Black Panther – Ryan Coogler dipinge il riscatto dell’Africa

Alessandro Fazio

Febbraio 24, 2018

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Black Panther nel film.

Black Panther di Ryan Coogler (noto al grande pubblico per essere regista e sceneggiatore di Creed – Nato per combattere) è il diciottesimo film del Marvel Cinematic Universe ed è lo standing alone di un personaggio che abbiamo già conosciuto in Captain America – Civil War: T’Challa, il re di Wakanda (Chadwick Boseman). È proprio subito dopo gli eventi di Civil War che inizia il Black Panter, concentrando l’attenzione proprio sul ritorno di T’Challa nel proprio paese per essere incoronato Re, a causa della morte del padre avvenuta proprio nell’ultimo film della trilogia di Captain America.

Il Wakanda, tuttavia, non è una nazione come le altre: collocata in Africa, presenta una facciata di povertà sotto cui nasconde, attraverso la più avanzata tecnologia del mondo, la sua vera essenza di Stato estremamente sviluppato e futuristico. Ad ogni modo, la tradizione ha mantenuto un ruolo centrale nella società wakandiana, ed è dopo precisi rituali che il re può diventare effettivamente tale. T’Challa non sa però che suo padre aveva non pochi scheletri nell’armadio e le sue azioni passate hanno creato mostri, tra cui l’antagonista Killmonger (Michael B. Jordan), autore di una prova interessante e a tratti più coinvolgente di quella del protagonista.

Infatti, uno dei punti di forza di Black Panther è senza dubbio la costruzione dell’antagonista. Da piccolo, il ragazzo subisce una tragedia che gli permette di accumulare rabbia e odio nei confronti del responsabile di tale vile atto: il padre di T’Challa. Conoscitore delle reali ricchezze del Wakanda, cresce con l’intenzione di rendere il mondo soggetto alla forza del suo paese, scontrandosi così con T’Challa, sostenitore invece di una politica più conservatrice e, soprattutto pacifista. Ma dietro le intenzioni di Killmonger (alla cui causa si unisce un altro antagonista, Ulysses, interpretato da Andy Serkis) non c’è un semplice delirio di potere o un esclusivo intento guerrafondaio.

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Black Panther nel film.

In questo senso, infatti, possiamo dire che Black Panther unisce la realtà alla fantasia: la triste verità, comune al nostro mondo e a quello del film, è la condizione del continente africano, da sempre sfruttato da nazioni più ricche e potenti perché mai titolare di un potere abbastanza forte per difendersi.

L’esistenza del Wakanda, dunque, suscita ancora più perplessità proprio alla luce di questo aspetto: se il Wakanda è così sviluppato, ricco e di conseguenza potente, perché non condivide tale forza per migliorare almeno in parte le condizioni degli africani nel mondo? Tale domanda è legittima e sovviene allo spettatore nel momento in cui vede lo stato nascosto nella foresta. A questa domanda, Killmonger aggiunge una parte che lo identifica come villain: non solo serve migliorare la vita degli altri africani, ma con il vibranio vuole costruire armi che sottometteranno il mondo al suo volere.

L’antagonista di Black Panther vede nella vendetta per i torti subiti dalla gente nera il vero motivo di riscatto, senza però comprendere che il riscatto sussisterebbe già nel momento in cui, attraverso le ricchezze wakandiane, si riuscisse ad aiutare non solo gli altri popoli africani, ma tutto il mondo.

Concetto questo che non sfugge a T’Challa, che dimostra di essere cosciente della sua crescita narrativa.

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Una scena del film.

La rappresentazione del Wakanda, oltre che avere il richiamato e suggestivo ruolo di evocatrice del concetto di riscatto, è impressionante anche dal punto di vista grafico e degli effetti speciali. I colori tendenzialmente scuri non impediscono un trionfo visivo che si consacra sia nelle scene di inseguimento/combattimento sia in quelle più statiche di presentazione delle bellezze naturali e tecnologiche del Wakanda.
Da questo punto di vista, inoltre, le musiche risultano ben coordinate più nei momenti di ammirazione di paesaggi piuttosto che in quelli di combattimento.

Anche la regia di Ryan Coogler potremmo definirla senza infamia e senza lode, nel senso che non fa niente per contraddistinguersi, elemento comune e quasi caratteristico di tutti i film dell’MCU (fatta eccezione, forse, per Thor Ragnarock di Taika Waititi).

Come detto, è nella scrittura che Coogler dà il meglio di sé, presentandoci un cattivo con buone e condivisibili premesse (forse anche troppe, considerata la facilità con cui si è portati a empatizzare con Killmonger), che giustamente degenerano, altrimenti parleremmo di un co-protagonista.

Proprio riguardo il protagonista, invece, si possono fare alcuni appunti. Se da un punto di vista di prestazione di Chadwick Boseman non c’è molto da dire – si rivela una scelta di cast azzeccata come già visto in Captain America – Civil Warquello che lascia più perplessi è il poco approfondimento (sia del passato, sia più prettamente psicologico) che è dedicato a T’Challa, al punto che guardando il film sembra conoscere più il villain che il protagonista. Che sia una scelta voluta o meno, l’effetto non è proprio positivo per il film: forse si faceva affidamento sul fatto che fosse un personaggio già conosciuto in Civil War.

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Il regno di Wakanda nel film.

Black Panther, sempre parlando dei personaggi, si mostra interessante per uno di quei protagonisti che appartengono alla famiglia di T’Challa: sua sorella Shuri è quel giusto concentrato di simpatia e arroganza che fa di lei una piccola Tony Stark al femminile. Il paragone con Stark ci sta tutto, considerando che Shuri è un vero e proprio genio: è a lei, infatti, che è affidato lo sviluppo tecnologico del Wakanda e, vedendo lo spot di Avengers – Infinity War, sembrerebbe che lei e il miliardario americano si siano confrontati in quanto Iron Man indossa quella che sembra un’armatura con tecnologia al vibranio.

Black Panther di Ryan Coogler, dunque, si presenta come un film maturo, all’altezza delle aspettative, finalmente sgombro dall’eccessivo tasso ironico e leggero degli ultimi film e con due grandi scene dopo i titoli di coda, che aprono gli scenari dei prossimi film. Se vedrete Infinity War, quindi, non lasciatevi sfuggire Black Panther: a buon intenditor poche parole.

Leggi anche: Marvel Cinematic Universe: Fase 1 – La nascita dei Vendicatori 

 

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