Una lenta dissolvenza dallo schermo nero rivela una strada illuminata dalla luce calda di un lampione, a sua volta filtrata dalla neve che cade. Su quella strada, a terra, giace un uomo, un padre di famiglia: il padre di Mattie Ross. Ma su quella stessa strada c’è anche qualcun altro: un uomo a cavallo, in fuga, colpevole di omicidio.
Così, sulle tenui note di Carter Burwell, si apre Il Grinta, scritto e diretto dai fratelli Coen e ispirato all’omonimo romanzo, già portato sul grande schermo nel 1969 da Henry Hathaway, con il leggendario John Wayne come protagonista.

Rooster Cogburn e Mattie Ross in Il Grinta dei fratelli Coen (2010)
Mattie Ross, una ragazzina di quattordici anni rimasta orfana di padre, si rivolge all’arcigno e scorbutico sceriffo Rooster Cogburn, soprannominato, per l’appunto, «il Grinta» e celebre per la sua crudeltà nei confronti dei fuorilegge, per rintracciare l’assassino di suo padre. A questa strana coppia si unirà anche il vanitoso Texas Ranger LaBeouf, anch’egli alla ricerca dello stesso uomo, ma per un altro crimine.
Tre caratteri, tre idee di giustizia: il West dei fratelli Coen
Il film è un vero e proprio road movie, in cui i tre protagonisti hanno mentalità diverse e sembrano provenire da epoche differenti.

Rooster Cogburn in Il Grinta dei fratelli Coen (2010)
Lo sceriffo Cogburn, interpretato da Jeff Bridges, è un uomo vecchio, disilluso dalla vita, oramai completamente svuotato di quegli ideali di giustizia e uguaglianza che appartengono invece alla giovane Mattie Ross. Certo, il buon vecchio sceriffo continua a fare il suo lavoro e ci riesce benissimo. Non a caso, la sua prima apparizione sullo schermo avviene durante una seduta in tribunale, dove si trova accusato dell’ennesima strage inutile. Molto probabilmente, neanche lui crede più che uccidere criminali e banditi serva a qualcosa. D’altra parte, è l’unica cosa che sa fare e che ha sempre fatto.
Simile, per certi versi, è LaBeouf, che ha il volto di Matt Damon. Anche lui è un uomo di legge, anche lui uccide in nome di essa. Eppure, probabilmente a causa della sua giovane età, il suo comportamento è molto più «cerimoniale» e «idealisticamente romantico». Durante un confronto con un gruppo di banditi, infatti, LaBeouf, completamente solo e in netto svantaggio numerico, intima loro di arrendersi, dimostrando una fiducia nella legge che sembra ormai estranea a Cogburn.

LaBoeuf in Il Grinta dei fratelli Coen (2010)
E infine c’è lei, Mattie Ross, interpretata da Hailee Steinfeld. Una ragazzina costretta dalle circostanze a diventare donna. Suo padre è stato ucciso e derubato, sua madre non sa né leggere né scrivere e i suoi fratelli sono molto più piccoli. Spetta a lei fronteggiare questa situazione; spetta a lei affrontare il cliché della figura femminile completamente sottomessa al rude uomo del West. È anche per questo che lo sceriffo Cogburn diffida inizialmente di lei: lui, forse il personaggio più vicino all’idea tradizionale di «uomo del West», non accetta che la piccola Mattie intraprenda con lui questa caccia spietata.
Ma i tempi cambiano, e cambiano per tutti.
Il tempo, la fine del West e il tramonto di un ideale
Il tema principe della pellicola, infatti, è proprio il tempo. Subito dopo la morte del padre, Mattie si reca in città in treno. Il treno è uno degli espedienti più celebri della storia del cinema western per indicare la fine di un’epoca e l’avvento di una nuova: C’era una volta il West di Sergio Leone e L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford ricorrono allo stesso espediente.
Il tempo cambia. Sono finiti i tempi delle grandi avventure. Oramai i problemi non si risolvono più nei saloon, ma in tribunale. La violenza, almeno sulla carta, è bandita. Eppure, persistono numerose contraddizioni, come dimostra il cappio che attende tutti coloro che vengono ritenuti colpevoli.

Il Grinta dei fratelli Coen (2010)
Un altro problema di questo nuovo sistema giuridico è la disparità di classe. Il padre della piccola Mattie, infatti, è un semplice contadino. Quando Tom Chaney lo uccide, non incontra grandi difficoltà nella fuga e le forze dell’ordine non si impegnano nemmeno a inseguirlo. Quando, invece, lo stesso uomo uccide un senatore del Texas, lo Stato prende provvedimenti, mettendo LaBeouf sulle sue tracce.
Ma è arrivato anche il momento di accantonare vecchi rancori. Nei personaggi di Cogburn e LaBeouf si avvertono ancora gli echi della guerra civile. Bisogna mettere da parte le divergenze del passato, indipendentemente da chi abbia ragione, perché quando i due personaggi sono divisi falliscono miseramente, o sono sul punto di farlo; quando, invece, riescono a collaborare, come nella mirabolante sparatoria finale, possono trionfare.
Infine, questa riflessione sul tempo assume la sua forma più esplicita nel finale, quando i treni hanno ormai sostituito definitivamente i cavalli, l’inchiostro ha preso il posto dei proiettili e coloro che hanno vissuto nelle epoche precedenti si trovano a perdere tutto. Anche se, molto probabilmente, il ricco continua ad avere più diritti del povero. La concezione idealistica e romantica del pistolero, dell’uomo che si batteva per un ideale, viene relegata a una figura folkloristica, molto più adatta agli spettacoli circensi che a un’udienza in tribunale.
Lo stesso concetto di onore viene seppellito insieme a coloro che, in vita, hanno dimostrato di possederlo, come se ormai fosse diventato qualcosa di superfluo, di cui non si sente più il bisogno.
E allora, forse, questi cambiamenti, dovuti al progresso scientifico e tecnologico, hanno finito per far regredire l’uomo. Le azioni di Cogburn e LaBeauf sono state senza dubbio incoraggiate, in un primo momento, dal denaro e dalla promessa di una ricompensa. Ma è stato soltanto grazie al loro animo, fondamentalmente buono, che sono riusciti a trionfare.

Mattie Ross in Il Grinta dei fratelli Coen (2010)
La meravigliosa fotografia grigiastra del finale ci lascia intendere, almeno secondo i Coen, che quei tempi non esistono più, che quella bontà quasi divina – le numerose citazioni bibliche presenti nel film non sono casuali – è venuta meno.
Il tempo ci sfugge, come afferma Mattie Ross. Il tempo è cambiato e bisogna andare avanti, senza mai dubitare della bontà delle persone, nemmeno di quelle più saldamente ancorate alle proprie convinzioni. Perché è proprio attraverso il confronto con gli altri, soprattutto quando si tratta di persone profondamente diverse da noi, che possiamo crescere interiormente, proprio come accade ai tre protagonisti di questo splendido film nel corso del loro viaggio.




