Elfen Lied è una serie televisiva anime composta da tredici episodi, diretta da Mamoru Kanbe e trasmessa nel 2004. Tratta dall’omonimo manga seinen scritto e disegnato da Lynn Okamono, merita più di una menzione d’onore in quanto è senza ombra di dubbio e sotto più aspetti un prodotto di estrema perizia artistica.
Io, Diclonius

Lucy evade dalla sua prigione e la dicotomia tra la sua natura e l’umanità si esprime su più piani, come nell’uso del colore. Il conflitto tra la moltitudine e il singolo è così sottolineato dalla lotta cromatica tra blu e rosa.
La trama è incentrata sull’esistenza di una razza umana mutante, chiamata Diclonius. I Diclonius sono tenuti segreti al resto dell’umanità e studiati in laboratori di ricerca appositi, dove vengono sottoposti senza alcun tipo di remora a esperimenti terribilmente violenti.
I Diclonius sono in tutto e per tutto simili agli esseri umani, in quanto generati da un virus che infettando l’ospite ne muta il DNA. Le caratteristiche che li contraddistinguono sono un paio di piccole corna sul capo, i capelli e gli occhi tendenti al fucsia, la capacità di generare e servirsi di braccia invisibili estremamente forti, chiamate vettori.
È questa caratteristica, in particolare, a far sì che i Diclonius siano considerati molto pericolosi per il resto del genere umano. Questa paura è sufficiente a far sì che vengano spogliati della loro dignità e dei normali diritti, perdendo di fatto lo status di persona. Trattati come oggetti, nudi e isolati, vengono studiati per capire il segreto della loro resistenza fisica sin dalla nascita.
Partendo da questa ambientazione la storia prende il via dalla fuga di Lucy, la prima Diclonius, e dalla sua conseguente perdita di memoria. Un ragazzo la troverà sulla spiaggia, in stato confusionale, e deciderà di prenderla con sè e aiutarla, inconsapevole della sua vera natura. Le attenzioni dell’organizzazione di ricerca dalla quale Lucy è fuggita non tarderanno a raggiungerli.
La profondità del nudo
Il tema della nudità forzata, come simbolo della negata inclusione nella razza umana e del privato riconoscimento dei bisogni emotivi dei Diclonius, è forse una delle prime cose che colpiscono lo spettatore. Non è infatti una scelta estetica causale ed è evidente per contrasto con scene più facete inserite all’interno dell’anime.
Fin dal primo episodio, anzi, fin dalla sigla, l’anime presenta il nudo senza imbarazzo alcuno, sottolineando il contrasto tra le depauperazioni subite da Lucy e la violenza di cui è capace, l’estrema umanità e la fragilità innocente contro la freddezza del suo agire e la consapevolezza.
Un pressante senso di solitudine e rassegnazione traspare nella sigla, merito anche del brano strumentale scelto in stile gregoriano. Il mezzo geniale con cui gli autori dell’anime sono in grado però di rendere questo messaggio fulcro dell’opera, è l’utilizzo nella sigla dei quadri di Klimt. Nella sigla, infatti, i personaggi dell’anime si sostituiscono ai soggetti dei famosi dipinti, sottolineandone così i tratti umani dei caratteri, fotografando fuori dalla trama la loro essenza più pura.

Confronto tra il dipinto Il Bacio di Klimt e un’immagine dell’opening di Elfen Lied. Il voluto effetto di separazione tra i due diversi soggetti dell’immagine rende perfettamente l’impossibilità di toccarsi davvero, di abbracciarsi, dei due protagonisti della scena. Il risultato è che l’unico essere empatizzabile nella scena è Lucy, che si aggrappa in una sorta di richiesta emotiva dormiente a un manichino onirico.
Una scelta artistica quanto di fine regia, che non è l’unica degna di attenzione. Il nome stesso dell’anime rimanda al poema di Eduard Mörike, La Canzone degli Elfi, metafora della percezione dei Diclonius da parte degli esseri umani. Infatti, nonostante la dimensione fiabesca della canzone di Mörike, è percepibile il significato di separazione e ostilità tra fate e umani, di razzismo, che è poi uno dei grandi temi dell’anime.
Cosa plasma i personaggi
Accanto al razzismo emerge un altro tema importante, quello del male generatore di altro male. Le Diclonius non sono di per sé davvero cattive o pericolose ma lo diventano in conseguenza ai trattamenti a cui sono sottoposte sin dalla tenera età. Rese aggressive e mostruose, a loro volta non sono quasi più in grado di percepire se stesse come parte dell’umanità. Sono rese ciò che legittima i loro carnefici a tormentarle.
Il senso di ribalta e la consapevolezza delle ingiustizie subite le scava profondamente, le corrompe. È evidente sia dalla personalità di Lucy una volta affetta da amnesia che di Nana, un’altra Diclonius protagonista di un arco narrativo molto interessante, come in realtà loro non siano altro che ragazze. Vertiginosamente simili agli stereotipi di ragazze adolescenti che siamo abituate a vedere negli anime di genere slice of life.
La caratterizzazione psicologica di tutta la rosa dei personaggi della storia è particolarmente curata. L’attenzione ai disturbi psicologici è trattata con delicatezza estrema. Tra questi compaiono il disturbo dall’attaccamento, il meccanismo di rimozione di fronte a un trauma, il senso di colpa della vittima. Con la rapidità e la decisione di una freccia che colpisce un bersaglio, questi temi diventano tratti distintivi dei protagonisti che dinamicamente evolvono nel corso degli episodi, senza mai cadere in uno stereotipo o in un pesante didatticismo.
I dettagli scientifici nascosti
All’interno dell’opera, poi, ci sono diversi cenni all’evoluzionismo. Nonostante Elfen Lied non abbia velleità di scientificità e intenti didattici, alcuni dettagli scientifici abbelliscono l’ambientazione sci-fi.
“Lucy“, nome scelto per la protagonista, prima Diclonius esistente nell’ambientazione, è un chiaro riferimento al nome dell’australopiteco trovato in etiopia nel 1974. È chiaro, inoltre, come il ruolo riservato alla protagonista dagli scienziati che la studiano sia quello di una vera e propria Eva genetica, una sorgente da cui attingere per creare la nuova stirpe di esseri umani. Questo ruolo di Eva genetica non è che un parallelismo in chiave fantascientifica di Eva mitocondriale, teoria biologica realmente esistente.
La stessa parola “Diclonius” è il nome di una specie di dinosauri del Cretaceo superiore di cui non si sa molto e di cui è dubbia la definizione, esattamente come per i mutanti della serie.
Lucy, madre di Eleven
Nonostante l’estrema ricchezza di temi e di dettagli artistici presenti nell’anime, il ritmo di narrazione tra i vari episodi è ben scandito. La scorrevolezza e la naturalezza della storia è piacevole, mai pesante e sempre significativa.

Dotate di una forza distruttiva inumana che le distanzia dal prossimo consciamente, Lucy è sicuramente la versione più adulta e rassegnata di Eleven. Tuttavia è impossibile non cogliere la radice comune dello spirito delle due protagoniste: una specie di firma lasciata dalle atmosfere comuni.
Le qualità di questa serie sono anche provate dal fatto che Elfen Lied abbia ispirato la creazione di un prodotto a sua volta molto valido. Sicuramente più conosciuto, Stranger Things, raccoglie e rielabora più di un tema presente nell’anime, come rilasciato dai Fratelli Duffer. Il retaggio di Elfen Lied, dunque, o meglio di Lucy è quindi la stessa Eleven. Non è difficile per chi ha guardato entrambe le serie cogliere le similitudini tra le due protagoniste e i rimandi più o meno espliciti. Forse sarebbe il caso di riconoscere a Lucy la sua discendenza.




