5 (+1) Tesine sul Cinema per la Maturità

Andrea Vailati

Maggio 8, 2018

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Ogni cosa, se fatta con passione, se capace di indagare un luogo per noi affascinante, sprona la ricerca a superare di gran lunga le aspettative.

Eccoci qui con 5 proposte di Tesine per la maturità, ma non solo, che hanno in un film o in un tema cinematografico il loro fulcro.

1. La Cinese ed il ’68 (Proposta di Francesco Malgeri)

Per quale motivo scrivere una tesina sul ’68 prendendo come riferimento La Cinese?

Cinese

 

Innanzitutto, chiarirei il nome del regista: Jean-Luc Godard, il precursore della Nouvelle-Vague francese, il cui impegno per un cinema sociale e politico più che d’intrattenimento ne ha distinto l’intera carriera. Secondo aspetto da inquadrare, lo stile narrativo del film, completamente atipico: i protagonisti sono ragazzi di non più di vent’anni, maoisti ed estremamente convinti di poter contribuire alla rivoluzione che di lì a pochi mesi troverà il suo culmine con il maggio francese. E tra il loro infinito congetturare su idee marxiste e propositi d’azione violenta, ecco che li vediamo rivolgersi alla cinepresa, rispondere alle domande di un cameraman dal volto ignoto; provare, quindi, ad instaurare un rapporto con lo spettatore.

Stesso rapporto, banalmente, da instaurarsi tra studente e professore durante un esame di maturità. In Storia, un’ottima base potrebbe essere la guerra del Vietnam, da cui tutti i malumori del ’68 ebbero origine. Il perché combattere contro la generazione adulta, il perché rifiutare l’alternativa bellica ci dà spunto ad un immediato collegamento con la filosofia. I cinque ragazzi attingono a piene mani dalla corrente marxista-leninista, tanto da ricordarcelo più volte nel corso del film. Marxismo, quindi, in filosofia.

L’irreale atmosfera nella quale si snoda la trama (o la non trama) ci dà tuttavia spunto per tuffarci nelle materie letterarie: evidente, per certi aspetti, la critica di Godard nei confronti della società dei consumi, dalla quale i ragazzi cercano di fuggire. Ed ecco sullo sfondo i riflessi della pop art, la cui raison d’etre poggiava proprio sulla deformazione e la dislocazione degli oggetti di consumo che silenziosamente invadono le nostre vite. E dalla pop art sarebbe impossibile non riflettere sul dadaismo e sulle correnti surrealiste di inizio secolo. I collegamenti saltano ai nostri occhi con grande naturalezza.

Ricapitolando, quindi: dalla guerra del Vietnam in storia, al marxismo in filosofia, al dadaismo (o surrealismo, a seconda dei paesi che andrete ad indagare) in letteratura e storia dell’arte. Da Breton ad Apollinaire in francese, a Lorca e Salvador Dalì in spagnolo, i nomi si sprecano.

Ultimo, italiano: il nome scelto non può che essere quello di Pier Paolo Pasolini. Non solo per la produzione cinematografica (Teorema è incentrato proprio sul ’68), ma soprattutto perché anch’egli rifiuta la società nascente, seppur in modo diverso. Al surrealismo Pasolini risponde con la crudezza, la trasparenza e la crudeltà. Una panoramica sulla sua produzione artistica durante gli anni delle rivolte cadrebbe a fagiolo, seppur senza collegamento diretto con La Cinese di Godard.

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2. MATCH POINT – L’imprevedibilità del Caso (proposta di Tommaso Paris)

[Leggi anche: Match Point – Tra Woody Allen e Dostoevskij]

Woody Allen. Perché proprio lui? Beh, Woody Allen è un pezzo da novanta, è l’ultimo esistenzialista vivente ed è un luogo di pensieri e dubbi che prima o poi tutti dovranno affrontare. La vera domanda, infatti, è cosa trattare di questo immenso regista. Di Woody Allen ce ne sono tanti, bisognerà scegliere il nostro.

Allora perché proprio Match Point?

Match Point è un film che agisce trasversalmente su diversi piani di lettura, tocca vaste tematiche e Woody Allen, da bravo esistenzialista quale è, analizza lo scibile umano costringendoci a porre domande etiche ed esistenziali.

Match Point richiama esplicitamente a Delitto e Castigo di Dostoevskij, quindi il collegamento con Letteratura è lampante. Il protagonista del film, Chris, ricorda il personaggio del romanzo dello scrittore russo per molti aspetti. Infatti, entrambi, per ragioni diverse, compiono un Delitto; ma se leggere Dostoevskij è un incamminarsi, insieme al protagonista, sulla via del delitto che ci conduce lentamente e tortuosamente al castigo, e alla successiva redenzione. In Woody Allen, invece, non vi è castigo. La fortuna, il caso, fanno sì che il protagonista riesca a farla franca.

La tematica che contraddistingue i due pensatori sarà appunto quella della casualità, che può e deve essere approfondita in una materia, o meglio in un’attività, come è la Filosofia. Il tema del caso nella storia del pensiero umano ha moltissime ramificazioni, estendibile ad autori come Hume, Spinoza o addirittura alla contingenza in Sartre, ma tutto, come sempre, inizia in Grecia. In quel luogo e in quel tempo si può notare una dicotomia che si è perpetuata fino al dibattito contemporaneo. Se nell’antichità le figure paradigmatiche dello scontro erano il determinismo di Democrito e l’indeterminismo di Epicuro, oggi in Fisica le due posizioni sono rappresentate da una parte dal matematico Laplace che immagina un mondo completamente determinato e prevedibile, e dall’altra dalla fisica quantistica di Heisenberg con il principio di indeterminazione che presuppone un’inaggirabile imprevedibilità della realtà. Il legame tra Fisica e Filosofia è tanto ovvio quanto essenziale.

Se determinismo e indeterminismo sono in Fisica adeguati all’esposizione di tale tematica, in Scienze il tema del caso è inevitabilmente riconducibile all’evoluzione. Darwin, infatti, sosteneva come il processo evolutivo fosse casuale, non perché privo di cause in generale, ma esente di una causa prima, determinata e teologicamente superiore.

Per Arte poi, il dadaismo, il quale rifiuta ogni atteggiamento razionale e per poter continuare a produrre opere d’arte si affida ad un meccanismo ben preciso: la casualità.

Questo è la tematica del caso. Questo è Match Point. Questo è Woody Allen. Ma ci può essere, e c’è, molto altro ancora.

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3. Il Joker – La Logica del Caos e il Fallimento della Ragione (proposta di Andrea Vailati)

[Leggi anche: Il Joker – La logica del Caos]

Prima vi fu il mito, poi la ragione: l’uomo ha sempre cercato un modo per giustificare il modo che osservava. Ma se nel mito l’uomo si poneva come piccolo osservatore dell’imponenza naturale, con la ragione egli ha cercato il dominio a partire da sé stesso. Ma l’epoca della ragione come unico motore dell’uomo e del mondo che ha visto in Kant ed Hegel il suo apice, infine soccombe.

Il Joker di Heath Ledger, nel film di Nolan, ci mostra il fallimento del mondo della ragione.

A livello soggettivo-morale: l’uomo non ha il totale controllo di sé stesso, non può sempre fare la scelta razionalmente più giusta poiché deve fare i conti con le sue pulsioni, le sue emozioni.

A livello sociale: la società che tanto i “contrattualisti” (Hobbes, Locke, Rousseau) speravano di concepire nella sua assoluta funzionalità, si svela invece una menzogna per contenere un’imprescindibile disordine.

Ma il caos si è riscoperto anche come elemento fisico attraverso teorie come il principio di indeterminazione di Heisenberg o dell’It from Bit di Wheeler.

Ripercorrendo, come nell’articolo citato, le tre fasi del Joker si potrebbe prima parlare del livello soggettivo e morale citando per Filosofia Nietzsche o Freud. Poi a livello sociale citando in Storia il periodo anarchico fine ‘800 inizio ‘900 (attraverso la storia della rivista Freedom ad esempio) o il periodo di Sacco e Vanzetti, citando per Filosofia (se non si è voluto scegliere né Nietzsche né Freud) Bakunin mentre in Italiano, ricollegandosi sia alla psicoanalisi freudiana sia all’omologazione sociale Zeno di Svevo o sempre in italiano l’anarchico Malatesta. A livello fisico (in Fisica) le due suddette teorie (si consiglia Due Intrusi in Einstein di Amanda Gefter che si approccia a tali questioni fisiche con un’estrema “semplicità”) ed infine in Greco la figura di Chaos nella Cosmogonia di Esiodo.

Per Arte infine, diventerebbe affascinante trattare la poetica visiva e riflessiva nei fumetti, o l’arte come espressione del Caos in Pollock.

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4. Interstellar – Le emozioni come risposta (proposta di Andrea Vailati)

[Leggi anche: Interstellar – La metafisica dell’Amore]

L’aridità del mondo distopico di Interstellar  è un severo sguardo metaforico alla nostra realtà, sempre più legata alla tecnica ed alla produzione, sempre meno all’empatia ed alle emozioni.

Ma proprio queste ultime potrebbero essere la risposta al nostro alienarci, al nostro disinteressarci al mondo ed agli altri.

Così, partendo ad uno scenario fantascientifico si può umanizzare tantissimo questo film e la sua tesina. In Fisica si potrebbe parlare della relatività di Einstein in contrapposizione alle categorie di Spazio e Tempo in Newton, alle quali ci si potrebbe riferire attraverso Kant in Filosofia. Altrimenti, lasciando solo alla fisica il principio, giocare proprio sull’umanizzazione emotiva, nel rapporto solitudine – empatia, parlando della rinuncia alle pulsioni ne Il Disagio della Civiltà in Freud, o del bisogno di riscoprire l’eros in Eros e Civiltà di Marcuse o ancora la civiltà dell’Empatia di Rifkin.

Si potrebbe studiare, attraverso studi sull’evoluzione il ruolo della collaborazione empatica, tipo attraverso il gene egoista di Dawkins per Scienze/Biologia. In Italiano Primo Levi e in Storia vedere proprio l’apatizzazione durante e dopo la seconda guerra mondiale, o il solipsismo della nostra epoca.

Per Arte e/o Biologia poi, il rapporto tra Arte ed empatia nelle Neuroscienze attraverso i Neuroni-specchio

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5. The Imitation Game – Alan Turing, la Guerra dei codici (proposta di Tommaso Paris)

  

The Imitation Game è un film del 2014 vincitore dell’oscar alla miglior sceneggiatura. The Imitation Game, oltre ad essere un ottimo film, contiene in sé la possibilità di impostare un percorso multidisciplinare composto da tematiche molto vaste e interessanti.

Il film parla della storia di Alan Turing, un eccentrico crittografo inglese, e il ruolo che giocò durante la seconda guerra mondiale.

Durante il secondo conflitto mondiale la trasmissione dei messaggi avveniva attraverso complessi meccanismi di codici segreti. La Germania nazista utilizzò una macchina che veniva ritenuta inviolabile poiché presentava 159 milioni di milioni di combinazioni possibili che si modificavano ogni 24 ore, la macchina era chiamata Enigma. La decrittazione di Enigma era considerata quasi impossibile, ma non per tutti.

Ed ecco che entra in gioco il nostro Alan Turing. Lui, insieme al suo gruppo di ricerca, riuscì a decrittare l’apparente invincibile macchina tedesca. Lui, che grazie alle famose “macchine di Turing” che gli consentirono di diventare il padre dell’informatica e dei computer odierni, fu determinante per la vittoria nella seconda guerra mondiale. Il collegamento con Matematica per il calcolo combinatorio, e Informatica per la tematica della crittografia è estremamente interessante e proficuo, o ancora con La Macchina di Turing.

Molte importanti vittorie alleate, tra cui quelle di Stalingrado, dell’Atlantico e della Normandia, avvennero soprattutto grazie alle informazioni che Turing e il suo gruppo furono in grado di decifrare dai messaggi criptati nazisti. Tutto ciò ci permette di guardare con occhio diverso i fatti avvenuti durante la guerra, il richiamo alla Storia è lampante.

Secondo gli studiosi, violare Enigma accorciò la guerra di almeno due anni e salvò oltre 14 milioni di vite umane. Ma gli eventi nella storia sono sempre più complicati di quando sembra. Una volta decrittato Enigma emerse un ulteriore problema. Le informazioni ottenute non potevano essere utilizzate immediatamente e senza rigore, altrimenti i tedeschi avrebbero capito che la loro macchina era stata violata e avrebbero cambiato metodo di trasmissione dei messaggi. Allora la domanda diviene spontanea: cosa fare di fronte a questa conoscenza? Ed è qui che emerge il lato più interessante di questo percorso multidisciplinare, la questione etica e morale, necessariamente legata alla Filosofia.

Per il problema della segretezza, il governo britannico decise di sviluppare un sistema di analisi statistiche per trovare il minimo numero di azioni necessarie per vincere la guerra, quali informazioni utilizzare e quali no, quali attacchi lasciar avvenire e in quali difendersi, con la finalità di non far capire ai nazisti che l’inviola bile Enigma era stata decrittata. “Dei calcoli imbrattati di sangue”, si dice nel film.

Quindi, la domanda che può, e deve, caratterizzare l’intero percorso è necessariamente una domanda etica: Quanto male si è disposti a fare in nome del bene?

Il Male, per i servizi inglesi, fu lasciare morire un grande numero di vittime innocenti. Il Bene, però, valse 14 milioni di vite salvate. Qui diviene affascinante quindi l’eterno rimando alla prospettiva machiavellica per Italiano. In Diritto si potrebbero trattare le norme omofobiche ai tempi in vigore che agirono proprio contro Turing.

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5(+1). La Poetica di Naruto (proposta di Andrea Vailati, Francesca Casciaro e Andrea Sciannimanico)

Naruto è uno degli anime che più ha affondato i suoi sguardi nella complessità umana e sociale.

Attraverso i nostri due articoli [Itachi Uchiha –  Il Cavaliere Oscuro ; Naruto – La Guera che separa il Pensiero Filosofico che Unisce] abbiamo provato a ripercorrerne alcuni elementi, da cui qui ipotizzare una tesina davvero sui generis.

Partendo da Storia, sicuramente si potrebbe parlare delle grandi tradizioni del Giappone. Per Filosofia le due risposte al dolore in Pain e Naruto: il primo nel concepire una società profondamente hobbesiana, in una versione degenerata propria dell’idea fraintesa del Superuomo nietzscheano storicamente mal codificata da Gabriele D’Annunzio (Italiano) e Adolf Hitler (altra possibilità per Storia); il secondo sperando sempre e comunque in un cosmopolitismo di kantiana memoria, con un imprescindibile sostrato empatico nel suo sguardo: e questo è anche in linea con il pensiero di Tommaso d’Aquino, secondo il quale il dolore può essere alleviato solo tramite la compassione tra gli uomini, la quale che conduce alla pace (Latino).

Per Italiano ancora Itachi e la riscoperta del machiavellismo come principe silenzioso che agisce per il bene più grande del villaggio, anche commettendo atti oscuri contrapposta a Madara e la sua teoria dell’illusione contrapponibile a Platone (si veda articolo) per Greco/Filosofia. Madara e la sua Teoria dell’Illusione come idea di mondo dispotico, in quanto tale, è paragonabile alle distopie di Orwell per Inglese.

Anche qui l’elemento della solitudine è primeggiante, tale da rimandare alle varie componenti sull’empatia; così come quello del potere, attraverso il quale ci si potrebbe anche rifare a Foucault.

Infine per Arte la poetica dei manga, studiando il disegno giapponese.

 

Ma c’è una sorpresa: un’ulteriore possibilità Ad Honorem all’ultima pagina.

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Ad Honorem: L’Attimo Fuggente

 

La capacità delle opere cinematografiche di offrire spunti d’identificazione, riflessioni critiche sulla vita e la storia è un elemento che può essere sfruttato in ambito scolastico per individuare collegamenti tra le varie discipline, lavoro essenziale per l’esame di Stato. Questa proposta di tesina parte da un film in cui a farla da padrona sono, non a caso, la scuola e l’istruzione.

L’Attimo Fuggente è un celebre film del 1989, ambientato nel 1959 nel rigoroso collegio maschile di Welton. L’arrivo nell’istituto del professor John Keating comporta conseguenze inattese sull’istruzione degli aristocratici ragazzi, stimolati da un approccio didattico originale e trasgressivo.

L’entusiasmo del professore, le sue lezioni passionali sull’arte e la letteratura contagiano i giovani allievi, che decidono di ricostituire un vecchio gruppo clandestino di poesie, La setta dei poeti estinti. I restrittivi genitori dei ragazzi e gli altri professori non tollerano l’atteggiamento rivoluzionario di Keating, che stimola l’amore per il teatro e la musica piuttosto che l’interesse verso la giurisprudenza e la medicina, il suo insegnamento a guardare le cose da prospettive diverse rappresenta una minaccia, in quel periodo storico, alla formazione accademica.

L’atmosfera romantica del film viene turbata da eventi tragici, imputati alla didattica eversiva del professor Keating, che viene allontanato dall’istituto, in una scena finale tanto commovente quanto simbolica, durante la quale i suoi ex-allievi lo salutano con i versi di Walt Whitman.

L'Attimo Fuggente

I collegamenti

  • Il collegamento con la letteratura italiana è agevole: tra le Operette Morali di Leopardi, il Dialogo tra un Fisico e un Metafisico celebra l’aspetto sensoriale della vita, proprio come il film.
  • Il De Brevitate Vitae di Seneca è l’opera latina che meglio si offre ad una riflessione, grazie alla considerazione del tempo proposta dal celebre autore romano.
  • Walt Whitman, con il suo Leaves of Grass è un riferimento obbligato per la letteratura inglese: le sue poesie rappresentano un nucleo essenziale della didattica di Keating e spingono i ragazzi a rifondare la setta.
  • L’eterno ritorno dell’uguale di F. Nietzsche è un contributo sulla ciclicità del tempo e sull’esistenza che si presta per un collegamento al film in filosofia, in merito all’affermazione dell’identità singola, unica e individuale.
  • In storia rievocare gli spiriti nazionalistici dell’800 è senza dubbio il modo migliore per sottolineare la dimensione romantica del film. In alternativa la rivoluzionaria potenza dei moti del 1968 si collega molto al messaggio trasgressivo della didattica di Keating.

  • In scienze il Big Bang come momento primo della vita, inizio dell’Universo per come lo conosciamo oggi, spinge ad una riflessione sulla nostra esistenza.
  • In storia dell’arte l’avanguardia dell’astrattismo, per la sua capacità di rappresentare l’avvicinamento alla realtà da una prospettiva diversa, evoca la filosofia di Keating. Una corrente alternativa è l’impressionismo, romantica scuola capace di catturare l’oggetto in determinati attimi.
  • Gli studi di elettromagnetismo, le leggi che regolano gli alternatori e i momenti sono un argomento di fisica che può essere legato al film, così come le derivate e gli integrali in matematica.

 

 

 

 

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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