Batman – Perché cadiamo?

Antonio Lamorte

25.05.2019

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Thomas Wayne: «Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi».

Arriverà il giorno in cui cadremo. Tutti prima o poi cadono. Arriverà il giorno in cui la purezza dei nostri sentimenti soffocherà, annegando in un profondo oceano di oscurità. Esiste, tuttavia, la possibilità di risalire da questo abisso. Non è affatto facile, perché significa nuotare controcorrente, opponendosi alla violenza del flusso d’acqua impetuoso, come quelli generati dalle cascate.

Christopher Nolan conosce benissimo il significato profondo che può assumere la caduta; d’altronde, in quasi ogni suo film, da The Prestige a Interstellar, è presente una vera e propria struttura verticale, che scaraventa i personaggi nella profondità della propria anima. Anche nella celebre trilogia del Crociato di Gotham, il geniale regista inglese non viene meno a questa poetica.

Batman Begins (La paura)

Christian Bale/Batman
Christian Bale in Batman Begins di Christopher Nolan (2005)

Quando cadiamo diventiamo fragili. Entriamo nei profondi meandri della nostra anima e ci troviamo di fronte alle nostre paure. Bruce Wayne lo capisce subito, fin da piccolo. Mentre gioca cade in una grotta piena di pipistrelli, che scatenano in lui il sentimento più forte di tutti: la paura. Sarà proprio questo sentimento a far sgretolare la sua famiglia: la paura verso qualcosa di oscuro e ignoto, che cancellerà la speranza di una vita serena e tranquilla.

Se non avesse avuto paura, Bruce non avrebbe abbandonato il teatro con i suoi genitori e, forse, questi sarebbero sopravvissuti. È proprio su questo che fanno leva i sensi di colpa di Bruce: la sua paura è la causa della sua sofferenza. Ma, in fondo, non si può biasimare qualcuno per aver avuto paura, perché essa è, come l’amore, il sentimento più antico e indistruttibile che risiede dentro di noi.

Una volta adulto, inizierà un periodo di smarrimento che culminerà in una profonda ricerca interiore, fino a riportarlo in quel luogo, quella grotta oscura, dove la sua paura ha avuto origine.

La paura ha un doppio ruolo in questa storia: prende e dà. Ha tolto la vita a persone innocenti e privato un bambino del più sacro dei suoi diritti – l’affetto dei propri cari. Ma, dall’altra parte, è stata proprio lei a “dare la vita” al Cavaliere Oscuro, attraverso il risveglio della sua coscienza. La paura è il simbolo di Batman. Dalla paura egli è nato, quando da bambino cadde in una grotta.

The Dark Knight (La follia)

Heath Ledger/Joker
Heath Ledger in Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan (2008)

C’è qualcosa di peggiore che alberga latente nel nostro spirito, qualcosa che noi non conosciamo, perché il pensiero che possa sopraggiungere non ci sfiora neanche… ed è proprio per questo che quando ci assale ci distrugge inevitabilmente. È la profonda distruzione di tutte le nostre certezze: è il caos invade la nostra quotidianità facendo deragliare dai binari tutto ciò che davamo per scontato. Ed è proprio così che affiora il più selvaggio dei nostri istinti: la follia, che seduce il pensiero razionale.

Chiaramente il simbolo della follia è il Joker di Heath Ledger, vittima e carnefice allo stesso tempo. Le sue misteriose cicatrici sono il simbolo della sua sofferenza, mentre le sue contorte macchinazioni rappresentano il dolore da infliggere agli altri. Perché chi è caduto nella follia, chi ne è rimasto sedotto e conquistato, non può fare altro che questo: soffrire e far soffrire.

Joker: «La follia è come la gravità… basta una spinta».

È incredibile come la semplice verità di questa affermazione possa turbarci, perché, nella sua dimensione perversa, il Joker ha perfettamente inquadrato il problema. Lo stesso Batman rischia di rimanere coinvolto in questo gioco malvagio – dove, alla fine, si perde sempre -, ma la sua rettitudine, i suoi principi e, soprattutto, la sua fiducia nell’umanità fanno sì che la sua corsa si arresti un attimo prima di scivolare nel burrone… al contrario di Harvey Dent.

Harvey Dent sperimenta tutto questo. La sua “caduta” è tra le più dolorose. Da uomo-simbolo della giustizia, da eroe con la faccia scoperta, si trasforma in un criminale furioso dal volto dilaniato, il cui unico credo è il caso, figlio del caos incarnato dal Joker. La caduta del procuratore distrettuale di Gotham è resa anche fisicamente nel finale, quando, mentre scivola nel vuoto, il suo cuore smette di battere e la speranza di un mondo migliore viene inghiottita dal ghigno deforme di un clown appeso a testa in giù.

The Dark Knight Rises (La morte e la resurrezione)

Christian Bale/The Dark Knight Rises
Christian Bale in Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan (2012)

Si arriva, infine, all’ultima fase della caduta, all’ultimo atto di una tragedia greca: la morte. Batman viene scaraventato in una prigione, la cui forma ricorda la famosa grotta che ha segnato la sua infanzia. È la morte di un simbolo, la sconfitta di un ideale nobile, la distruzione di un mondo.

Gotham brucia sotto gli occhi attoniti dei suoi abitanti: niente sarà più come prima, perché la città è caduta nel baratro, proprio come il suo più grande difensore. Non sono solo gli edifici e le costruzioni che si frantumano, ma anche le coscienze e i principi morali, spesso dati per scontati, che vengono rivisti nel modo più perverso possibile. La giustizia, colei che dovrebbe garantire la pena per coloro che commettono i crimini, viene esercitata dagli stessi che in passato l’hanno subita. La giustizia diventa essa stessa crimine.

Dopo che questo ritratto apocalittico si è avverato, lo stesso cavaliere oscuro, nel suo luogo di prigionia, non ha più quell’elemento che gli ha permesso di trionfare in passato: la speranza. Tutto sembra senza via d’uscita. L’unico modo per abbandonare la prigione – quella fisica e quella mentale – è alzare lo sguardo e dirigersi verso il cielo.

Batman, e soprattutto colui che sta dietro la maschera, si confrontano con la paura, la follia e la morte. Questi elementi hanno rappresentato un momento fondamentale per la sua crescita interiore, ma adesso è arrivato il tempo di rimettersi in piedi… il tempo di risorgere.

Così, da quel carcere in cui il Cavaliere Oscuro cadde, contemplando la morte dello spirito, egli si rialzò, risorgendo dalle proprie ceneri, per combattere il male ancora una volta, l’ultima.

La trilogia del Cavaliere Oscuro ci ha insegnato che nessuno è invulnerabile, che anche i migliori tra noi cadono nell’ombra. Ma ci ha insegnato anche che rialzarsi è possibile e che rappresenta l’unica risposta possibile alla caduta. Perché si cade per questo: per imparare a rimettersi in piedi.

E tutti ci auguriamo che, quando toccherà a noi cadere, ci rammenteremo di questo semplice, ma fondamentale, insegnamento di vita, cosicché anche noi, dopo “la morte”, potremmo risorgere dalle nostre ceneri, verso un futuro migliore.

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  • Antonio Lamorte

    "Una volta mollata l'anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos." - Henry Miller

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