Le Streghe – Il fantasy (forse troppo) infantile di Zemeckis

Antonio Lamorte

20.11.2020

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Se c’è una cosa che contraddistingue il cinema di Zemeckis, praticamente da sempre, è la capacità unica di saper dialogare contemporaneamente con diverse generazioni di spettatori. Poco importa se siamo catapultati in un universo natalizio fatto in CGI, o nella seconda guerra mondiale; il cinema di Robert Zemeckis rispetta dei canoni universali che si rivolgono a grandi e piccoli e questo suo Le Streghe non fa eccezione.

Un ragazzino di colore (interpretato dal bravo Jahzir Bruno) perde tragicamente entrambi i genitori e va vivere con sua nonna (Octavia Spencer). Proprio mentre il giovane protagonista comincia a superare il lutto, scopre l’esistenza delle Streghe, una congrega di demoni sotto sembianze di donne che mirano a trasformare tutti i bambini del mondo in animali.

Le Streghe

Il protagonista del film (Jahzir Bruno)

I temi e i pregi de Le Streghe

I punti di forza di questo film sono alcuni dei temi trattati. Abbiamo la morte che spezza l’innocenza dell’infanzia, il distacco dalle persone che amiamo, il crescere più in fretta del dovuto. E poi ancora, più avanti nel film, troviamo la capacità di adattarsi alle situazioni, anche quando queste sono tristemente irreversibili.

Ovviamente tutto ciò è merito del leggendario Roald Dahl (scrittore de La fabbrica di cioccolato e Il GGG), autore del romanzo da cui è tratto il film di Zemeckis (e quello di Nicholas Roeg del ’90). L’indubbio merito di Robert Zemeckis e il suo team di sceneggiatori, tra cui figura insospettabilmente anche Guillermo del Toro, è quello di aver saputo mescolare, nel poco tempo a disposizione, tutti questi sottotesti, senza però rinunciare a quel tono scanzonato e ironicamente nero che ha sempre contraddistinto le opere di Dahl.

Tra i meriti dell’opera è impossibile non citare la fluidità della narrazione; Zemeckis si abbandona a virtuosismi tecnici non indifferenti, aiutato anche dal massiccio uso di CGI.

I suoi piani sequenza esuberanti, la messa in scena dai contrasti sgargianti, la chiara raffigurazione dell’azione sono tutti elementi vincenti per una storia come questa. Il tutto unito da un montaggio sempre molto attento e preciso, che rende Le Streghe un film estremamente dinamico, adatto anche a chi perde l’attenzione molto velocemente.

Le Streghe

La nonna (Octavia Spencer) del protagonista

E infine, parlando dei meriti, ci sono le interpretazioni. Octavia Spencer regala probabilmente la miglior prova dell’intero cast; con la sua presenza rassicurante diventa immediatamente un saldo punto di riferimento non solo per il protagonista, ma anche per gli spettatori. Il suo personaggio infatti ha avuto, in gioventù, un incontro ravvicinato con queste creature oscure; lei spiega quali sono le caratteristiche del mondo stregonesco, e lei sa come combatterle.  Forse, al netto di tutto, l’interpretazione e il personaggio della Spencer sono le qualità migliori del film.

I difetti delle ingenuità narrative

Ovviamente, come si sarà intuito, Le Streghe di Robert Zemeckis è un film tutt’altro che perfetto. Troviamo, in più passaggi, un’eccessiva ingenuità, troppa anche per un pubblico di bambini. E spesso si sciupano delle occasioni potenzialmente molto interessanti, soprattutto da un punto di vista contenutistico, liquidando il tutto con una semplice battuta. Ad esempio uno dei bambini trasformati in topi vive un rapporto conflittuale con i genitori; dopo la trasformazione in roditore si sarebbero potuti intraprendere temi come il distacco familiare (blandamente accennato) e magari l’accettazione, o quantomeno il tentativo di accettazione.

Tutto questo non viene esposto, o meglio, ne sentiamo l’odore, ma a conti fatti non è che tutto questo venga fuori in modo così pulito. La produzione del film è stata problematica,  con Guillermo Del Toro inizialmente previsto alla regia, e l’impressione è che probabilmente almeno una decina di minuti in più avrebbero giovato all’opera.

Inoltre, com’è chiaro dal contesto, tutto è estremamente grottesco; e questo magari non sempre può essere un punto a favore. Il personaggio della Strega suprema di Anne Hathaway può risultare per certi aspetti estremamente macchiettistico, soprattutto per via del suo accento russo; inoltre alcune soluzioni e atteggiamenti da parte dei personaggi non sempre lasciano il tempo allo spettatore di metabolizzare l’accaduto, scadendo quindi spesso in situazioni dove l’assurdo, pur essendo un contesto così favolistico, sfiora pericolosamente il trash involontario.

Le Streghe

La Strega Suprema (Anne Hathaway)

Per concludere, Le Streghe di Zemeckis è probabilmente tra i film meno interessanti del geniale regista di Ritorno al futuro. Soprattutto se pensiamo che questo tipo di cinema è già stato trattato con enorme finezza, anche da Zemeckis stesso. Ben lontano dall’acquisire quello status di cult del film degli anni ’90 di Nicholas Roeg, questo adattamento rimane per certi versi un’amara occasione sprecata, ma per altri un indubbio intrattenimento per una bella serata in famiglia.

Certo, per farsi trasportare appieno da una storia come questa, in cui delle streghe trasformano dei bambini in topolini, è indispensabile scendere a compromessi con la parte più innocente e infantile di noi; e forse questa cosa è anche uno dei punti di forza di questo tipo di cinema. 

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  • Antonio Lamorte

    "Una volta mollata l'anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos." - Henry Miller

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