Better Call Saul 6×01 e 6×02 – L’inizio della fine

Gianluca Colella

Aprile 20, 2022

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La sesta stagione di Better Call Saul accompagna definitivamente l’universo dell’avvocato truffatore verso quello del cuoco di metanfetamina malato di cancro. Con questa stagione, infatti, la origin story di Saul Goodman (in origine Jimmy McGill) si conclude e lega il suo passato al presente esplorato nella serie tv principale di Vince Gilligan, Breaking Bad.

Dopo averlo visto crescere, tra le sue truffe e il suo complesso rapporto con il fratello, ormai Saul ha smesso di accontentarsi di difendere gli anziani di Albuquerque, ed è passato dai lavori per Davis & Maine alle cause individuali sotto il suo nuovo alter ego.

Il giovane sprovveduto amante dell’inganno ora è un po’ meno sprovveduto, poiché il confronto con alcuni dei più pericolosi narcotrafficanti del New Mexico lo ha temprato. Più volte ha affrontato situazioni ai limiti della sopravvivenza e più volte, in modo fortuito e grazie al suo ingegno, ne è scampato.

Questa è l’ultima stagione, dunque, il trait d’union tra Saul e Heisenberg, tra i complotti di Gus Fring e la volontà di potenza del professore di chimica. Quello che segue è un approfondimento sui primi due episodi di questo capitolo finale della serie interpretata da Bob Odenkirk.

Appurato il coinvolgimento di Aaron Paul e Bryan Cranston (probabilmente nel finale della serie), quello che resta da scoprire in questi ultimi episodi riguarda da un lato il destino di Kim Wexler e dall’altro la strada intrapresa da Saul Goodman dopo gli eventi della serie principale, quando forgia la sua identità per la terza volta.

Better Call Saul – Vino e Rose

Better Call Saul

Dopo gli eventi del finale della quinta stagione, con l’imboscata ordita da Fring nel territorio dei Salamanca che ha sconvolto gli equilibri tra i diversi membri del Cartello, il primo episodio della sesta stagione riprende da dove erano rimasti i protagonisti: Lalo Salamanca tenta di accedere agli Stati Uniti per scoprire di più sull’attentato e vendicarsi dopo essere sopravvissuto all’attentato, Ignacio Varga in fuga dal luogo del delitto dopo aver praticato il doppio gioco per il proprietario di Los Pollos Hermanos e Saul e Kim conducono due vite da avvocati tanto simili quanto irrimediabilmente diversi.

Mentre la prima continua a forgiare la propria professionalità sull’etica e la correttezza, infatti, Saul è spaesato e sembra aver perso quella pulsione motivazionale alimentata dal suo proverbiale pensiero divergente, che lo rende capace di ingannare qualsiasi persona in qualsiasi situazione.

Sul fronte relativo a Gustavo Fring, la situazione di questo pilot evolve con l’avvertimento di Don Eladio dell’attentato avvenuto nel territorio dei Salamanca, che proveranno a fare di tutto per vendicarsi, ritenendo nessuno insospettabile: “sangre por sangre“. Nel legame che si consolida con Mike, è curioso intravedere già quel germe della trasparente schiettezza con cui l’ex poliziotto comunica con il criminale.

La struttura di questo episodio è fluida e dinamica, le diverse sottotrame vengono introdotte nel modo giusto e non è neanche troppo difficile ricollegarsi agli eventi degli episodi precedenti, anche se un recap di questa serie e Breaking Bad sarebbe d’obbligo.

Al centro del primo episodio non c’è tanto la crescita di Saul, quanto il suo rapporto con Kim, costantemente minacciato dalla diversa interpretazione del lavoro come avvocati.

Better Call Saul – Bastone e carota

Better Call Saul – Kim e Saul

Questo ambivalente dialogo costruito su una complessa meccanica di avvicinamenti e allontanamenti si dispiega soprattutto nel secondo episodio rilasciato da Netflix: nel tentativo di architettare l’inganno per incastrare Howard Hamlin e umiliarlo davanti al mondo della legge, i due coniugi avvocati pianificano, su idea di Kim, un accurato e machiavellico piano, teso a sconvolgere la vita del vecchio collega di Jimmy.

Avvalendosi di una coppia mandata in disgrazia dalle manovre di Saul (e da loro stessi), le loro manipolazioni prevedono di costruire un caso civile basato sulla tesi dell’inadeguatezza dell’assistenza legale, fornita dalla HHM nel corso della precedente traversia.

Montando un surreale disastro fatto di cocaina, conoscenze sporche e comportamenti professionali illeciti, Saul e Kim spingono subdolamente la coppia costituita da Craig Kettleman e Betsy verso lo studio di Davis & Maine, al fine di esporre Howard sulla base del nulla e rovinargli la carriera.

Quello che colpisce in questa dinamica è il ruolo attivo di Kim, che finisce per essere quella che per una volta trascina Saul nei suoi schemi. Saul, inizialmente reticente, diventa a sua volta complice e inizia come suo solito a fantasticare sulle operazioni che portano all’inganno perfetto.

Il resto dell’episodio ruota invece sul rapporto tra Gus Fring e i suoi sottoposti, Mike in particolare, che invita il boss a dare a Ignacio Varga una scorta per salvarsi prima che gli scagnozzi dei Salamanca lo trovino ed espongano il suo doppiogioco.

Affascinante notare come i pezzi si stiano lentamente, ma inesorabilmente, incastrando per spianare la strada alla situazione che gli spettatori troveranno all’inizio di Breaking Bad: nelle prime stagioni infatti, le scorie di questo scontro sono ancora fresche, e Jesse e Walt si trovano loro malgrado coinvolti in questa guerra di potere che viaggia sui confini tra Messico e Stati Uniti.

Nel presente di BCS, tuttavia, conta la finta pace tra Hector Salamanca e Gus: sotto lo sguardo di Eladio, è quel gesto che fa comprendere al personaggio interpretato da Giancarlo Esposito il fatto che Lalo Salamanca sia ancora vivo e alla ricerca del modo per tornare ad Albuquerque.

La densità di questi due episodi, girati benissimo dal punto di vista cinematografico e televisivo, è evidente. Better Call Saul è sempre più una realtà narrativa che minaccia di oscurare la storia principale prodotta da Vince Gilligan, motivo per cui ignorarla non è più possibile.

L’unica cosa da fare in questo momento è godersi i nuovi episodi e sperare che Albuquerque resti simbolicamente nel nostro cuore, almeno quanto lo è stata quando Walt e Jesse ci hanno portato in giro sul loro RV a cucinare metanfetamina.

Sta già accadendo, ma sottolinearlo è affascinante, perché è quasi imprevedibile quanto Jimmy McGill sia stato in grado di rapirci con i suoi schemi e la sua inettitudine quasi sveviana, ma così in grado di rimettersi costantemente in piedi.

Buona visione a noi, dunque, per quest’ultima avventura nel New Mexico.

Leggi anche: Saul Goodman, ovvero l’evoluzione dell’Eros platonico

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