I nuovi autori – Il frizzante inno alla vita di Antonio Padovan

Chiara Cesaroni

Gennaio 18, 2021

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Dopo aver visionato Finché c’è prosecco c’è speranza (2017) e Il grande passo (2019) posso tranquillamente affermare che Antonio Padovan è un giovane regista dal futuro radioso.

Antonio Padovan è il regista di due dei più bei film degli ultimi anni: Finché c'è prosecco c'è speranza e Il grande passo.

Antonio Padovan

L’autore dimostra di amare profondamente il suo lavoro e i suoi progetti, li tratta quasi come figli: li nutre e li coccola e, quando è il momento, li lascia andare.

Veneziano di nascita e trevigiano d’adozione, Padovan si trasferisce nella Grande Mela per studiare alla New York Film Academy. Qui dà vita alle prime pubblicità e cortometraggi. Tornato in Italia scrive e dirige due film animati: The Mods (2014) e Il piccolo Girasole che si innamorò della Luna (2017).

Finché c’è prosecco c’è speranza, tratto dall’omonimo libro di Fulvio Ervas, è un giallo ambientato nella provincia di Treviso e parla dell’indagine di omicidio svolta dal neo-ispettore Stucky (Giuseppe Battiston), mentre Il grande passo è una commedia che racconta la commovente storia di Mario (Stefano Fresi) e Dario (Giuseppe Battiston), due fratellastri tanto simili nell’aspetto quanto diversi nel carattere. Mario aiuterà suo fratello a realizzare il suo più grande sogno: andare sulla luna.

Antonio Padovan è il regista di due dei più bei film degli ultimi anni: Finché c'è prosecco c'è speranza e Il grande passo.

Finché c’è prosecco c’è speranza (2017)

Antonio Padovan dimostra di essere eclettico nei generi, in quanto, precedentemente al giallo del 2017 e alla commedia del 2019, ha firmato, nei primi anni del duemila, alcuni cortometraggi horror e, come detto in precedenza, due film animati. Ma, tornando alle pellicole italiane, Padovan dà prova di conoscere la natura umana mettendo in scena personaggi sfaccettati, mai banali e sorprendentemente vivi attraverso una caratterizzazione particolareggiata.

Decide, inoltre, di ambientare le sue storie nella sua terra di origine e, tramite ricchi e poetici campi lunghi e lunghissimi, dimostra di amarla profondamente. Celebra la vita nella sua forma più semplice e vera attraverso i piaceri della tavola: in Finché c’è prosecco c’è speranza i personaggi bevono con piacere e in compagnia, mentre ne Il grande passo si vedono spessissimo i due protagonisti mangiare di gusto.

Nei film di Antonio Padovan è la voglia di inseguire e realizzare un sogno ad alimentare quel bambino interiore che tiene viva la scintilla della vita. Ma come parla di vita, mette in scena anche la morte: nella sua forma più “didascalica”, nel giallo, e nella sua forma più simbolica, nella commedia.

Padovan porta l’attenzione su una terra poco conosciuta e poco esplorata dalla rosa delle pellicole italiane. Gli interpreti scelti dall’autore sono così spontanei da aderire alla perfezione alle storie portate sullo schermo. La gentilezza, il rispetto e la cura con cui tratta le sue opere e i suoi spettatori è toccante. Racconta le sue favole attraverso occhi colmi di meraviglia e lo spettatore non può fare altro che lasciarsi ammaliare.

Antonio Padovan è il regista di due dei più bei film degli ultimi anni: Finché c'è prosecco c'è speranza e Il grande passo.

Il grande passo (2019)

E proprio come i più grandi amori raccontati nei romanzi e quelli che, chi è fortunato, vive nella vita reale, l’amore nasce piano piano: le storie di Padovan sono costruite lentamente con metodo e passione, ti prendono per mano fino ad avvolgerti in un dolce e caldo abbraccio.

Ma andiamo più nello specifico parlando di Finché c’è prosecco c’è speranza, partendo dall’esterno. Il regista omaggia l’Italia di un tempo usando una locandina che richiama la copertina dei romanzi gialli italiani degli anni Settanta, azzeccatissima in quanto un personaggio chiave del film vive la sua vita “come una volta”.

Spostandoci all’interno, invece, si può notare come il ritmo della narrazione ricordi quello usato da Agatha Christie nei suoi romanzi, in quanto, tutto in questo film ha un’evoluzione lenta, curata e metodica, proprio come la preparazione del prosecco. Anche il protagonista, l’ispettore Stucky, nonostante l’animo turbolento dietro a un’apparente placidità, ci accompagna con la calma necessaria attraverso l’indagine.

Antonio Padovan è il regista di due dei più bei film degli ultimi anni: Finché c'è prosecco c'è speranza e Il grande passo.

Ispettore Stucky

Inoltre, il protagonista e l’uva Glera, usata per produrre il prosecco, condividono un’importante caratteristica: di primo acchito sembrano anonimi, ma nascondono un carattere deciso, dolce e aspro.

Guardiamo, invece, Il grande passo. In questo film Antonio Padovan sfoggia dei primissimi piani intensi e carichi di non detto. L’ambientazione autunnale è una compagna di viaggio schietta e brulla che obbliga i protagonisti a scaldarsi solo con il graduale affetto che cominceranno a provare l’uno per l’altro. Mario e Dario sono caratterialmente agli antipodi, nonostante la loro similitudine fisica.

Uno, infatti, è empatico e disponibile, mentre l’altro è scorbutico ed eccentrico: proprio come le due facce della luna tanto sognata da Dario. Il nostro satellite prende più le fattezze di un porto sicuro dalle bruttezze della vita, che di un mero obiettivo didattico e scientifico. E l’augurio di Mario a suo fratello, dettogli sul finale, racchiude perfettamente l’evoluzione del rapporto fraterno fino a quel momento squisitamente sviluppato.

Tra l’altro, ecco una piccola chicca: in una scena è presente un easter egg del film animato The Mods girato dallo stesso Padovan.

Dario e Mario Cavalieri – Giuseppe Battiston e Stefano Fresi

Le pellicole invitano lo spettatore ad andare oltre all’apparenza presentandoci due attori fuori dai classici canoni di bellezza maschile, ma dalla bravura straordinaria. Ed è questo che conta e dovrebbe sempre contare. Inoltre, le storie raccontano di due uomini derisi dagli altri personaggi: l’ispettore dall’aspetto trasandato, ma dalla mente brillante, e un pazzo che in realtà è un genio dell’ingegneria aerospaziale.

Concludendo, la visione che il giovane regista ha delle vicende è fresca e frizzante e le situazioni messe in scena dallo stesso sono tutte tra il serio e il faceto. Il delicato e vibrante sguardo di Antonio Padovan riesce a incastonare armoniosamente i disordinati protagonisti nella poetica bellezza delle locations. I suoi film sono un puro inno alla vita che commuove e afferra il cuore dello spettatore e lo tiene stretto fino all’ultimo secondo.

Con Finché c’è prosecco c’è speranza e Il grande passo, l’Italia è venuta a conoscenza di un talentuoso regista, audace e innovativo del quale, sono sicura, sentiremo parlare sempre più spesso.

Leggi anche: ShorTS International Film Festival: Il grande passo – Due fratelli in viaggio sulla luna

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