
Il cinema da grande schermo vanta oramai una tradizione secolare.
Per la maggior parte di questo tempo, le serie tv sono rimaste nell’ombra. Se il cinema viveva in una grande villa, le serie tv erano confinate in una piccola casa di periferia; se il cinema era circondato da amici brillanti e intellettuali, dalle serie tv andava chi non arrivava in tempo al party prediletto.
Con questa premessa interpongo una domanda essenziale a cui proveremo a dare una risposta: «Come e quando è successo che le serie tv quasi arrivassero a spodestare il trono indiscusso del cinema?».
In tempo ormai lontano, le serie tv avevano una struttura che potremmo riassumere (sicuramente in maniera un po’ riduttiva) in due grandi canali: le sit-com e i polizieschi.
A partire dagli anni ’70, le sit-com erano il classico momento familiare americano, poi trasferitosi anche in Italia. Le sit-com si muovevano nei luoghi comuni della risata: fraintendimenti di ogni genere, battute razziste, sport, lavoro, in una quotidianità enfatizzata nei suoi toni comici.
Dai Jefferson e il mondo nero americano, passando per Friends e gli anni novanta della nuova gioventù ben più emancipata e “alla giornata” dei loro padri, arrivando alla nostra How I Met Your Mother, alla ricerca di una risposta nella vita e nell’amore. Personaggi canonici, tra il buffone e il polemico, tra il playboy e il padre di famiglia (ad esempio in My Wife and Kids), temi bollenti come il sesso e la politica, espedienti come la partita di football, la cena o il Thanksgiving Day.
Ecco mostratasi lo scheletro delle sit-com, il resto era dettaglio variabile, il fine, la risata.
I polizieschi si pongono come altra faccia della medaglia. Mantenendo il presupposto del contesto familiare, essendo comunque la televisione vista come momento da casa, quotidiano e abitudinario, mentre il cinema molto più come evento speciale, i temi ovviamente cambiano. Qui si evincono elementi emblematici come l’astuzia, l’onestà e la prestanza fisica, qui abbiamo l’eroe e il cattivo.
Miami Vice, Starsky & Hutch sono classici esempi del poliziesco doc americano, con la coppia di detective contro il mondo intero, ribelli, ma onesti, un po’ tonti, ma sempre coraggiosi con sprazzi di genialità indagante. Poirot è il perfetto esempio dei polizieschi fatti alla inglese. Dai romanzi di Agatha Christie fuoriesce un gentiluomo di puro intuito e intelletto, capace di ricostruire fitte trame criminali con deduzioni e riflessioni brillanti in vero stile Giallo.
Questi sono solo alcuni esempi.
Ma eccoci qui al punto cruciale, nonostante le serie tv (che fossero sit-com o polizieschi) raggiungessero ascolti molto alti, si percepiva un netto divario dal cinema; nonostante tutti ne conoscessero le storie e ansimassero il momento dedito alla loro visione, il cinema era l’Olimpo. Un attore del cinema sarebbe apparso solo come cameo nel mondo televisivo e non parlo di visibilità, ma di rilevanza artistica.
Le serie tv non avevano quei budget, non avevano trame che potessero includere questioni riflessive come era classico nel cinema intellettuale della seconda metà del Novecento. Mai avremmo visto la fotografia di Taxi driver, la follia sceneggiaturale di Arancia Meccanica, le musiche di C’era una volta in America in una serie tv, ma questo era fino agli anni ’90.
Ecco che si inizia a percepire il cambiamento: giunge a noi il fantascientifico X-Files e lo psichedelico I segreti di Twin Peaks, una vera e propria detective story d’autore, con toni di sottili ambiguità sovrannaturali, la cui regia è di David Lynch, affascinante e controversa figura del mondo del cinema, per l’appunto.
Il momento di svolta definitivo arriverà nel nuovo millennio, soprattutto negli ultimi dieci anni. Il trampolino di lancio penso si racchiuda in tre grandi motivazioni:
In primo luogo i budget sino ad allora ridotti vengono riesumati da case di produzione e distribuzione cinematografica di altissima potenza economica. È l’era della HBO, della BBC e di canali distributivi totalmente globalizzati.
Inoltre, le reti di trasmissione come Fox, Sky Atlantic e Netflix, per citarne alcune, delineano un progetto di marketing funzionalissimo allo scopo, portando gli spettatori a vedere nelle serie tv un’alternativa al cinema, con sempre nuove possibilità, il tutto in HD e a costi ridottissimi.
Le prime due motivazioni permettono la terza che, allo stesso tempo, concede alle prime due di ottenere un risultato vincente rispetto all’investimento: regia, fotografia, attori e sceneggiatura divengono di altissimo livello. Tra il budget e la visibilità fare una serie tv diviene un’ambizione, non più un ripiego.
Arrivano Breaking Bad, con un divino Bryan Cranston, Game of Thrones e la sua trama sublime tra personaggi e intrecci, True Detective e la sua sceneggiatura ineguagliabile con un McConaughey costruito su di un nichilismo meravigliosamente riuscito e credibile, House of Cards e il machiavellismo di Kevin Spacey.
Ma ancora Narcos, Better Call Saul, Stranger Things, per non parlare dei sempre classici e solidi Grey’s Anatomy, Criminal Minds e così via.
Le serie tv oggi stanno dunque vivendo la loro rinascita, hanno definito le fondamenta di un nuovo mondo in fortissima crescita; il cinema è, al contrario, leggermente in stallo, rimbalza senza il giusto slancio. Le serie tv oggi lottano per il trono, o forse ne hanno già costituito uno tutto loro.
Le serie tv nell’attualità continuano a stupirci, al contrario del grande schermo che, nonostante tutto, tende a decadere.
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