Inside Out – Le emozioni che si emozionano

Gianluca Colella

06.03.2021

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Anni fa, Disney e Pixar lanciarono Inside Out per cimentarsi in un esperimento al confine tra l’animazione e la fantascienza: entrare nelle pieghe della soggettività umana per mostrare cosa accadrebbe se le emozioni avessero emozioni.

Walt Disney è sempre stata la casa di produzione cinematografica più creativa della storia, ma con Inside Out la magia concretizzata vive nella mente di Riley Anderson, una ragazzina simile a tante altre.

I vissuti che sperimenta la fanno sentire emarginata rispetto ai contesti che la circondano, a causa dei continui spostamenti familiari dovuti al lavoro dei genitori. Nel suo personale metateatro emotivo, quindi, il tentativo di elaborare queste transizioni della vita si traduce in una console governata dalle sue cinque emozioni fondamentali: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto.

La composizione e la sinergia delle emozioni di Riley sono attraversate da costanti conflitti e alleanze, in nome della salute mentale ed emotiva della ragazza; tra questi cinque bizzarri protagonisti, però, purtroppo, raramente le intenzioni sono in accordo.

Inside Out anima il nostro desiderio di conoscerci in un modo in cui nessun film aveva fatto prima: autoanalisi, comunicazione ed espressione delle emozioni diventano, grazie a quest’opera, temi chiave su cui fondare le origini di una nuova intelligenza emotiva, tanto attuale quanto necessaria.

Il buon funzionamento di Riley

Inside Out

Riley in Iside Out di Pete Docter (2015)

Ogni film d’animazione evoca suggestivamente l’idea di un gioco di fantasia che avviene nella mente dello spettatore: Inside Out non è da meno. Anzi, aggiunge a questa dinamica la presenza di una fantasia realizzata, nel senso di un’espressione accurata, verosimile e, tuttavia, astratta di ciò che accadrebbe dentro di noi se, al posto di neurotrasmettitori, sinapsi e circonvoluzioni, agissero creature dotate di una volontà propria.

Il fascino di questo film sta nel fatto che riesca a dipingere poeticamente e scientificamente il complesso funzionamento della mente umana senza scadere nel determinismo o nel riduzionismo: creatività e arte la fanno da padrone quando i ricordi di base che definiscono la personalità di Riley vengono influenzati negativamente dall’hockey o dai problemi familiari.

Tra le cinque emozioni che determinano il benessere della ragazza, sono sicuramente Gioia e Tristezza le due protagoniste.

Con un accostamento cromatico e simbolico conflittuale e complementare, l’animazione Disney evoca suggestivamente ciò che accade a Riley quando diventa nostalgica, irritabile o inquieta, attraverso il gioco delle emozioni che governano la sua console.

Il processo dinamico che avviene tra il mondo esterno e interno della protagonista è ricorsivo: da un lato, le esperienze influenzano il comportamento delle sue emozioni; dall’altro, sarà il suo tono dell’umore a permetterle di percepire il mondo in un modo piuttosto che in un altro.

Dopo alcuni importanti conflitti, Gioia e Tristezza vengono catapultate negli archivi più remoti della mente di Riley; da qui, si impegnano a trovare la strada per tornare alla console.

Questa fase di Inside Out ha un valore simbolico parallelo molto importante, perché, così come Riley è impegnata a trovare il proprio posto nel mondo, superando le difficoltà legate alla crescita, allo stesso tempo sono anche le due emozioni a dover crescere, per imparare a riconoscersi e a interagire in modo più funzionale.

La nuova console

Inside Out

Iside Out di Pete Docter (2015)

Soffermarsi su ciò che succede nel finale di questo film non è solo un passaggio analitico e catartico, ma anche educativo.

Al centro delle esperienze vissute da Riley, è sempre fondamentale è il significato personale che la ragazza attribuisce al mondo circostante. Quando qualcosa va storto, oppure quando va bene, a fare la differenza può essere la capacità della protagonista di affrontare il trauma, elaborare i vissuti negativi e favorire l’integrazione della nuova esperienza all’interno della propria personalità, ancora in fase di strutturazione.

Questo processo psichico viene rappresentato in maniera particolarmente evidente attraverso la fase depressiva vissuta dalla ragazza: quando Gioia e Tristezza sono lontane, le tre emozioni rimaste non riescono più a supportare Riley, che perde progressivamente il contatto con la propria emotività, si chiude in sé stessa e sceglie di fuggire da casa.

Quando questo accade, la console si spegne, perché ormai l’apatia governa il funzionamento emotivo della giovane. Solo il ritorno delle due emozioni principali legate ai ricordi di base e, in particolare, la capacità di Tristezza di restituire, attraverso la propria funzione emotiva, l’emotività perduta di Riley determineranno la riaccensione dei sentimenti della ragazza, favorendo così il suo ritorno a casa.

Un anno dopo, infatti, la crescita della protagonista è descritta anche attraverso la crescita della console stessa, che simbolicamente rappresenta la crescita della personalità, la maturazione dei suoi ricordi di base e l’integrazione delle esperienze, familiari e non.

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Autore

  • Gianluca Colella

    Nato a Napoli nel gennaio 1995, supero a pieni voti la fase secchione e in adolescenza scopro la filosofia, la cultura, il cinema e la psicologia. Mentre mi laureo in psicologia alla Federico II scopro ArteSettima, la disoccupazione, i virus cinesi e le malattie mentali in età evolutiva. Attualmente scrivo approfondimenti antieroici su serie tv e film più o meno noti direttamente dalla Calabria, dove mi trovo per un dottorato di ricerca. Sperando che il precariato, un giorno, sia solo un ricordo.

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