«Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo: in questo modo si fa solo della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti.»
(Bruno Munari)
Il 2 maggio è arrivato all’Ennesimo Film Festival Claudio Di Biagio. Regista, autore e creator fra i primi in Italia a sperimentare il linguaggio del web, nel pomeriggio ha tenuto un workshop dedicato alla creazione di contenuti audiovisivi contemporanei. In serata è stato ospite di I mestieri del cinema, curato da noi di ArteSettima insieme ad Ennesimo Film Festival, dedicato ai professionisti del settore e ai nuovi linguaggi della narrazione.
Claudio Di Biagio è un creativo ironico che però ci tiene molto al metodo, perché la creatività da sola non basta. Durante l’incontro si è parlato di cinema, community, internet e di quanto oggi il digitale possa ancora creare relazioni reali fra le persone.

Intervista a Claudio Di Biagio
Oggi durante il workshop hai parlato del tuo lavoro di regista e creativo, uno degli aspetti che hai messo più in luce è l’idea che la creatività da sola non basti, ma abbia sempre bisogno di metodo. Qual è quindi il primo consiglio che daresti a chi si approccia al tuo lavoro?
CLAUDIO DI BIAGIO
Che bisogna smetterla di aspettare l’ispirazione divina. La creatività non è una magia che arriva all’improvviso: è allenamento, studio, tentativi continui. Molti pensano che questo lavoro significhi avere “l’idea geniale”, ma in realtà la parte difficile è trasformarla in qualcosa di concreto. Serve metodo, costanza e soprattutto bisogna imparare a fare anche quando non se ne ha voglia.
Il cinema in Italia non se la passa benissimo in questo periodo, fra tagli ai fondi e produzioni bloccate. Credi che la transmedialità e in particolare il mondo dei social e di YouTube siano un nuovo orizzonte per il cinema e lo storytelling?
CLAUDIO DI BIAGIO
Avete tre ore? perché la risposta è mooooolto lunga (ride).
YouTube ha dato la possibilità di creare una community, che oggi è la cosa più vicina all’idea di pubblico. Però il punto importante non è solo avere persone online, ma riuscire a trasformarle in persone vere, che poi vanno agli eventi, nei cinema, agli incontri.
Penso ad esempio a realtà come Artesettima o Criticoni Project, che riescono davvero a portare le persone fisicamente in sala. Questa è una cosa che oggi l’industria del cinema dovrebbe osservare molto attentamente. Il digitale non deve essere visto come il nemico del cinema, ma come uno spazio che può creare nuove connessioni.
Qual è la cosa che ti diverte di più del tuo lavoro?
CLAUDIO DI BIAGIO
I segreti dei miei follower. Io potrei far cadere matrimoni, amicizie, rapporti lavorativi. Non avete idea!
Tu dialoghi molto con chi ti segue, qual è in generale il tuo rapporto con il pubblico?
CLAUDIO DI BIAGIO
Il rapporto è di stima e di scambio. Tantissime persone si confidano con me online e questa cosa è diventata quasi parte integrante del mio lavoro. Internet ha accorciato molto le distanze e chi guarda i tuoi contenuti spesso sente di conoscerti davvero.
Un falso mito da sfatare sui lavori creativi?
CLAUDIO DI BIAGIO
Che i set siano posti divertenti. Se non sei il regista o l’attore o comunque una parte centrale della troupe, vivrai tantissimi momenti vuoti, di attesa. Una cosa che dico sempre ai miei amici è questa: non aspettatevi l’azione o l’intrattenimento continuo. Il set è faticoso e certe volte pure ‘na rottura de palle.
Dal 2010, l’anno della vostra webserie Freaks!, sono passati sedici anni. Come pensi sia cambiato il mondo di internet e il rapporto fra persone e cinema?
CLAUDIO DI BIAGIO
Oggi rifare una cosa come Freaks! sarebbe impossibile. Per ragioni diverse: la prima è che probabilmente non la guarderebbe nessuno, perché nel frattempo i linguaggi si sono ibridati e sono nate e si sono affermate le piattaforme.
La seconda è che è stata una lucida follia. Noi quella serie l’abbiamo fatta davvero tutta da soli. In quel periodo c’era anche qualcuno che pensava avessimo produzioni segrete dietro, ma non era vero. Eravamo solo noi, con pochissimi mezzi e tanta voglia di fare qualcosa che ci sembrava nuova. È stata una fatica enorme ma anche un momento irripetibile del web italiano.
Narrazione digitale e cinema come possono stare assieme per te?
CLAUDIO DI BIAGIO
Cinema e digitale per molti versi stanno già insieme. Tutto il discorso fatto fino ad ora ne è la prova. Cambiano i linguaggi, cambiano i modi di guardare contenuti, ma resta il bisogno di raccontare storie e di creare un rapporto con chi guarda.

L’incontro con Claudio Di Biagio all’Ennesimo Film Festival ha raccontato proprio questo: un cinema che cambia continuamente forma, attraversa piattaforme e linguaggi diversi, ma continua a vivere nel rapporto con il pubblico.




