Thanos – Corteggiatore della Morte

Enrico Sciacovelli

Novembre 4, 2018

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Thomas Robert Malthus, economista e demografico inglese, pubblicò nel 1798 il saggio “Sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società”. Malthus sosteneva che eventualmente la sovrappopolazione, l’eccesso di bocche che la società dovrebbe sfamare, raggiungerà un livello insostenibile, portando al collasso della società stessa, a meno che le nascite e le morti all’interno della società non siano regolate per impedire ciò. Uccidere pochi per salvare molti.
Anche il Dottor Spock, in Star Trek II: L’ira di Khan, la pensava similmente: Le esigenze di molti contano di più di quelle di pochi, o dell’uno. Per lui, per Thomas R. Malthus e probabilmente anche per Thanos, questa è solo inconfutabile logica.

Thanos però non è un saggista o uno scienziato. Dottor Strange lo definisce ironicamente come un profeta, mentre lui si vede come un sopravvissuto.
E’ giunto alle stesse conclusioni di Malthus, anticipando il nefasto futuro del suo pianeta natale, per poi essere respinto dai molti che voleva salvare ed infine vederli soccombere insieme alla sua società, come Cassandra che vede il cavallo di Troia trainato dentro le mura della sua città.

Thanos ha flirtato con la morte, e non la sua personificazione, come negli originali fumetti, ma con la morte come stato di natura. Ha visto il suo pianeta morire, ha iniziato a conquistare pianeti per dare loro la chance che Titano non ha avuto, dimezzando la loro popolazione. Spassionatamente, senza pregiudizi razziali, sociali o politici. Il suo non può essere genocidio. Thanos non vuole l’estirpazione di un determinato gruppo sociale. Vuole solo morte. Un numero uguale di morti e vite, condannate per mano sua e salvate grazie a lui. Flirta con la morte come se essa fosse Eva e lui Adamo, accettando anche di separarsi dalla sua costola, sangue del suo sangue, sua figlia.

Thanos piange, soffre per il sacrificio di Gamora. La sua razionalità vacilla davanti alla realtà del suo atto. Le scelte più dure richiedono la più forte volontà, affermerà in seguito. Questa frase può essere vista come la sua giustificazione o la sua filosofia. Odia quello che sta facendo, sa che è moralmente sbagliato e che ogni morte peserà sulla sua coscienza. “Ora son diventato Morte, distruttore di mondi”, pronunciò Robert Oppenheimer, padre della bomba atomica, con una lacrima dall’occhio, e Thanos versa la stessa lacrima.

Tuttavia, Thanos rimane in vita per versare lacrime. Sacrifica popoli, famiglia e sudditi nel nome della sua causa, sacrifica tutto pur di lasciare in vita metà dell’universo… e se stesso. Il fallimento della sua ideologia, basata sul sacrificio per il bene dei più, è la sua persistenza.
Thanos si vede probabilmente come un buon uomo, nobile d’animo, costretto a compiere i peggiori atti per via della sua nobiltà.

Perché solo lui può farlo, solo lui ha la forza, solo lui è superiore. Thanos crea così un gruppo a sé stante, escludendo sé stesso dalla sua mortale equazione. Alla fine del suo operato, le ceneri di eroi ed esseri minori volano al vento, e lui vive per vedere l’alba dell’universo che desiderava. Nell’universo Marvel, rimane solo lo spettro della morte e persino nei titoli di coda ci viene detto che solo Thanos ritornerà.

Thanos ha vinto la mano della Morte, ha impugnato la falce del Tristo Mietitore. Eppure in cuor suo si vede ancora come un antieroe e non come un malvagio.
Tutto dovrebbe essere perfettamente bilanciato, ma colui che indossa il guanto dell’infinito rappresenta ora lo squilibrio nell’Universo che ha plasmato. Eliminato il 50% del totale, resta solo il 50% + 1. Un solo uomo, che ha sacrificato tutto ciò che gli era caro, tranne la sua ideologia.

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