sembra al tempo stesso l’ombra e l’antefatto di sé stesso, in un gioco costante di riequilibrio tra figura e sfondo, alterità e identità, che definisce e confonde al tempo stesso.

La trama evolve con una narrazione frenetica in alcuni episodi, come quello dedicato a Nacho, e momenti di transizione maggiormente piatti ma altrettanto significativi, in cui si condensano soprattutto riflessioni e dubbi dei protagonisti che abbiamo imparato ad amare e odiare.

Dal punto di vista psicologico, durante questi episodi tratti e stati di personalità di Saul Goodman sono maturati così tanto da cristallizzarsi definitivamente: ciò che nelle stagioni precedenti era solo accennato, come la sua tendenza deviante, il suo pensiero divergente e la sua volontà di affermarsi con ogni mezzo, adesso è completamente accettato e valorizzato nella maschera rappresentativa del nuovo personaggio che propone di sé stesso.

Intorno a Lalo, invece, si crea il mistero paranoide dello stesso Gus, accompagnato da Mike e incapace di comprendere del tutto se egli sia sopravvissuto all’attentato oppure no.

Better Call Saul

Better Call Saul – Quel finale

Lalo, in realtà, è vivissimo; e dopo una gita in Europa per un regolamento di conti in Germania, trova la sua strada per il New Mexico, dove altri conti sono in sospeso e vanno regolati con Gus, con il cartello, con Saul stesso.

Questo paragrafo approfondisce in particolare il mid-season finale della serie, caratterizzato da evoluzioni impreviste e sconvolgenti che a tratti comportano un sovraccarico emotivo non indifferenti, superiore anche a quello provocato dalla serie principale.

L’episodio ruota intorno all’inganno che Kim e Saul hanno architettato ai danni di Howard Hamlin, con l’obiettivo di metterlo in ridicolo contro i suoi avversari nel famigerato caso Sandpiper. Le macchinazioni dei due protagonisti sono coordinate, pianificate e malignamenti geniali: sin dai precedenti episodi, i due avevano cercato e sono riusciti a compromettere la figura dell’avvocato della HHM, attraverso ipotetici adescamenti di prostitute e coinvolgimento nel mercato della droga.

Durante questo episodio, Kim rinuncia a un appuntamento fondamentale per la sua carriera pur di aiutare Saul a realizzare l’inganno perfetto. Con l’aiuto degli ormai fidatissimi aiutanti di montaggio, il protagonista architetta questo incontro losco col giudice Casimiro, il mediatore tra la HHM e la Schweikart & Associates nel caso Sandpiper. Hamlin, che aveva assunto un investigatore privato per tenere d’occhio le mosse di Jimmy, rimane totalmente “fregato” dal suo vecchio amico.

Vince Gilligan e Peter Gould sono stati geniali e hanno fatto in modo che l’evoluzione climatica di questo mid-season finale rispecchiasse il climax di tutta la serie, stagione dopo stagione: a un inizio descrittivo e statico hanno fatto seguito momenti sempre più intensi, caratterizzati da vicende sempre più significative, turning points drastici e inevitabili traumi.

L’introduzione delle guerre tra narcotrafficanti ha reso Better Call Saul sempre più simile a Breaking Bad ma al tempo stesso, grazie a Jimmy, la serie ha guadagnato una sua propria identità, che raggiunge l’apice proprio in questo episodio, con quel finale che vede Howard morire e Kim e Saul abbracciarsi davanti a Lalo, un villain azzeccato che più azzeccato non si può.

Sembra quasi che la serie ci stia trasmettendo un messaggio, uno che fa: non importa quanto pensiate che le traversie più importanti siano quelle legali, queste sono le più effimere perché ciò che qui è davvero in gioco sono la vita e la morte, la sopravvivenza e l’annichilamento.

Leggi anche: Better Call Saul 6×01 e 6×02 – L’inizio della fine

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