The Promised Neverland – La dialettica nella prima stagione

Valeria Ruggiero

Marzo 16, 2021

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In occasione dell’uscita della seconda stagione di The Promised Neverland, shonen diretto da Mamoru Kanbe per la CloverWorks Inc, era doveroso ricordare i meriti della prima stagione.

La prima parte di The Promised Neverland ha offerto un bouquet perfettamente armonico di ambientazione, caratteri e atmosfere in soli dodici episodi. Piccolo gioiello di grazia e intensità narrativa, conclude il suo arco con la stessa pulizia e semplicità con cui si disegna a mano libera una circonferenza perfetta. Paragonare la perfetta sintesi che si svolge in quest’opera alla circonferenza di Giotto può risultare certamente eccessivo e quasi tracotante, eppure quest’anime e la sua capacità dialettica nitida e poetica ci spinge a osare un’analisi di questo tipo.

Uno shonen che rivoluziona il genere

Le originalità di The Promised Neverland hanno valso ben più di un premio alla serie, che oggi si riconferma una delle produzioni più attese per la nuova annata. Il suo successo ha di certo a che fare con la volontà di innovazione che porta al genere shonen.

Tra queste, una protagonista femminile, un’atmosfera tenera e pastellata, che nulla toglie alla crude atmosfere orrorifiche, e uno scavo psicologico dal taglio impietosamente maturo, in contrasto con l’età media dell’audience e dei personaggi.

In occasione dell'uscita della seconda stagione di The Promised Neverland era doveroso ricordare i meriti della prima stagione.

Una scena emblematica dell’anime.

La trama non tratta di una gara da vincere (Holly & Benji), di un obiettivo grandioso da conquistare (One Piece) o della salvezza della terra da un male soverchiante (Dragon Ball).

È una fuga per la sopravvivenza.

Una fuga, per di più, lenta e intralciata, premeditata e temuta, che vediamo avverarsi solo nell’ultima puntata. È evidente che il centro della narrazione nella prima stagione non sia quindi l’azione, ma una studiata e sofferta staticità. La caratteristica dominante degli shonen, ovvero il loro essere high-action, viene a mancare in The Promised Neverland, senza che, tuttavia, l’adrenalina venga meno. Ogni episodio scorre veloce tra colpi di scena, vittorie e sconfitte vissute dai bambini dell’orfanotrofio, scenario della stagione.

I bambini che scappano dalla trappola

La fuga è necessaria, dolorosa ma obbligata. Nell’idilliaco orfanotrofio gestito dalla Mamma Isabella, dove tutto scorre piacevole e pacifico, e i bambini sperano quasi di rimanere per sempre, Emma, Norman e Ray scoprono, senza volere, che la realtà è ben diversa da quella che credevano.

L’orfanotrofio in realtà non è altro che una fattoria per produrre carne di qualità per i mostri che vivono, non visti e distanti, fuori dalle mura dell’orfanotrofio. Quando un bambino viene adottato, in realtà viene impacchettato e spedito verso le tavole dei mostri, e, ovviamente, prima velocemente ucciso.

In occasione dell'uscita della seconda stagione di The Promised Neverland era doveroso ricordare i meriti della prima stagione.

Cade la maschera di Isabella ed Emma.

La Mamma Isabella, che da tutti i bambini è amata ed è la più dolce e premurosa delle mamme, in realtà è l’allevatrice di questa impresa.

Mentre Emma inizia la sua ribellione alla realtà, escogitando una fuga che possa salvare tutte le vite dei bambini ospitati nell’orfanotrofio senza spaventarli, Isabella scopre che la verità è venuta a galla, quindi inizia la sua opera per vanificare i tentativi di Emma e mantenere la facciata tranquilla della spensieratezza domestica, fino a quel momento intatta.

Le occasioni di dialogo sfacciatamente esplicito tra Emma e Isabella non mancano. La situazione di Emma, però, è drammatica e non le viene risparmiata nonostante la giovane età. Isabella, infatti, ha potere, è adulta e soprattutto ha molto da perdere. Emma, invece, non ha mezzi: è una bambina, quindi anche fisicamente inferiore, e soprattutto sembra non ci sia uno scenario sicuro a cui approdare, neanche qualora la fuga riuscisse.

Non si riesce a decidere chi tra i due personaggi tenga meglio la scena e da spettatori va maturando la più genuina delle domande: quale sarà l’esito di questo incontro? Se fosse, banalmente, creare un ostacolo credibile per rendere ancora più avvincente la fuga, non godrebbe di tanta attenzione. Gli episodi, invece, girano proprio intorno a questa silenziosa e cauta guerra tra Emma e Isabella. Ed è qui che si inserisce la dialettica.

Emma e Isabella come tesi e antitesi

In occasione dell'uscita della seconda stagione di The Promised Neverland era doveroso ricordare i meriti della prima stagione.

Emma

Se Emma è il motore vitale della storia, entusiasta ed energica, Isabella è il suo contrario, pacata, sbiadita, adulta; ma solo in apparenza. Emma è una tesi nella sua iniziale purezza: quando The Promised Neverland inizia, non ha esperienza, è pura idea e puro ideale di infantile bontà; non conosce male. Isabella, invece, è l’antitesi: è cresciuta, non è più bambina, conosce il male e lo pratica senza che, per altro, questo le porti alcuna gioia.

Emma tira la fune verso la libertà e la vita, Isabella la tira verso la conservazione e la schiavitù.

In occasione dell'uscita della seconda stagione di The Promised Neverland era doveroso ricordare i meriti della prima stagione.

Isabella, antitesi di Emma, o meglio, della tesi che rappresenta.

Un momento di sintesi pare improbabile quanto non auspicabile tra l’ideale astratto e platonico e il momento razionale negativo del primo. Eppure, nel momento stesso in cui il conflitto diventa più disperato e aspro, intravediamo i primi indizi di ricongiungimento.

Isabella è stata Emma ed Emma potrebbe, in potenza, diventare un’Isabella.

La crescita di Isabella è passata per gli stessi percorsi che adesso Emma si appresta a vivere, con la convinzione che siano unici e straordinari, urgenti e irripetibili. Isabella li ha già vissuti e ha già visto la conclusione auspicabile. Semplicemente non crede che la storia possa cambiare e i ruoli possano variare. La sua malvagità non è cattiva: è disillusa e funzionale alla sopravvivenza; sopravvivenza che è lo stesso fine di Emma. Inoltre, l’attenzione quasi affettuosa che traspare da Isabella per Emma sottolinea la pietà che ha per la sua storia, che poi è anche la propria.

Una sintesi – 150146

Il numero della sintesi è 1510146, ultimo episodio della prima stagione. È un episodio denso di contenuto perché diverse cose si risolvono, oltre alla parte dinamica della storia. Si risolve anche il dialogo tra Emma e Isabella, ma non assistiamo a un vero e proprio confronto verbale.

L’intera storia degli undici episodi precedenti, riguardanti l’avventura di Emma, vengono riassunti in una serie di brevi flashback in cui la riviviamo, ma attraverso gli occhi della giovane Isabella. Un’identità che quasi impressiona, soprattutto per la coscienza che accompagna Isabella.

Emma accetta i compromessi alla fine, cresce: non esiste il lieto fine perfetto. La libertà porta timore, nessuno garantisce che fuori dalle mura la vita sia meno tremenda o migliore, timore che aveva bloccato Isabella ai suoi tempi. Isabella riconosce il suo coraggio, mentre Emma riconosce le sue paure. Con la sconfitta di Isabella e il suo “in bocca al lupo” ai bambini, finisce questa prima stagione.

È difficile dire quale sia il significato dialettico di The Promised Neverland: un manuale sull’origine del male o forse un’attenta e delicata analisi dei compromessi a cui si è disposti a scendere per realismo, crescendo.

Di certo, il trailer della seconda stagione mostra chiaramente un cambio netto di ritmo e una maturità crescente nelle difficoltà. Anche Emma diventa conscia e questo probabilmente è il primo passo per diventare l’antitesi di qualcuno.

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