Unsane – Stessa storia, nuovo iPhone

Francesco Gamberini

Luglio 11, 2018

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Unsane

Capace di produrre blockbuster di successo, come la trilogia di Ocean’s, pellicole d’autore come Traffic e serie tv iconiche come The Knick, Steven Soderbergh è forse il regista più intraprendente e sperimentale della Hollywood contemporanea. Il suo ultimo Unsane  narra la storia di Sawyer Valentini, vittima di stalking, che è costretta a cambiare casa e lavoro per sfuggire al suo persecutore. La stessa donna confessa di essere malata e di essere consapevole del suo disturbo post-traumatico da stress. Così si rivolge a uno psicologo per avere conforto. Tuttavia, per una macchinazione burocratica, si ritrova internata in un ospedale psichiatrico contro la sua volontà: a detta dei dottori infatti rappresenterebbe un pericolo per se stessa e gli altri. Però, quando all’interno dell’ospedale psichiatrico riconosce il suo stalker, inizia subito ad essere preda di strane visioni e deliri paranoici, ma continua comunque a dichiararsi sana di mente. Sarà vero?

Il fatto che Sawyer confessi subito di essere psicologicamente instabile ci fa subito dubitare della sua sanità mentale e ci fa dubitare anche della sua reale capacità di intendere e di volere. Ciò  permette al regista di giocare col pubblico e tenerlo sempre all’erta sull’affidabilità della protagonista: possiamo davvero fidarci di lei o è tutto nella sua testa?

Unsane

Unsane è un ottimo mix fra noir, dramma e denuncia sociale. Viene denunciato infatti il sistema ospedaliero americano: un sistema in cui i medici riempiono i letti con dei pazienti, malati mentali o meno, per non perdere i finanziamenti dallo Stato. In più Soderbergh decide di affrontare anche lo scomodo tema dello stalking. In un periodo in cui le molestie sessuali contro le donne sono sempre di più, si sente molto l’eco degli scandali hollywoodiani e delle denunce del movimento #metoo.

Il fatto che il film sia totalmente girato con un iPhone è ironicamente tragico: nell’era in cui il cellulare è il principale mezzo con cui gli stalker possono tenersi in contatto con le loro vittime, l’iPhone diventa anche il mezzo con cui viene girato un film contro lo stalking. Però, nonostante questa scelta stilistica, vengono mantenute le caratteristiche di un film classico. Non si può parlare di mockumentary come The Blair Witch project o Cloverfield. No, siamo di fronte a un thriller dalla forte componente narrativa, in cui l’uso di una nuova tecnologia è giustificato da una precisa scelta stilistica di base. Il cellulare infatti dà solo un sapore più amatoriale a un film ben scritto e ben strutturato, comunicando l’instabilità della protagonista attraverso la mancanza di una mano salda dietro a una cinepresa.

Unsane

C’è da dire che il ritmo è abbastanza lento: il film parte  in sordina, poi però sale in un’incalzante crescendo fino a esplodere nel finale. La forte suspense è resa dalla magistrale recitazione degli attori, perfettamente calati nei loro ruoli e capaci di sostenere magnificamente dei corposi dialoghi. La relazione fra vittima e carnefice traspare in un conflitto pieno di spunti di riflessione; nessuno è colpevole o innocente e la verità rimane sempre ambigua.

Unsane sicuramente non è molto innovativo nella trama, ma la messa in scena accattivante e la regia all’avanguardia lo rendono molto coinvolgente. Consigliato? Assolutamente sì!

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