Jessica Jones – I demoni interiori di un’eroina

Gianluca Colella

Marzo 22, 2018

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Negli ultimi anni la fusione tra Marvel e Netflix ha portato sul piccolo schermo gli eroi urbani dei fumetti, quelli che al cinema non trovano spazio. Il minimo comune denominatore di Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist è New York che, nel bene e nel male, fa da sfondo al racconto delle origini delle abilità di questi personaggi, abilità che li pongono nella sfumata area grigia tra persone comuni e vigilanti al di sopra della legge.

Seguire anno dopo anno le loro avventure porta legittimamente a confrontarli, a cogliere analogie e differenze nel rapporto con i propri poteri e con le proprie responsabilità. Jessica Jones è senza dubbio quella che, per usare un eufemismo, ama meno mettere in mostra la sua immagine, ma soprattutto quella che ama meno il prossimo o la possibilità di costruire legami saldi e duraturi, di vivere una vita normale.

Investigatrice privata orfana, misantropa, alcolizzata e amante delle scazzottate, svolge il proprio lavoro tra un caso e una battuta auto ironica, svelando gli intimi segreti dei suoi bersagli, mariti adulteri, truffatori e ufficiali corrotti, e prendendosi il minimo riconoscimento per restare nell’ombra del suo piccolo appartamento.

Jessica Jones
Jessica Jones

Il merito dei produttori della serie sta nella capacità di aver impostato un crime drama secondo tratti realistici per la prima volta intorno alle avventure di un’eroina Marvel. Jessica Jones, infatti, nonostante il sarcasmo, l’acidità e il suo egoismo, offre il manifesto di una donna forte, che può e sa farsi valere di fronte alla prepotenza di un mondo spesso troppo maschilista. Non a caso le due stagioni dello show sono state rilasciate nel giorno dell’otto marzo, giorno in cui anche noi della Settima Arte abbiamo voluto recentemente commemorare alcuni omaggi offerti alla donna dal mondo del cinema

Jessica Jones affronta anche altre tematiche scottanti e quotidiane: nella prima stagione si toccano i tasti dell’abuso e della violenza sessuale, nella seconda a dominare sono il peso delle relazioni sociali, la tossicodipendenza e la corruzione.

Proverò a presentare l’evoluzione di un’eroina molto umana e poco super, che rispecchia in pieno l’ideale di antieroe targato Marvel (o Netflix).

Il potere e i suoi abusi: Jessica Jones vs Kilgrave

«Birch street. Cobalt Lane. Higgins drive».

(Jessica Jones)

Jessica (Krysten Ritter), una donna sola, tormentata dal suo passato e con l’intenso bisogno di riconciliarsi con esso ripete ossessivamente questo misterioso mantra ogni qualvolta il panico e l’ansia minacciano di sopraffarla: attribuisce a se stessa la colpa dell’incidente d’auto in cui i suoi genitori e il fratellino hanno perso la vita, e in seguito al quale ha misteriosamente sviluppato la sua indomabile forza. Durante l’adolescenza riesce in parte a superare il trauma di questa tragedia grazie al legame con Trish Walker (Rachel Taylor), sua sorella adottiva, con la quale stringe l’unico vero rapporto solido della sua vita.

Proprio nella ricostruzione del passato di Jessica e Trish la serie offre il primo spunto importante della trama, relativo alle violenze esercitate dall’ambiziosa e brutale madre di Trish, che si sottomette e cresce nel segno di questo malsano rapporto.

Episodio dopo episodio, una nuova minaccia prende forma e lentamente il mistero intorno al significato del mantra di Jessica viene svelato: è una cantilena che la riporta all’infanzia, al suo quartiere, alla sua vita prima dell’incidente, prima che la sua vita cambiasse per sempre a causa del misterioso Kilgrave (un formidabile David Tennant), che ancora la tormenta e che le ha lasciato i postumi di una sindrome da stress post-traumatico.

Il folle ed elegante criminale incarna l’ideale opposto rispetto a Jessica: controllare il comportamento degli altri, manipolare le persone è il suo potere ed egli non si fa alcuno scrupolo a ricorrere a questa abilità, causando tragedie e permanenti conseguenze psicologiche nelle vittime.

Jessica Jones
Kilgrave

Jessica è rosa continuamente dal senso di colpa prodotto dal suo incontro con Kilgrave, il quale in passato si approfittò della sua forza, obbligandola a uccidere una donna, provocando la scissione della sua personalità: il crimine commesso incute alla ragazza orrore per le sue capacità e per quello che possono comportare. Jessica non vorrebbe altro che dimenticare Kilgrave, ma grazie alla scomparsa della giovane Hope Shlottman, l’investigatrice scopre che il suo incubo è tornato a New York proprio per lei.

In alcuni momenti della serie la loro riunione assume le sfumature di una vera e propria Sindrome di Stoccolma, talvolta colorata dalla tipica ironia british di Tennant, che gioca con i sentimenti ancora combattuti della donna e rende il confine tra eroe e villain estremamente sottile.

Jessica teme il suo avversario non tanto per le sue malvagie intenzioni, quanto per il modo in cui le sue parole e le sue azioni rispecchiano i suoi stessi pensieri, i suoi personali demoni interiori, quegli elementi del suo carattere che inevitabilmente la configurano come il tipico antieroe moderno, costretto a muoversi nell’orizzonte di una costante incertezza, senza punti di riferimento intorno a cui costruire un ideale di vita.

Kilgrave e Jessica si affrontano in un incessante combattimento psicologico che non coinvolge soltanto la salvezza di Hope, una ragazza sedotta e torturata, ma anche la stessa identità di Jessica. Solo sconfiggendo il nemico Jones potrà riconciliarsi con le proprie azioni, recuperare quella parte di sé che era stata costretta a negare per le violenze subite nel suo passato da Kilgrave.

La forza di questa prima stagione sta nella capacità di rendere partecipi gli spettatori del complesso dramma psichico di Jessica, un dramma comune in tutti noi.

Jessica Jones vs IGH: Il passato ritorna sempre

La complessità di Jessica viene approfondita nella nuova stagione; i nuovi episodi ruotano, infatti, attorno al suo passato, all’incidente che l’ha divisa per sempre dalla sua famiglia, all’acquisizione dei suoi poteri. Gli episodi si focalizzano sull’evoluzione di JJ dopo l’incontro con Kilgrave attraverso l’indagine sull’IGH, la compagnia clandestina che ha condotto esperimenti illegali su Jessica e altre persone, rendendole “gifted“.

Ciò che i nuovi episodi mettono in luce sono l’incertezza e la crisi di una donna contemporaneamente fragile e forte, coraggiosa, ma anche insicura e chiusa: se prima il conflitto interiore di Jessica consisteva nel desiderare una vita normale contro l’avere paura dei propri poteri, stavolta il demone che la nostra investigatrice deve affrontare sta nella scelta tra chiudersi definitivamente alla vita, o darsi la possibilità di un nuovo inizio.

Stavolta, oltre che su Trish, Jessica può contare sul suo assistente Malcolm (Eka Darville) che, grazie a lei, ha superato la dipendenza dalla droga causata da Kilgrave, e le macchinazioni burocratiche di Jeri Hogarth (Carrie-Ann Moss), personaggio trasversale e fondamentale in tutti gli show Marvel sui Defenders.

Jessica Jones
Jessica e Oscar, il nuovo custode

È la presenza di un nuovo personaggio che offrirà a Jones la concreta possibilità di stabilire delle radici, di rinunciare all’isolamento forzato in cui il suo passato e l’alcool l’hanno condotta: Oscar Arocho (J. R. Ramirez) è il nuovo custode del palazzo e inizialmente stringe con la supereroina un rapporto conflittuale; a favorire l’incontro romantico tra i due è l’irriverenza del piccolo figlio di Oscar, Vido, affascinato dalle abilità di Jessica.

Questo risvolto della trama si affianca ad altri che rendono la seconda stagione più prevedibile e meno intensa rispetto alla prima, ma che hanno il merito di portare a livelli di profondità maggiori l’analisi psicologica dei conflitti vissuti dalla protagonista.

Tale analisi raggiunge una svolta critica grazie all’inatteso incontro tra Jessica e il suo passato, che porta con sé un’ondata di ambivalenti sensazioni e conseguenze sconvolgenti per la vita della donna.

Nella prima stagione a padroneggiare era il flusso dinamico prodotto dall’angoscia, dall’inquietudine e dalla paura che la presenza costante di Kilgrave incutevano. Nei nuovi episodi, invece, lo spettatore prova la sensazione di una grigia stasi, una sospensione forzata, favorita anche dall’assenza di un vero antagonista: i fantasmi contro cui Jessica combatte sono quelli di dottori, scienziati folli che diciassette anni prima, in seguito all’incidente, l’hanno trasformata.

La nostra protagonista si colloca in totale antitesi rispetto a un personaggio come Wonder Woman, supereroina divinizzata nello stile cinematografico DC: entrambe sono carismatiche, ma a rendere Jessica irresistibile e coinvolgente sono i suoi difetti, i suoi conflitti.

Jessica Jones è attuale perché è una donna che mai come in questo periodo può raccontare una storia che va oltre un fumetto o il binge watching degli episodi.

Lei è una vittima che lotta, che si ribella e che prova a sconfiggere i propri demoni e i legami con un passato tormentato. Il confronto con le attuali denunce di violenze, lo spirito di iniziativa di numerose celebrità di Hollywood che riportano orrori relativi a decenni fa viene spontaneo: la femminilità che combatte oggi è la stessa messa in evidenza dal carattere tridimensionale, scontroso e unico di un’eroina molto umana e poco super.

Leggi anche: Marvel Cinematic Universe – Fase 2: Il crollo delle certezze

Autore

  • Gianluca Colella

    Nato a Napoli nel gennaio 1995, supero a pieni voti la fase secchione e in adolescenza scopro la filosofia, la cultura, il cinema e la psicologia. Mentre mi laureo in psicologia alla Federico II scopro ArteSettima, la disoccupazione, i virus cinesi e le malattie mentali in età evolutiva. Attualmente scrivo approfondimenti antieroici su serie tv e film più o meno noti direttamente dalla Calabria, dove mi trovo per un dottorato di ricerca. Sperando che il precariato, un giorno, sia solo un ricordo.

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