Settimana Shakesperiana – Romeo e Giulietta, e come interpretare il loro Amore

Enrico Sciacovelli

Aprile 30, 2018

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Romeo e Giulietta

West Side Story – New York, New Shakespeare

Romeo e Giulietta
Scena del film “West Side Story” in cui i due giovani amanti s’incontrano su una scala anticendio a New York.

«Una tragedia della gioventù, vista con gli occhi della gioventù».

Harley Granville-Barker, rinomato critico inglese, descrisse così Romeo e Giulietta.
Più di ogni altra opera shakespeariana, la storia dei due giovani amanti merita di essere ripresa e reinterpretata, per associarla al costantemente mutabile occhio dello Zeitgeist adolescenziale.

È cosi che nel 1957, prima a teatro, e nel 1961, sul grande schermo, West Side Story prende questa staffetta di tradizione e pone Romeo e Giulietta non su un balcone a scambiarsi sonetti, ma su una scala antincendio di un palazzo newyorkese, in un musical basato sul conflitto tra gang americane e portoricane, i Montecchi e Capuleti dell’America degli anni Cinquanta e Sessanta.

Romeo diventa così Tony e Giulietta Maria. La storia prosegue quasi perfettamente la struttura shakespeariana, con le dolci rime di Shakespeare snocciolate in canzoni orecchiabili, che riescono a trasmettere sia l’infatuazione di Maria e Tony, sia l’astio tra i Jets e gli Sharks.

Questo astio però trova nuovo materiale attraverso il contesto newyorkese: il male che ora distrugge il rapporto tra i due «star-crossed lovers» non è più un conflitto limitato alle due famiglie, ma è l’odio razziale, fomentato dalla società americana e dalle sue autorità, che antagonizzano i portoricani mentre cercano inutilmente un’alleanza con i Jets.

Romeo e Giulietta
I due gruppi rivali.

Per quanto la storia d’amore di Tony e Maria sia brillante nel modo in cui è presentata, prende un nuovo significato nel momento in cui la vittima del fato è il solo Tony.
Romeo muore, e quell’odio che ha portato alla sua morte prende così posto nel cuore di Giulietta. Il finale vede Maria denunciare la scelleratezza non dei genitori che non hanno concesso a due ragazzi di amarsi, ma di un sistema che pone due gruppi testa a testa, anzichè spalla a spalla.
Perchè per quanto perfetto sia l’amore della gioventù, soccombe sempre dinanzi alle imperfezioni dell’ambiente in cui nasce.

Romeo e Giulietta (Zeffirelli)

La storia è nota a tutti, e molte sono state le interpretazioni che ne sono state date, ma ognuna di esse è, se possibile, radicalmente differente dalle altre, perché diverse sono le emozioni che suscita nello spettatore.

Romeo e Giulietta è un classico intramontabile dell’amore tragico, e la pellicola di Zeffirelli del 1968 ne è una perfetta rappresentazione. I giovanissimi Leonard Whiting (Romeo) e Olivia Hussey (Giulietta) interpretano magistralmente il ruolo dei due innamorati, e, con le stesse parole di Shakespeare, esprimono al meglio quell’amore trascinante, totalitario e purissimo che è tipico dell’età in cui si è ancora innocenti.

Romeo e Giulietta nella pellicola di Zefirelli.

E così la passione tra i due è subito incontenibile: Montecchi e Capuleti cessano di essere cognomi e divengono parole prive di ogni significato, e i due, che sarebbero dovuti essere nemici, d’un tratto si amano a tal punto da divenire l’uno l’unica ragione di vita dell’altro.
Frate Lorenzo prova a mettere in guardia Romeo:

«Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si consumano al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l’amore che dura fa così».

Ma ormai è tardi, e lui ormai non può più ascoltare il saggio consiglio: ormai è perduto, ormai ha ritrovato se stesso solo nell’amore assoluto ed estremo per la sua Giulietta.
E, nonostante la storia di Romeo e Giulietta finisca in tragedia, anche noi vorremmo avere la forza di rifiutare il consiglio di Frate Lorenzo, e di perderci in un amore così: un amore senza il quale non si può vivere, un amore per cui vale la pena morire, un amore che basta, da solo, a dare un senso all’intera esistenza.

Romeo e Giulietta
Giulietta si suicida nel film di Zefirelli.

E come mettere freno all’esaltazione quando, sulle note di The love theme of Romeo and Juliet che risuonano man mano più intense, i due ragazzi si scambiano il primo, delicatissimo bacio?
E come trattenere le lacrime tra un misto di tristezza e commozione quando l’epopea romantica si trascina verso il tragico epilogo, che ha il sapore amaro dell’inevitabile, ma, al tempo stesso, la dolcezza della celebrazione del sentimento nella massima espressione della sua purezza?

Tromeo and Juliet – Il gusto della Trasgressione

Se Romeo e Giulietta, come abbiamo detto per West Side Story, è un’opera destinata a essere filtrata per sempre attraverso la cultura pop giovanile del momento, l’esistenza di Tromeo and Juliet dovrebbe essere inevitabile, ma ciononostante lascia basiti, nel momento in cui si osserva il prodotto nella sua interezza.

Diretto a quattro mani da Lloyd Kaufmann e James Gunn (si, il regista di Guardiani della Galassia), il film rilegge la vicenda dei Montecchi e Capuleti in salsa pulp, punk ed erotica, con assoluto abbandono nei confronti della decenza che un’opera del Bardo teoricamente merita: Montecchi e Capuleti qui sono due famiglie rivali nell’industria pornografica, i personaggi sono ridotti a infimi stereotipi di quello che dovrebbero essere e la trama viene completamente stravolta da ogni trasgressione cara alla casa produttrice, la Trauma Entertainment: mutilazioni, erotismo gratuito, effetti pratici a bassissimo costo, mutazioni genetiche, incesto e, in generale, un eccesso grottesco.
Il tutto narrato da Lemmy Kilmister dei Motörhead, ovviamente.

Lemmy Kilmister, narratore del film.

Tuttavia, sebbene un prodotto indubbiamente di qualità inferiore rispetto agli film discussi nel corso della settimana, Tromeo and Juliet ci ricorda l’origine delle opere del Bardo, come cultura popolare del Cinquecento, qui trasposta nell’anarchismo post punk degli anni Novanta, lo Ying dello Yang rappresentato invece dal Kitsch del Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, rilasciato nello stesso anno, nel 1996.

Anche questo è Shakespeare secondo gli anni Novanta: una versione decisamente più stupida, ma senza vergogna di questo, anzi, che sguazza in queste acque torbide di trasgressione con la gioia di un bambino dentro al mare più limpido.

Cerchiamo di adattare Shakespeare per appropriarcene, e anche questo adattamento è legittimo… nonostante Juliet sogni Tromeo con un pene gigantesco e mostruoso che sbava slime verde.

Anche alla fine del film, l’ultimo fotogramma che vediamo è Shakespeare stesso che si fa allegramente una risata. Se può farlo lui, possiamo farlo tutti, pensando alla folle storia di Giulietta, e del suo Tromeo.

Romeo in una scena di “Tromeo and Juliet”.

Leggi anche: Shakespeare, il bardo, il poeta, lo sceneggiatore

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