Legion – Il lato oscuro della mente

Gianluca Colella

Aprile 10, 2018

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L’apparente mancanza di logica nella strutturazione della serie è una scelta voluta dallo stesso Noah Hawley, intenzionato a realizzare una serie tv sui supereroi lontana dagli abituali standard dei cinecomic. In questo senso, un antieroe tormentato come David si presta benissimo ad una narrazione concepita in maniera sfaccettata, proprio come la sua personalità.

Lo show è pregno di riferimenti eccelsi ad opere del passato: ambientato in un manicomio dal nome emblematico in cui i pazienti rievocano lo stile del capolavoro con Jack Nicholson, esso ci immerge subito nello sfondo della psiche di David, complessa e inesplorata. Come in Shutter Island, anche qui il labile confine tra realtà e illusione volutamente crea un’incertezza assoluta, mai risolta fino in fondo.

Il nucleo narrativo di Legion sta proprio nel continuo gioco tra verità e menzogna, un’oscillazione elaborata e imprevedibile che mette a dura prova l’attenzione dello spettatore. L’elemento fantascientifico non emerge tanto nella dimensione supereroistica della storia, quanto nel modo intimamente soggettivo che i protagonisti hanno di rapportarsi alla realtà.

Legion

Solo qualche giorno fa è stato trasmesso il primo episodio della seconda stagione, che allaccia il finale autorisolutivo della prima a elementi narrativi nuovi, spunti che saranno senza dubbio approfonditi nelle prossime puntate. David è consapevole dei suoi poteri ma non riesce ancora a controllarli del tutto; il suo rapporto con il Re delle Ombre si rivela essere qualcosa di molto più che una semplice simbiosi.  

Lo Shadow King si rivela più sfuggevole e inquietante che nella stagione precedente: con un misterioso virus psicologico è capace di paralizzare singoli individui e intere masse. Le scene elaborate e sofisticate ricalcano lo stile dei vecchi episodi, seguendo uno stile sempre più esclusivo per uno show nuovo, che promette di affermarsi come uno dei più appassionanti di questo periodo.

L’inconscio in una serie tv: tra sintomo e rimosso

Legion, lateralmente alla narrazione di una storia ispirata ai fumetti Marvel, si pone un obiettivo tanto ardito quanto affascinante: quello di dipingere la realtà attraverso la percezione dei protagonisti, immergendoci negli anfratti più profondi, frenetici e caotici della mente umana.

Questo scopo viene perseguito sia attraverso gli aspetti patologici, esplorati nella storyline dell’ospedale psichiatrico, dove i sintomi degli internati offrono una presentazione di diversi disturbi psichici, dalla schizofrenia alla nevrosi.

L’indagine nella mente di David mostra invece altri aspetti del funzionamento inconscio della mente, legati indissolubilmente a contenuti che il protagonista ha rimosso perché traumatici. È il caso del Demone dagli occhi gialli, di Lenny e delle altre forme di censura che impediscono la ricostruzione completa dei suoi ricordi.

Legion

L’inconscio, così come teorizzato dallo psicoanalista Freud nei suoi primi contributi, è caratterizzato da irrazionalità, mancanza del principio d’identità, assenza di spazio e tempo, processi di condensazione e spostamento di contenuti: è un modo di funzionamento della mente parallelo a quello conscio, ma disorganizzato, legato intimamente alle dimensioni affettive del soggetto.

Nel caso di David, gli episodi riescono nel difficile intento di catapultarci letteralmente in questo abisso di inconsapevolezza, in cui l’intensità delle emozioni produce reazioni ansiogene negli stessi spettatori, costretti a identificarsi col telepate.

In sintesi possiamo dire che Legion si propone al pubblico più per la sua impostazione rivoluzionaria e introspettiva, focalizzata sulla mente umana, che per la mera storia di un mutante; seguendo questa serie, possiamo solo augurarci che l’espediente narrativo possa contribuire a far entrare noi stessi un po’ di più in contatto con la nostra interiorità, in un processo tanto lento e faticoso quanto necessario.

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Autore

  • Gianluca Colella

    Nato a Napoli nel gennaio 1995, supero a pieni voti la fase secchione e in adolescenza scopro la filosofia, la cultura, il cinema e la psicologia. Mentre mi laureo in psicologia alla Federico II scopro ArteSettima, la disoccupazione, i virus cinesi e le malattie mentali in età evolutiva. Attualmente scrivo approfondimenti antieroici su serie tv e film più o meno noti direttamente dalla Calabria, dove mi trovo per un dottorato di ricerca. Sperando che il precariato, un giorno, sia solo un ricordo.

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