‘Gravi tumulti hanno travolto la Galassia a causa della tassazione sulle rotte mercantili verso i sistemi stellari periferici’. Così ha inizio La Minaccia Fantasma, il quarto film della saga più famosa di sempre (il primo nella cronologia interna). L’ormai leggendaria intro di Star Wars, con le scritte che scorrono sullo sfondo dello spazio, è per la prima volta impostata su un discorso politico che si pone come base della successiva narrazione.
Un’introduzione come quella di Episodio IV ha il fondamentale compito di anticipare il tono dell’intera trilogia. Viceversa, le scritte di Episodio I sono caratterizzate da una decisa e preminente ingerenza del fattore burocratico.
Non che siano discorsi mai affrontati dalla saga, tuttavia è la prima volta che sentiamo nominare tasse, rotte mercantili e federazioni di commercianti. È l’anticipazione di una tendenza che porterà il discorso sull’opposizione Impero/Ribellione ad un’analisi sulle sue cause e origini.
Dunque non tanto la politica, quanto la sua importanza viene completamente stravolta nella trilogia prequel, a differenza della precedente in cui essa aveva un suo ruolo, ma più sommesso e superficiale. Quella cui assistiamo è la creazione di un nuovo ordine amministrativo al cui interno trovano spazio le storie personali dei personaggi principali della saga. L’evoluzione del Cancelliere (poi Imperatore) Palpatine, il cambiamento di Anakin e la sua adesione al lato oscuro; tutto ciò è indissolubilmente legato ad un discorso politico di essere analizzato.

Ne La Minaccia Fantasma la Galassia è governata da una Repubblica democratica presieduta da un Cancelliere eletto tramite i voti dei senatori. Tale repubblica viene messa in discussione dalla Federazione dei Mercanti, che si lamenta delle nuove tassazioni e decide di bloccare le rotte commerciali. La Federazione è aiutata dal misterioso Darth Sidious, che ordina ai mercanti di eliminare i due ambasciatori Jedi inviati dalla Repubblica per risolvere diplomaticamente la questione. Lo scontro politico – e successivamente bellico – fra le due fazioni ha inizio con questo episodio, e sarà l’elemento portante della narrazione della trilogia.
Il proseguimento del conflitto sarà il motore delle azioni e delle vicende dei protagonisti.
I Jedi, quali protettori della pace e dell’ordine della galassia, trovano una legittimazione e la possibilità di crearsi uno status duraturo in Star Wars proprio grazie al loro intervento nella risoluzione di crisi politiche. La Galassia rappresentata da Lucas è chiaramente ricalcata su di una forma di governo che è quella di una repubblica parlamentare liberamente esibita, in cui lo spazio per la critica non ha più motivo di fare da sfondo parzialmente celato alle vicende.
In questo senso anche il rapporto amoroso fra Padme e Anakin si pone come rappresentativo di due diverse scuole di pensiero. Da una parte la libertaria regina di Naboo, che in seguito diventerà senatrice, la cui saggezza e amore per la democrazia non vengono lucidamente compresi da Anakin, l’aspirante maestro Jedi che formula inquietanti discorsi sulla necessità di un leader carismatico cui affidare pieni poteri.

Le due fazioni veramente in lotta sono, dunque, il bene e il male, rappresentante rispettivamente da chi combatte per mantenere la pace e la libertà, e chi invece vuole passare da una repubblica ad una dittatura. Se nella precedente trilogia era la guerra in Vietnam l’oggetto delle critiche, qui lo sono i despoti e i regimi totalitari.
Lo sviluppo narrativo dei prequel di Star Wars ci fa assistere quindi al passaggio da una Repubblica ad una dittatura ponendo l’accento soprattutto sui metodi di persuasione del vero malvagio: il Cancelliere Palpatine. Un doppiogiochista che sfrutta chiunque possa servirgli a raggiungere il potere politico, anche a costo di ingannare i propri alleati. È lui il burattinaio dietro agli eventi dell’intera trilogia. L’uomo in grado di portare Anakin al lato oscuro e di eliminare i Jedi, il vero ostacolo al suo tirannico obiettivo.
Il Senato invece, organo che avrebbe dovuto difendere l’ordine democratico, si dimostra debole ed eccessivamente arrendevole di fronte all’avanzata di Palpatine. I senatori, infatti, salvo rare eccezioni, trovano poco spazio nella narrativa degli episodi prequel. Essi accettano colpevolmente l’ascesa del Cancelliere senza riuscire – per mancanza di coraggio o di capacità – a comprenderne i piani. È una rappresentazione poco lusinghiera di una situazione oltremodo complicata, che si è realizzata troppe volte anche nel mondo reale.

Oltre all’incapacità dei senatori di riconoscere il pericolo, l’altro elemento su cui Palpatine lavora per rovesciare l’ordine democratico è la sfiducia popolare verso i Jedi. I rappresentanti del bene assoluto e disinteressato vengono messi sotto una cattiva luce dal Cancelliere, le cui azioni portano all’esecuzione del famigerato ordine 66, al quale nessuno si oppone. Un’altra critica verso coloro che accettano in maniera passiva i dettami e le riscritture storiche di chi detiene il potere, permettendogli di cambiare in peggio la configurazione politica.
Un cambiamento che riguarda anche Anakin Skywalker, il cui percorso è per certi versi simile a quello della Repubblica. Il lavoro compiuto da Palpatine sul giovane Jedi non è tanto di sovvertimento della sua natura, quanto di estrazione dei lati più oscuri della sua anima. La rabbia, l’odio, il rancore e la bramosia sono i sentimenti negativi che attraversano in maniera analoga Anakin e i politici, pulsioni che il Cancelliere riesce a sfruttare, creando le situazioni adatte per farli emergere.
Grazie al suo lavoro Palpatine porta a compimento il suo piano, trasformando una democrazia in una dittatura nel corso dei tre episodi. Rispetto alla trilogia originale la saga prequel risulta più approfondita nel suo analizzare attentamente cause ed effetti di una degenerazione, e più cupa nella sua rappresentazione di una Galassia in cui il bene viene sconfitto ed è costretto a ritirarsi in esilio.
La politica è da sempre uno degli elementi essenziali di Star Wars, ma mai come nella trilogia prequel essa è stata centrale, predominante (basti pensare al ruolo del senato inteso come luogo fisico). Il dualismo, tema portante della saga, si riversa nell’aspra critica di Lucas ad un certo modo di fare politica. Nel suo amore verso la democrazia, la pace, l’uguaglianza, Star Wars rivela qui tutta la sua valenza umanistica.




