I Migliori Film del 2017 secondo La Settima Arte [con uscita nelle sale italiane]

Andrea Vailati

01.01.2018

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Il primo giorno di un nuovo anno si oscilla nel crepuscolo del passato e del futuro, in un presente che non sa ancora quale strada maggiormente lo contaminerà.

Alcuni degli scrittori de La Settima Arte hanno scelto un film preferito nel 2017, eccone il risultato.

I Migliori Film del 2017 secondo La Settima Arte. 

[contando l’uscita nelle sale italiane]

– Il Miglior Film per Enrico Sciacovelli: Baby Driver di Edgar Wright

[Leggi anche: Baby Driver : Il genio della fuga – Uno spettacolo in stile Wright]

Sono bastati 10 minuti per farmi innamorare di Baby Driver: avevo solo bisogno di vedere un intero piano sequenza ininterrotto perfettamente a tempo con “Harlem Shuffle”, coordinato alla perfezione per comunicare quella infantile gioia che si prova ad andare in giro, cuffie nelle orecchie, e vedere il mondo muoversi insieme a te.

L’idea di Edgar Wright al lavoro su un film pensato insieme alla sua colonna sonora è allettante, ma il prodotto finale ha superato le mie aspettative e le ha lasciate nella polvere.
Ogni scena e ogni canzone che la accompagna è carica di vigore e personalità, supportate anche da una regia immacolata e da ottime performance.

Baby Driver è il film più divertente dell’anno, nel senso più puro e distillato della parola “divertimento”.
Sono da mesi in un circolo vizioso, tra l’ascoltare la colonna sonora su Spotify e la voglia di rivederlo per studiare le scene associate a ogni canzone. Entrateci a vostro rischio e pericolo.

– Il Miglior Film per Gaia Causarano: Dunkirk di Christopher Nolan

[Leggi anche:Dunkirk – Il particolare musicale che vale un’intera colonna sonora]

Il Dunkirk di Christoper Nolan racconta la storia dei soldati britannici bloccati sulle coste della Normandia, ed è stato sicuramente uno dei film più apprezzati e criticati dell’anno. E proprio per essere riuscito a polarizzare sia il pubblico che la critica, si merita di essere inserito tra i migliori del 2017. Basta fare una ricerca online per vedere come i commenti al film si alternano tra uno “straordinario” e un “deludente” senza lasciar spazio alle mezze misure, e ciò non ci sorprende. Infatti, Dunkirk è una produzione che tocca gli estremi.

Da un lato la spettacolarità degli effetti speciali e la potenza trionfale della colonna sonora di Hans Zimmer, da un lato lo “zoom” sui volti dei soldati e la celebrazione della sconfitta in nome della sopravvivenza. Ed è proprio questo “movimento”, rappresentato anche dal continuo alternarsi di passato e futuro o di cielo e terra, che determina il successo di Dunkirk rispetto altri film sul tema, ma che genera anche disappunto nella misura in cui si giunge al finale con la sensazione che si sia perso qualcosa nel “mezzo”, come per esempio un sussulto o un’emozione.

Tuttavia la qualità di una produzione cinematografica deve esser anche misurata nella sua capacità di generare dibattito, e Dunkirk si offre sia ad una sonante glorificazione che ad una critica efferata.

 

– Il Miglior film per Elena Matassa: Song to Song di Terrence Malick

[leggi anche: Song to song – Un ritratto dissipante dell’esistenza vagabonda]

Rooney Mara e Ryan Gosling sono gli interlocutori eletti di un intimo dialogo d’amore. È una di quelle relazioni che fanno apparire sullo schermo il sentimento più privato e sincero, una relazione che si fa bellezza di gesti, di corpi, di sguardi, sorrisi e atmosfere. In più, i due sono musicisti intenti a realizzare i loro sogni. Malik ci ha regalato quest’anno un altro dei suoi ritratti esistenziali, ma dipinto in un modo più lineare e seguibile del solito: la trama è evidente, anche se il tempo viene percepito come sospeso, ed evidenti restano le digressioni in favore dell’immagine puramente estetica.

Così due storie d’amore parallele si intersecano in un triste triangolo avvelenato, destinato a portare ad una sofferenza gratuita e malvagia, come in fondo è la natura umana raffigurata nel film, che nemmeno l’amore più puro può evitare. L’amore assorto in se stesso è innocente solamente all’inizio, poi è effimero e dissipabile come ogni altra cosa.

– Il Miglior Film per Alessandro Fazio: The Place di Paolo Genovese

[Leggi anche: The Place – L’Enigma deve avere un senso?]

Arriva nel novembre del 2017 il nuovo film di Paolo Genovese. La storia ha del surreale in quanto, adattamento della Serie Tv The Booth at the End, si svolge tutta in un un unico locale chiamato, appunto, The Place.

L’assurdità della vicenda narrata si snoda attorno all’incontro tra un personaggio misterioso interpretato da Valerio Mastandrea e i soggetti che lo raggiungono al tavolino. Egli, per esaudire le loro richieste, imporrà dei comportamenti spesso inversamente proporzionali alle esigenze dei suoi “clienti”. La genialità della trama sta nel riuscire a unire le riflessioni esistenziali poste dalle richieste dei clienti con la necessità di intrecciare le storie di tutti i personaggi.

La riflessione sul male all’interno di ognuno di noi è il punto di forza del film che mi ha conquistato definitivamente quando, con il finale, lascia una libera interpretazione allo spettatore.

 

– Il Miglior Film per Francesca Casciaro: La La Land di Damien Chazelle 

[Leggi anche: La La Land- La vita è una poesia se si ha la forza di sognare]

Una giovane cameriera che sogna di fare l’attrice, un pianista con una passione tanto grande per il jazz da desiderare di trasmetterla al mondo: questi sono gli ingredienti, un uomo e una donna che hanno ancora il coraggio di sognare.

Lalaland così diventa una grande storia d’amore, di quelle vere, che fanno commuovere. Di quelle storie che nascono lentamente, per poi crescere nella vita con il sostegno di due mani intrecciate. La La Land è anche un musical, con canzoni in grado di emozionare anche chi non è un grande estimatore del genere. Ma, infine, La La Land è soprattutto una favola moderna, che non si accontenta di un semplicistico “e vissero tutti felici e contenti”, ma ha una commovente morale: i sogni si realizzano per chi è tanto folle da crederci sino in fondo!

Così, in un mondo che costantemente ci spinge a ridimensionare le nostre ambizioni, e a rinchiudere i nostri desideri in un cassetto, accontentandoci al grigio della vita, La La Land ci ricorda che esistono i colori!

 

– Il Miglior Film per Andrea Martelli: Star Wars – Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson

[Leggi anche Star Wars: Gli Ultimi Jedi – Oltre il Passato]

“Dove c’è la luce deve esserci ombra, dove c’è l’ombra deve esserci luce. Non esiste ombra senza luce, né luce senza ombra”.

Rian Johnson (sublime scrittore di Ozymandias in Breaking Bad) deve aver letto Murakami per scrivere la sceneggiatura del nuovo Star Wars. Ne espande l’universo, analizzando più a fondo la Forza che lo compone e ponendo in primo piano il tema dell’Equilibrio, finora solo sfiorato.

La pace non viene intesa più come vittoria dei Jedi sui Sith ma come equilibrio tra luce e oscurità, perché la Forza che tutto permea è presente in ogni forma vivente e tende a equilibrarsi col tempo nel suo dualismo di Luce e Lato Oscuro. Come ha concepito Anakin il Prescelto dal nulla, adesso fa lo stesso con Rey, la cui legacy si rispecchia nel “bambino nessuno” che impugna la scopa con la Forza nell’ultima emblematica scena del film.

Il futuro ha inizio.

 

– Il Miglior Film per Andrea Vailati: Manchester by the sea di Kenneth Lonergan

[Leggi anche: Manchester by the sea- Un arido ritratto di umanità]

Il cinema della narrazione, quello della scrittura che primeggia nelle arti di cui La Settima Arte fa uso, è un cinema che ha una necessità intrinseca di raccontare qualcosa. 

Raccontare implica un dinamismo, un’evoluzione, uno sviluppo di una storia, umana, fantastica che sia.

Manchester by the sea, nell’epoca dell’emozioni inflazionate, dei cliché condannati a prescindere, del pathos e della catarsi come vincoli quasi aprioristici nell’impostare una sceneggiatura, ci racconta l’aridità più immobile.

L’evoluzione di un qualcosa che non può più evolversi, di un uomo che ha superato ogni sofferenza umanamente possibile, giungendo in un limbo di eterna apatia, sale cosparso su qualunque speranza di ricostruire la sua Cartagine.

Ed è in questa indifferenza che vediamo la più potente delle storie umane del 2017, poetica del suo narrare una tragedia desertica.

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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