I Grandi Gangster del Cinema – Da Il padrino a Pulp Fiction

Andrea Vailati

Ottobre 12, 2016

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I Grandi Gangster del cinema – Da Il padrino a Pulp Fiction

Una delle grandi peculiarità del cinema è il suo poter parlare di ogni sfaccettatura del mondo e dell’esistenza.

Ci sono film sull’amore, sulla società, sulla fantascienza, ma ci sono anche film gangster.

Un genere di indiscussa grandezza, universalmente conosciuto, perché chiunque ha nel cuore almeno un film gangster. I più grandi attori si sono cimentati in interpretazioni indimenticabili, trasformando loro stessi, addentrandosi nella follia omicida, nell’oscuro cinismo dei malvagi.

Ripercorrendo la mia passione per la Settima Arte mi rendo conto di quanto questa tipologia cinematografica abbia influito su di me, dunque ecco il mio tentativo di raccontarvi alcuni tra i grandi gangster del cinema.

I Grandi Gangster del Cinema – Vincent Vega e Jules Winnfield

Samuel L. Jackson e John Travolta in “Pulp Fiction”

Solo l’immagine è già di per sé leggendaria. Tarantino inventa un nuovo genere, una nuova sinfonia cinematografica, dal titolo, per l’appunto, Pulp.
I due protagonisti maschili ne incarnano l’essenza (nonostante i personaggi secondari tarantiniani restino indelebili) tra il buffo e lo spietato, fiotti di sangue e royal con fromage.

Senza dimenticarci de Le iene si può dire che loro due siano i grandi gangster di Tarantino. Vincent Vega e la sua stravaganza sempre funzionale allo scopo, tanta eroina e poche domande lo fa amare con simpatia, un personaggio sempre inaspettato, tra l’essere stolto e l’affascinante, unico.

Jules è il saggio della coppia. Cinico e infuriato terrorizza le vittime con la “Ezechiele 25:17” fin quando non è folgorato dalla Provvidenza. Sopravvivendo a una morte certa, d’un tratto riscopre una necessaria riflessione esistenzialista, sempre marchiata Tarantino. Finisce in un limbo tra il motherfucker e il pastore, geniale nel finale.

Jules Winnfield: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. (…) Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli».

I Grandi Gangster del Cinema – Henry, Jimmy e Tommy

Ray Liotta, Robert De Niro e Joe Pesci in “Good Fellas”

Good Fellas (Bravi ragazzi), ecco l’appellativo con cui ironicamente si chiamano tra loro Henry, Jimmy e Tommy. Ecco evidenziarsi due figure che, se si parla di cinema dagli anni ’70 ad oggi, è vietato dalla legge non citare, ecco De Niro e Scorsese.

Quest’ultimo con questo film ci regala una pietra miliare del genere, tra giochi registici e narrativi, musiche maestose e scene che solo il maestro ha saputo dipingere. Ecco il volto di alcuni degli italiani e degli irlandesi emigrati in America, quelli divenuti gangster.

Henry è il narratore della nostra storia, forse il più banale dei tre. Lui è l’occhio che ci racconta quei tempi, i carceri a cinque stelle, gli affiliati e la loro legge di sangue indiscutibile, lui si muove in quel mondo affascinato dai soldi facili, affascinato dal potere e dall’ambizione, infine ci mostra il decadimento, la debolezza. Poi ci sono Jimmy e Tommy, meravigliosamente folli.

Jimmy è l’irlandese, colui che non potrà entrare nella Famiglia, colui che a causa di un complesso di inferiorità da ciò derivante non avrà freni nella sua brama di grandezza, divenendo vittima della sua stessa paranoia.

Tommy è a mio avviso la chicca di Scorsese. Definirlo irascibile sarebbe un eufemismo. Egli incarna la pazzia gangster, quella del non aver paura di niente e nessuno, di assecondare ogni impulso, nell’onnipotenza del non saper stare al proprio posto, a volte risultando quasi buffo. Anch’egli rientra nell’essenza del film, l’ambizione per il potere, per un posto tra i grandi che, purtroppo, non arriverà.

I Grandi Gangster del Cinema – Don Vito e Michael Corleone

Gangster
“Il Padrino”

Ci vorrebbe un libro per parlare del confronto tra queste due figure, tra le più immortali, ma d’altronde parliamo de Il Padrino, uno dei film più belli di sempre.

Dalla prima scena già si rimane ammaliati dalla figura di Don Vito, colui che ci mostra un lato del gangster ancora non trattato: l’onore. Don Vito è il capostipite di un impero mafioso che si ramifica in tutta New York e oltre, eppure egli è elegante, semplice, corretto, un padre di famiglia esemplare. Ci risulta molto più un buono che un cattivo, ne comprendiamo l’enorme saggezza dato anche da quel vecchio stile di fare affari, con un vero e proprio codice deontologico.

Michael è il figliol prodigo, quello che doveva non entrare in quel mondo sporco, ma per una serie di eventi ne diventa l’erede. Egli è brillante, acuto, cinico, sicuramente più spietato del padre, ma nonostante le sue grandi capacità, nonostante al suo esordio spazzi via la concorrenza delle altre Famiglie mafiose, vive la decadenza del suo mondo da spettatore disarmato. Nel secondo capitolo è meraviglioso lo specchio narrativo: un giovane Vito che costruisce una famiglia partendo da zero, con una moglie e degli amici fedeli, uccidendo il crudele Boss della città, con un Michael sempre più sprofondante. Un rapporto pessimo con moglie e figli, la ricerca di salvare l’impero. Nonostante sia il più abile tra i gangster, egli è un uomo profondamente solo.

I Grandi Gangster del Cinema – Tony Montana

Gangster
Al Pacino in “Scarface”

Ecco il primo dei due personaggi che Al Pacino ci ha raccontato. Com’è stato maggiormente approfondito nell’articolo sulle due fasi di un gangster, Tony Montana ne è la prima. È un personaggio cinico, senza cuore, o meglio, che sceglie di rinunciarvi, annebbiato dal potere; The World is Yours è la frase che lo ricopre di delirio onnipotente, onnipotenza che lo renderà grande, ma vacillante nell’oscurità della droga, della diffidenza, in un follia egocentrica, tutto fuorché machiavellica.

Tony Montana è un ritratto di una gioventù senza valori, gioventù ricca di potenzialità, ma destinata a disperdersi in un mondo dove l’oscurità e il marcio sono fin troppo allettanti e accessibili. Un gangster troppo ambizioso e inquieto, uno di quelli destinati a un palazzo crollante, dove il mondo e persino le donne vengono prospettate unicamente nella loro materialità, un gangster troppo giovane in un mondo troppo rarefatto.

I Grandi Gangster del Cinema – Carlito Brigante

Gangster
Al Pacino in “Carlito’s Way”

Lui è uno dei miei preferiti, il gangster romantico. Il gangster rinato, colui che ha avuto una seconda chance, colui che vuole scappare lontano, ma «quella merda torna sempre». Carlito Brigante è l’opposto di Tony Montana, è saggio perché consapevole della strada, egli ha compreso che la grandezza è qualcosa di diverso.

La trama si evolve e il nostro eroe ritrova l’amata, bianco angelo danzante, persegue la legalità, ma non può farci niente, quel mondo bussa continuamente alla porta. Ecco mostrarsi la parabola di una figura che non si può non paragonare a un cavaliere errante, ecco mostrarsi la storia del grande Carlito.

I Grandi Gangster del Cinema – Al Capone

Gangster
Robert De Niro in “Gli Intoccabili”

Kevin Costner giovane protagonista, De Palma alla cinepresa, Sean Connery saggio nella squadra dei buoni, ecco l’incipit de Gli intoccabili.

Però, colui che lascia davvero il segno è un De Niro davvero trasformato. Nonostante il ruolo comunque di marginale visibilità, egli è l’antagonista principale, egli è il leggendario gangster Al Capone. «Sei solo chiacchere e distintivo», ecco evincersi un personaggio molto canonico, un italo americano gangster, forse l’italo americano gangster per antonomasia, un po’ grassottello, una voce che non parla, ma urla, goliardico, appariscente.

De Niro si prospetta in un cattivo che rimane cattivo, non è romanzato, eppure iconico di un cinema dove i personaggi, anche se brevi, restano profondamente d’impatto.

I Grandi Gangster del Cinema – Noodles

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Robert De Niro in “C’era una volta in America”

Ancora lui, colui che forse fu il più grande. Noodles è un meraviglioso gangster malinconico. C’era una volta in America è un film gangster, ma non come solitamente inteso, C’era una volta in America si comprende nel titolo stesso: una fiaba. Una splendida fiaba in un mondo oramai passato, nonostante sia così vicino, con meravigliose melodie a dettarne la poesia.

Noodles è l’eroe della suddetta fiaba. Strano definire un gangster eroe, ma è questo che risulta nell’evolversi del personaggio. Un vecchio che cerca risposte. Un bambino innamorato di una ballerina. Un giovane uscito di galera alla scoperta della vita. In un intreccio meravigliosamente narrato vediamo ogni periodo della sua storia. Un gruppo di amici che sceglie l’illegalità per evadere da un mondo opprimente, infatuati dal successo e dal denaro. Un’intera vita fatta di amore e menzogne, amicizie e segreti. Noodles è quel saggio ingenuo che cerca le risposte, ma infine preferisce non ricordarsele.

I Grandi Gangster del Cinema – Frank Costello

Gangster
Jack Nicholson

Il bene e il male. Frank Costello per certo rappresenta il male. Personaggio reso magnificamente da Jack Nicholson, egli è un boss della malavita irlandese di Boston. Spietato, cinico, insomma un perfetto ritratto dell’uomo brillante che cerca successo nell’oscurità, la stessa oscurità in cui rimane affossato.

È un passo avanti a tutti: egli è l’infiltrato perfetto con un’altrettanta perfetta dose di follia e carisma, ma come spesso accade ai grandi leader, pecca di arroganza. The Departed dimostra la perpetua capacità di rinnovarsi di Scorsese, Frank Costello rappresenta la perpetua capacità di caratterizzare personaggi indelebili. Tutti lo amano, ma lui ama solo se stesso.

Questi sono solo alcuni, ma spero che possano dimostrarsi tra i più significativi di un genere che ha partecipato alla costruzione di quel grande castello chiamato cinema.

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