Il segreto di Liberato e Lettieri – Poesia di un’identità anonima

Gianluca Colella

Maggio 20, 2024

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In un campo artistico e poietico che unisce musica, immagini ed emozioni, Il segreto di Liberato rappresenta l’ultima, recentissima tappa della collaborazione avviata ormai sette anni fa tra Francesco Lettieri e Liberato. In sala in tutta Italia dal 9 maggio, il film ha già incassato più di un milione di euro al botteghino e promette di far parlare di sé ancora per molto tempo.

Prima di approfondire il senso filosofico e narrativo di quest’opera che definire sperimentale sarebbe riduttivo, una breve presentazione delle due figure principali coinvolte nel progetto.

Il primo, Lettieri, è un giovane regista napoletano che ha costruito il suo successo partendo dal mondo dei videoclip musicali, e che pochi anni fa ha debuttato con Ultras, film graffiante e contemporaneo sulle condizioni delle frange estreme della tifoseria calcistica nella provincia partenopea.

Il secondo, Liberato, non si sa chi sia. O meglio, forse sì. Dopo i primi, affascinanti anni di completo mistero, la nebbia che ha circondato sin dal 2017 il suo volontario anonimato si è diradata, offrendo alcuni indizi social che hanno portato alcuni fan a formulare alcune teorie sulla sua vera identità.

Indipendentemente dalle teorie che circolano, il suo culto è cresciuto col tempo, e proprio quest’anno si è realizzato nella produzione e distribuzione di un docu-film a tinte animate e musicali sul suo percorso biografico e artistico.

Il segreto di Liberato – Trailer

Già dal trailer, è possibile intuire che lo stile che per anni ha contraddistinto il loro sodalizio non è stato tradito.

Il segreto di Liberato – Trovare il proprio senso

Il segreto di Liberato – L’apertura del film

Vale davvero la pena fare qualcosa, quando il mondo sembra così ostinato a rifiutarti?

All’inizio della visione non è chiaro, ma indipendentemente che si tratti di fan storici o nuovi amanti della sua musica e del suo percorso di vita e artistico, man mano che la narrazione avanza, sembra essere questo il messaggio che il cantante comunica agli spettatori.

Con il suo profilo basato sull’assenza di una presenza, Liberato ha per anni violato i canoni che circondano il mondo dell’auto-presentazione artistica e dello storytelling tipico di una star. Ancorandosi al dialetto napoletano, alla melanconia e all’intimità, ci ha abituati ad una musica che muove e commuove perché parla al cuore, una musica disinteressata alla forma, come ogni sua azione.

Il segreto di Liberato non è da meno: mescolando i generi del documentario classico con il backstage musicale, e proponendo una rappresentazione dell’adolescenza dell’artista in stile animato originale e innovativo, questo film fortifica e consolida la sua mitologia, aggiungendo alcuni pezzi che arricchiscono la profondità della sua biografia.

L’alone di segreto e mistero che avvolge Liberato ha vissuto un’evoluzione duplice e ambivalente: con gli anni, da un lato questo tema ha assunto meno rilevanza, perché ci si è abituati all’anonimato dell’artista e perché diverse teorie che circolano online hanno ufficiosamente smascherato il personaggio; dall’altro, paradossalmente quello che Liberato rappresenta è entrato nel campo della mitologia e della mistificazione, quasi come una carnevalesca maschera tradizionale ormai facente parte della cultura di un popolo.

Liberato non è sempre stato Liberato, ma una parte di lui ha sempre sentito che un giorno lo sarebbe diventato.

Il segreto di Liberato tra biografia e appartenenza

Il segreto di Liberato – Una delle scene animate del film

Esplorando i canali social dell’artista, la percezione della sua cruda autenticità arriva subito: sul piano comunicativo, estetico, musicale e narrativo; come anticipato, non sono presenti né fronzoli, né ghirigori e né tantomeno la spasmodica ricerca di un codice aulico con il quale identificarsi.

In seconda battuta, appare evidente che semmai, l’unica identificazione possibile è quella tra l’artista e la sua appartenenza alla città di Napoli. In maniera arrogante, il cantante allude a questa reciproca equivalenza simbolica già nel trailer, paragonandosi alle tante storie esoteriche che circondano la storia della città partenopea.

In questo modo, la costruzione del personaggio provoca un duplice effetto sullo spettatore: da un lato, cristallizza la consapevolezza inconscia che probabilmente non sarà mai possibile conoscere davvero l’artista; dall’altro, stupisce con la realizzazione che potenzialmente, chiunque potrebbe essere Liberato, in una città tanto mistica, caotica e innamorata della poesia e del mistero.

Francesco Lettieri, Francesco Coppola, Calcutta e altri raccontano la storia di Liberato, una maschera che abita Napoli, celando l’identità di chi la indossa.

Il segreto di Liberato rappresenta una separazione, un prima e un dopo, ma anche una possibile integrazione.

Il “prima” è il tempo del liceo, dove Liberato, adolescente, si immerge nella musica, riservato e sconsolato. Nella sua camera, tra i poster di Pino Daniele e i caschi dei Daft Punk, compone e scrive, circondato da compagnie necessarie ma non ricercate.

Accanto a lui in classe c’è Lucia, ragazza appassionata di disegno e manga, annoiata dalle lezioni, che lascia un segno indelebile nella sua vita. La timidezza e la voce emotiva di Liberato lo conducono attraverso amori complicati e rivalità. L’amore sboccia ma non dura: lei si trasferisce a Tokyo e lui vola a Londra.

In questo gioco di identità, mito e comunicazione, un ruolo determinante è stato svolto dal lavoro realizzato da LRNZ e Giuseppe Squillaci, insieme allo studio ILBE Animation, in cui si racconta la giovinezza di Liberato, i suoi tentativi di diventare musicista e la sua storia d’amore con Lucia, una compagna di classe.

Lo stile animato di LRNZ sembra adatto, giovane e complementare con la visione che Lettieri dà della città e dell’artista, attraverso la ricostruzione teatrale e meta-teatrale delle tappe musicali di Liberato in giro per l’Italia e l’Europa durante gli ultimi anni.

Un mito contemporaneo

Il segreto di Liberato – Il finale del film

Raccontare un film su una persona che sembra non volersi davvero raccontare non è semplice, eppure è uno sforzo critico stimolante e arricchente.

Sin dal primo video, nel 2017, Liberato ha sempre mirato (ed è riuscito) a provocare. Suscitare emozioni, turbare, smuovere gli spiriti sembrava essere l’inevitabile filo conduttore di ogni suo gesto. Non a caso, intorno alla data del 9 maggio, si è costruito un inconscio collettivo fatto di amore, dolore, rimpianti e commemorazioni, che ormai con ritmo cadenzato e inevitabile scandisce la vita di coloro che Liberato lo frequentano, lo amano e lo condividono.

La ricerca delle definizioni possibili del film e del personaggio esula dagli scopi di questa recensione, che cerca di sviscerare proprio il lato emotivo presente nell’opera e nella mitologia di Liberato.

Dalla visione de Il segreto di Liberato, emerge un forte legame con la figura mitologica che da sette anni accompagna i napoletani in un modo di vivere la musica e la città così autentico da sembrare violento. La magia di Liberato risuona personalmente, offrendo un’intimità universale. Il messaggio del film è chiaro: Liberato può essere ciascuno di noi. Questo sentimento di unione e riconoscimento reciproco è evidente, specialmente nei frame dei concerti in giro per l’Europa che hanno riportato l’intensità ai livelli pre-pandemia.

La pandemia, infatti, ha intrappolato e separato le persone, creando una frattura da cui non si è ancora guariti completamente. Con il suo film, Liberato sembra affrontare questo trauma, trasformando rimpianti, nostalgie e frustrazioni in un’esperienza terapeutica. La sua musica elettronica e dance, le urla, le carezze romantiche e le rose malinconiche sotto l’orizzonte del Vesuvio non fanno sconti: obbligano a liberarsi dal trauma, a vivere il presente intensamente. Si salta, si balla, si canta, si ama e si urla, liberi di farlo, senza preoccuparsi del futuro.

Il messaggio di Liberato, simile a quello tramandato da Seneca, Leopardi, Nietzsche e L’Attimo Fuggente, è un invito a vivere il presente. Forse è il codice ad essere nuovo, forse la lingua napoletana o la musica. Qualcosa di eterno si attiva nel contatto con questo mito, suscitando gratitudine e un’energia incontenibile.

Questa pellicola ci offre molto più della semplice identità di Liberato: ci dona la sua storia. Una storia che consente a un personaggio come Liberato di vivere il suo anonimato senza rinunciare alla verità, non inseguendo un’ombra, ma rivelando un senso profondo in ciò che vediamo. L’identità di Liberato, complessa, contraddittoria e affascinante, è al contempo riservata ed esibita, velata e svelata. Attraversiamo la soglia tra la sua interiorità tortuosa e la sua esteriorità quasi metafisica.

Liberato – Lucia (Stay With Me)

Leggi anche: Ultras – Storia di uomini e del loro ideale

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