L’uomo ha sempre cercato di dare risposte alle irriducibili domande sul mondo.
In principio vi fu il mito: ciò che l’uomo non poteva afferrare, ciò che superava i suoi limiti, trovava fondamento in divinità, leggende e storie ultraterrene, capaci di giustificare l’incerto. L’incertezza però non svaniva, rimaneva lì, nell’angolino della mente umana, a fissare l’uomo vagabondo nell’inquietudine. I greci esaltarono la tragicità umana, la sua infinita piccolezza rispetto alla possibilità dell’esistenza. Edipo ci provò, ma non poté sfuggire al proprio destino.
Dunque l’uomo prese l’iniziativa: da vittima volle divenir comandante. Così giunse l’epoca del razionalismo. La ragione, il lume, l’io: tanti nomi per un medesimo presupposto. L’uomo come padrone del suo mondo e del mondo stesso, come creatore e creazione stessa. Il mondo dipende dalla sua capacità di comprenderlo.

Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan (2008)
Sembrava andasse tutto bene, ma qualcuno comprese che più che di consapevolezza si parlasse di controllo: l’uomo aveva costruito una certezza su un’implacabile paura, quella di essere dominato. La prospettiva dell’io unico e razionale capace di determinare l’avvenire si scontrò con la sfera dell’irrazionale e delle pulsioni incontrollabili. Dio morì e arrivò Freud.
Ma perché stiamo parlando di questo?
Ogni epoca ha avuto la sua letteratura in varie forme, e ogni letteratura ha mostrato gli anelli deboli dell’uomo e del suo più grande “capolavoro”, la società. Nella nostra epoca esiste un fumetto, un “cattivo” come non ce ne sono altri, che in molti hanno adattato al cinema, ma uno in particolare ne ha mostrato la peculiarità più distruttiva e affascinante: la logica del caos.
Il Joker di Heath Ledger, nel film di Nolan, ci mostra il fallimento del mondo della ragione
Che significa logica del caos? Non è forse proprio il caos a concepirsi come contrapposto alla logica?
Oggi la filosofia, la fisica forse, ci risponderebbero che non è più così, che proprio il caos si pone come principio primo, inteso come disordine quantistico o inteso come condizione di “crisi” tale da far confluire vari paradigmi in un superamento metodologico, che il caos che tanto temiamo ci costituisce in toto.
Oggi parliamo del Cavaliere Oscuro, e di come Nolan ci abbia raccontato la sua logica del caos negli occhi e nella voce di un genio indimenticabile.
Analizziamo la questione dei vari momenti del Joker: come si costituisce la sua logica? segue davvero un filo conduttore?
Infine, la domanda a cui proveremo a rispondere nel finale: perché a un certo punto il Joker dirà: «Se volete l’ordine a Gotham, Batman dovrà costituirsi?».
Il discorso a Rachel – Joker e l’origine del Caos
Questa è una delle prime scene in cui Joker fa la sua comparsa, un arrivo inaspettato che porta scompiglio alla festa. Era previsto che puntasse Rachel?
Probabilmente no, perché non c’è riflessione nel suo agire, che non vuol dire che non ci sia senso, poiché il caos è potenziale, dunque sempre concretizzabile.
Il Caos qui mostra le sue origini, una delle possibili versioni che verranno raccontate da Joker, coincidente con le altre per un elemento, il fattore scatenante. In principio vi è l’ordine – l’amore con la moglie -, poi sopraggiunge l’imprevedibilità – l’ingiustizia del caso, la moglie che viene mutilata -, infine la crisi – la moglie lo ripudia. Come reagisce l’uomo quando il suo ordine crolla, quando il suo controllo si frantuma? Soccombe ai frammenti non più ordinabili, fallisce, inconsapevole di aver passato una vita succube di un’unica grande necessità, la certezza. Come reagisce Joker? Diviene parte del caos stesso: «Ora ne vedo il lato buffo, ora sorrido sempre».
Joker all’interrogatorio – Il caos non ha rivali
Joker: «[…] Per loro, sei solo un mostro, come me! […] La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano non appena cominciano i problemi. Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro: quando le cose vanno male, queste… persone “civili” e “perbene”, si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; sono in anticipo sul percorso. […] Tu hai tutte le tue regole, e pensi che ti salveranno?!».
[…]
Batman: «Io ho una sola regola».
Joker:« Ooh, allora la dovrai infrangere per conoscere la verità. […] L’unico modo sensato di vivere è senza regole. E stasera tu infrangerai la tua unica regola».
Qual è l’obiettivo di Joker? Mostrare la menzogna umana. Qual è la menzogna umana? Che l’ordine non viva di compromessi.
Joker porta il caos nella questione sociale. Gotham è la città moderna, quella della democrazia, quella della trasparenza. Ma il nostro psicotico non vuole farci credere alla fiaba secondo cui la civiltà sia un concetto pre-umano: è in realtà un’invenzione dell’uomo stesso, terrorizzato dal disordine, disposto a tutto pur di salvaguardare la sua creatura concettuale. Joker ne sviscera i principi, se la società è messa a nudo si infesta di paura, e la reazione alla paura, come per ogni animale, è la violenza.
Ma Joker non si limita neppure a questo, vuole denudare anche il paladino, l’eroe machiavellico che ha costituito il suo limite per rimanere nel “giusto”. E come spogliare il cavaliere oscuro? Mostrandogli il suo essere uomo e, come ogni uomo, “succube” dell’amore. Batman è anche Bruce Wayne, e Bruce Wayne ama Rachel; ma Batman dovrebbe salvare Harvey Dent. La ragione e la pulsione collidono e il risultato è Caos.
Vedere bruciare il mondo – Joker e l’Essere come caos
Questo ultimo video si divide in tre parti.
La prima vede un dialogo tra Wayne e Alfred.
Bruce: «I criminali non sono complicati, Alfred. Bisogna solo scoprire cosa vuole».
Alfred Pennyworth: «Con tutto il rispetto, signor Wayne, questo è un uomo che nemmeno lei capisce appieno. […] Certi uomini non cercano qualcosa di logico come i soldi: non si possono comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo».
Questa è l’epifania definitiva, dove Alfred mostra a Wayne che non tutto ha una logica analitica e, soprattutto, che esistono uomini che hanno compreso e abbracciato il Caos. La società, con le sue regole e canoni, è un tentativo di dare ordine al Caos e l’uomo che lo comprende quest’illusione ha due scelte: viverla consapevolmente o distruggerla, svelandone i fallimenti.
L’essere in quanto uomo non è definito, ma necessita di definirsi attraverso gli schemi che la società gli impone. Solo colui che è libero da tali schemi non ha bisogno di definizioni: egli esiste nel caos, il mondo è per lui l’alce che si rintana dal leone. Il Joker non vuole proteggere né salvaguardare quest’ordine, vuole semplicemente distruggerlo, perché è divertente smascherarne le menzogne.
La seconda parte mostra dei soldi che bruciano. Joker vuole mandare un messaggio: tutto brucia.
La terza vede il dialogo tra Joker e Harvey Dent e la nascita di Due Facce.
Joker: «[…] Lo sai cosa sono? Sono un cane che insegue le macchine. Non saprei che farmene se le prendessi! […] Agisco e basta. La mafia ha dei piani. La polizia ha dei piani. Gordon ha dei piani. Loro sono degli opportunisti […]. Io cerco di dimostrare agli opportunisti quanto siano patetici i loro tentativi di controllare le cose. […] Io ho solo fatto quello che so fare meglio: ho preso il tuo bel piano e l’ho ribaltato contro di te! […] Se introduci un po’ di anarchia… [tira fuori la pistola e la carica facendola prendere in mano a Due Facce]
se stravolgi l’ordine prestabilito… Tutto diventa improvvisamente caos. [si fa puntare la pistola sulla fronte]
Sono un agente del caos. Ah, e sai qual è il bello del caos? È equo».
In questa scena si profila la definitiva consapevolezza della logica del caos.
Ogni teoria, ogni riflessione, ogni argomentazione: ogni cosa si basa su presupposti.
Il presupposto della società è il benessere comune, il presupposto della scienza è la ricerca di leggi universali e sempre valide capaci di spiegare determinate manifestazioni fisiche, chimiche e così via. Ma qual è il presupposto del presupposto stesso? Cosa scatena nell’uomo la necessità di creare presupposti, stabilire relazioni tra causa ed effetto, determinare risultati? Cosa ci obbliga a cercare delle risposte?
Il fatto che le domande non dipendano da noi. Sono ospiti inaspettati, non sappiamo come siano arrivate, non sappiamo perché le abbiamo captate. Ecco il principio del caos: il caos è il presupposto primo, non è un effetto derivante dal fallimento di un presupposto o di una teoria, ma è l’origine. Ma se il caos è il presupposto primo, come può non avere una logica? Perché non si concretizza. Nel concretizzare, nel definire un’informazione specifica – o bianco o nero, o grande o piccolo – si costruisce il mondo. Il caos è potenzialità incerta, come il fuoco, mai concluso. È la logica del perpetuo, mai del definitivo.
Ma l’uomo non è caos. Deve farci i conti, accettarlo ma non esserlo, perché altrimenti distrugge ogni cosa.
Il Joker ha creato crepe nel mondo, dove persino Harvey Dent, il “migliore”, diviene suo discepolo. Ma non c’è vittoria o sconfitta nel caos, perché il caos è equo, ma non ha realtà. La realtà è quando l’uomo fa una scelta.
L’ordine di cui parlavamo all’inizio – «se volete l’ordine a Gotham, Batman dovrà costituirsi» – è il non dover creare scissioni nel compromesso. Aquesto si riferisce Joker, perché Batman ha colpito le gerarchie del compromesso, certo con il fine di portare giustizia, ma, essendo egli stesso il primo agente del caos, è infine obbligato a una menzogna per riportare l’ordine.



