Solaris – Il conflitto tra uomo e umanità

Americo Palermo

Settembre 6, 2021

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Approcciarsi oggi a Solaris (1972) potrebbe risultare un’esperienza quasi anacronistica, soprattutto se lo spettatore si avvicinasse a uno dei grandi capolavori di Tarkovskij con gli occhi riempiti da molti film di fantascienza, in cui spesso la stessa finisce per diventare mera spettacolarizzazione di qualcosa ancora ignoto, ma comunque intuibile, che aspetta quindi solo di essere mostrato.

Solaris non è niente di tutto questo e in ciò, pur con le dovute e nettissime differenze, può davvero essere accomunato all’altra gigantesca pietra miliare del cinema fantascientifico, quel 2001 Odissea nello spazio (1968) che nella bellezza estrema delle immagini “kubrickiane” nasconde in maniera nemmeno molto velata la ricerca di una risposta.

Il film, tratto dall’omonima opera dello scrittore Stanislaw Lem, ci porta anch’esso alla ricerca di qualcosa, che però non è quell’odissea dove il viaggio diventa riscoperta e consapevolezza in senso salvifico. Il protagonista Kris Kelvin, al termine del soggiorno sul pianeta Solaris (o meglio, sulla stazione spaziale che ne gravita attorno) non beneficerà di alcuna conoscenza, ma, al contrario, la stessa risulterà deleteria, a sancire la superiorità di quell’ignoto nei confronti del quale l’uomo si pone in perenne conflitto, nell’illusione di poter comprendere tutto attraverso l’intelletto.

Spesso invece, nell’eterna lotta tra scibile e ignoto emerge un limite invalicabile il cui raggiungimento porta inevitabilmente alla sconfitta o al ridimensionamento dell’essere umano.

Nella prima parte di Solaris tale conflittualità è ancora sottotraccia: la scelta di Kris di partire nonostante venga messo al corrente del rischio a cui va incontro è quasi un atto di presunzione, la stessa presunzione con la quale liquida la Solaristica e i fenomeni che si prefigge di studiare.

Lo psicologo, con il suo volto inespressivo e privo di qualsiasi emozione, rappresenta una razionalità intrisa dell’idea che tutto sia comunque spiegabile con gli strumenti che l’uomo ha già a disposizione: è una freddezza, la sua, che stride con un passato doloroso segnato dal suicidio della moglie Hari e che, forse, ne è anche la causa. Tarkovskij sembra inserire queste scene non presenti nel libro per rendere ancora più evidente l’esplosione e la forza del conflitto che prenderà forma una volta entrato nell’orbita del pianeta, i cui fenomeni risulteranno troppo forti anche per la sua estrema razionalità.

Solaris diventa nemesi perfetta di Kris: il meccanismo di difesa messo in atto dal pianeta deriva proprio dal tentativo da parte dell’uomo di voler conoscere ciò che non può essere ancora in grado di comprendere.

Ecco che quindi la presunzione razionale fa da detonatore al conflitto, rendendo quel limite invalicabile una barriera troppo grande e pericolosa ed esplodendo nel momento in cui Solaris partorisce l’immagine tangibile di Hari. Per fare questo, il pianeta utilizza e tira fuori la parte irrazionale latente dello psicologo, quel dolore mai affrontato e messo a tacere sotto il peso della colpa.

Kris inizia così a sperimentare ciò che aveva inizialmente rinnegato, subendo un’evoluzione che ne trasformerà il comportamento spostandolo sempre più verso un sentimento irrazionale nei confronti di un essere che, in realtà, esiste esclusivamente in quanto derivante da una parte di se stesso.

Ciò che però rende il conflitto estremo è il livello di umanità di Hari che, nonostante sia un’ospite (come vengono chiamate le immagini allucinatorie visibili dall’equipaggio), è a tutti gli effetti un essere pensante, capace di provare emozioni in quanto creatura nata grazie a Solaris, ma plasmata attraverso i ricordi e l’inconscio di Kris.

È la stessa umanizzazione che si ritroverà nei replicanti di Blade Runner (1982): in questo caso però il conflitto non prende forma dalla colpa del protagonista quanto dal ruolo che svolge all’interno della società.

Se Rick Deckard porta avanti il suo compito combattendo consapevolmente una battaglia con un nemico esterno, Kris Kelvin è al centro di uno scontro inconsapevole contro una parte di sé che è ormai forma fisica e nei confronti della quale scopre di provare un amore puro.

Le loro nemesi Roy Batty e Hari fanno emergere, in maniera diversa, la crisi della razionalità dell’uomo difronte all’umanizzazione crescente di creature diverse dall’uomo stesso in quanto create artificialmente: è qui che l’ignoto vince e pone un limite.

Nel momento in cui c’è l’acquisizione da parte dei protagonisti della consapevolezza che sono la verità, le passioni, le pulsioni di vita e di morte a determinare se qualcosa può essere considerato umano, non quella razionalità che spinge Deckard a perseguitare i replicanti né tantomeno quella di Kris che va immediatamente in crisi non appena si allontana dalla Terra (che rappresenta proprio ciò che è familiare e può essere spiegato).

Ma è con il sacrificio finale di Roy e Hari che il conflitto si compie definitivamente determinando i destini di Deckard e Kris in maniera opposta. Roy Batty, consapevole dell’imminenza della sua morte, salva il nemico dimostrandogli che il suo percorso di umanizzazione è arrivato a un livello tale da renderlo capace di provare quella pietà che gli umani non hanno mai avuto nei suoi confronti.

Hari, se possibile, eleva ulteriormente il sacrificio, scegliendo ancora una volta la via del suicidio poiché ha compreso che Kris ormai non è più lucido e l’unico modo per farlo tornare a casa è proprio quello di lasciarlo solo allontanandosi da lui per sempre.

Se però Deckard, una volta raggiunta una nuova consapevolezza attraverso il gesto estremo di Roy riesce a fuggire, Kris resta invece intrappolato sul pianeta con i suoi fantasmi: per lui, quella stessa consapevolezza equivale a una sconfitta in quanto a vincere è la colpa che, riemersa, e si è nutrita dell’immagine di Hari e della riscoperta di un forte sentimento nei suoi confronti.

Per il protagonista di Solaris il conflitto è molto più forte e potente della propria razionalità in quanto somma di forze esterne e interne: egli, allo stesso tempo, combatte contro Solaris e contro la parte più oscura di sé stesso e sbatte drammaticamente contro quel limite che lo ridimensionerà per sempre rinchiudendolo in una gabbia irrazionale, fatta di immagini finte, seppur umane.

Tarkovskij, pertanto, attraverso Solaris ci racconta una fantascienza intrisa di filosofia mostrandoci come l’uomo, pur con tutti i mezzi possibili, nella sua sete di conoscenza e nella costante ricerca di un ignoto da spiegare, spesso non riesca nemmeno a comprendere il buio nascosto dentro se stesso.

 

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