Profumo di donna, ovvero l’eterna sfida tra l’uomo e la vita

Alessandra Cinà

Novembre 11, 2021

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Spesso, quando viene fatta la trasposizione cinematografica di un libro questa ha più successo del libro stesso. È il caso del film diretto da Dino Risi Profumo di donna e del libro Il buio e il miele di Giovanni Arpino.

Il film è molto fedele al libro, non una sbavatura né un’imprecisione, e questo grazie anche alla toccante interpretazione di Vittorio Gassman, che meritatamente si aggiudica il premio come miglior attore a Cannes.
Il capitano Fausto, il protagonista da egli interpretato, viene presentato come una di quelle persone che bruciano di vitalità, sempre irrequieto e in lotta contro l’inerzia.

«Cattivo è un parola grossa, e io non vorrei proprio chiamarlo cattivo, però è fatto di una materia tutta sua, niente da spartire con la gente come noi. Il gran male patito, già. Un pochino era così anche prima della disgrazia».

(Giovanni Arpino, Il buio e il miele)

A causa di un incidente sul lavoro, perde la vista e una mano e per questo è costretto a un’immobilità forzata e, peggio ancora, alla pietà della gente che non capisce la sua fame di vita.

Purtroppo le disgrazie e il dolore subito imbruttiscono, macchiano l’anima come una chiazza d’inchiostro e Fausto diventa un uomo cinico, spregevole e a tratti spietato. Nessuno riesce a stargli vicino pur provando pena per la sua condizione. Fausto infatti comincia a nutrire un profondo odio nei confronti dell’umanità, e si potrebbe pensare che provi questi sentimenti solo per invidia nei confronti di chi è sano e forte, ma in realtà ci sono ragioni ben più profonde.

Fausto non riesce a vivere come vorrebbe e questo gli provoca un profondo fastidio, ma ciò che lo irrita di più è il fatto che le persone che lo circondano vivano senza passione e curiosità. Per questo motivo cerca di pungolare chiunque gli stia accanto per scatenare una qualsiasi reazione: Fausto irride e offende chiunque gli capiti sottomano per svegliarlo dall’ozio e scuoterlo dalla quotidianità che costringe a una vita senza slanci.

In Profumo di donna il capitano è circondato da gente superficiale e cieca che si ferma all’apparenza delle cose: quando lui dichiara di preferire la pioggia al sole, chiunque gli risponde che odia il caldo, e nessuno è in grado di capire che in realtà lui odia il sole perché non riesce a vederlo, mentre la pioggia è musica.

Fausto, con i suoi modi rudi, riesce a sconvolgere la vita di Giovanni – detto Ciccio -, giovane soldato che riceve l’incarico di far compagnia al capitano, il quale ha organizzato un viaggio di una settimana con meta Napoli, passando prima per Genova e Roma.

Profumo di donna è un film delicato in grado di scatenare emozioni contrastanti che ci portano ad un confronto aperto con chi siamo e con chi vorremo essere.
Profumo di donna – Fausto e Giovanni (Alessandro Momo)

Profumo di donnaGenova

Qui cominciamo a conoscere Fausto e le sue frustrazioni. La sua più grande pena è quella di non poter più ammirare le donne e per questo costringe Ciccio a descrivergli ogni donna che vede.

L’intento di Fausto è quello di godersi la prima tappa del viaggio e quindi decide di passare una notte con una prostituta, cominciando lentamente a mostrare una delicatezza mai vista prima. Fausto insiste per consumare il rapporto al buio sperando di poter nascondere la pena per sé stesso riflessa nel suo sguardo.

In questa prima tappa di Profumo di donna ci viene mostrato un volto del capitano e una leggera venatura di fragilità.

Profumo di donnaRoma

Fausto decide di andare a visitare il cugino prete, il ché sembra molto strano. Perché un uomo senza Dio e con un odio verso tutto e tutti – persino verso sé stesso – dovrebbe recarsi a far visita a un prete? Per quale fine?

Fausto vuole una benedizione per continuare il viaggio e forse anche un minimo di conforto, ma le parole del cugino non aiutano. Il prete invidia Fausto e tutti quelli che si trovano nella sua condizione, perché sostiene che chiunque sia sofferente abbia una croce alla quale potersi aggrappare, una croce e una sofferenza che li salva e li redime.

Il cugino prete fa, chiaramente, parte di quella cerchia di persone convinte che si possa trovare conforto nella croce della sofferenza, che la croce che ci portiamo sulle spalle possa diventare una luce nel buio, una promessa per un posto in paradiso e per un riscatto.
Le sue parole tuttavia non fanno altro che amareggiare Fausto, il quale in un attimo di fragilità confessa di sentirsi una pietra: la sua croce infatti è stata come una maledizione che ha squarciato e dilaniato la sua vitalità, trasformandolo in una statua di sale pronta a sgretolarsi.

Nel libro, terminato l’incontro, Fausto va allo zoo e e quando vede un leone che riposa annoiato e stanco comincia a stuzzicarlo. Dopo mille tentativi la bestia finalmente si sveglia e comincia a ruggire scatenando l’ilarità del capitano. Questo può essere considerato un episodio banale, ma se lo si legge attentamente capiamo che Fausto s’impersona nella bestia, perché entrambi sono costretti a vivere in gabbia, soli e senza stimoli per ruggire.

Capitano Fausto: «Ciccio, lo sai chi sono io?».


Ciccio: «No».


Capitano Fausto: «Io sono l’undici di picche».


Ciccio: «Ma non esiste».


Capitano Fausto: «Appunto. Una carta che non sta nel mazzo. Buona per nessun gioco!».

Profumo di donnaNapoli

Profumo di donna – Fausto e Ciccio a Napoli

Fausto: «Gli avanzi di noi stessi. Questo siamo. Napoli e morte».

Giungiamo finalmente alla meta, dove Fausto ha deciso di morire. Il fine di questo viaggio infatti è quello di suicidarsi insieme a Vincenzo, un tenente che come lui ha perso la vista.

A Napoli Fausto viene accolto da Sara, figlia di un suo amico, da sempre innamorata di lui. Sara ha appena vent’anni e ha scelto di dedicarsi a Fausto: non si tratta di un capriccio, bensì di puro amore e infinita devozione.
Ed ecco che la durezza di Fausto diventa qualcosa di simile alla dolcezza e i suoi occhi beffardi si fanno indifesi e infinitamente tristi; all’improvviso, l’antipatia che pensavamo di provare si muta in tenerezza. Di fatto, nonostante Fausto provi un sentimento per la giovane, la respinge perché non vuole condannarla a una vita difficile, e questo va oltre la cecità.

Fausto è sempre stato una persona complicata e anche prima di perdere la vista era un vulcano in continuo movimento. Accettare l’amore di Sara significa infatti condannarla al suo terribile carattere e alla sua irrequietezza, e lui teme che il suo essere possa sovrastare e distruggere il profumo di donna di Sara.

La ragazza però non demorde perché oltre all’infinito e puro amore, la anima una fortissima fedeltà che, in alcuni casi, è più resistente dell’amore stesso. Quest’amore spaventa il capitano, perché sa che Sara sarebbe in grado di metterlo a nudo e scavare nell’oblio della sua vita. Egli sa che l’affetto sano di Sara lo può portare a un confronto aperto con sé stesso e con le sue paranoie.

D’altronde, si sa, è più semplice continuare a far rumore piuttosto che silenziare tutto per sanare le ferite. Far finta di nulla è sempre la migliore opzione, la più facile.

Profumo di donna è un film delicato in grado di scatenare emozioni contrastanti che ci portano ad un confronto aperto con chi siamo e con chi vorremo essere.
Profumo di donna- Fausto (Vittorio Gassman) e Sara (Agostina Belli)

Sara, infatti, è l’unica in grado di vedere oltre, e Fausto ne è consapevole. Sa quanto riesca a toccare la sua essenza più profonda e decifrare ogni suo singolo pensiero, persino il più banale e scontato, cosa che nessun’altra riesce a fare.

Sara: «È fedeltà, è fede, è credere e aspettare».

Con queste parole profonde Arpino, attraverso Sara, risponde indirettamente a una domanda posta qualche anno prima da Fellini, (attraverso Guido), nel suo 8 e mezzo.

Guido Anselmi: «Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché è la tua fedeltà che la fa diventare infinita, saresti capace?».

Sara, con la sua intelligenza selvatica, ama Fausto e tocca i cocci frantumati del suo essere più profondo. Sara lo ama semplicemente perché lui è Fausto, un uomo intelligente e arguto, buono e sapiente e questo le basta.

Fausto vuole che la gente che lo circonda sia viva, che si ubriachi di stimoli e curiosità per provare la violenta sensazione del vivere.

Nonostante l’amore di Sara, Fausto è deciso a portare a termine il suo piano, ma fallisce. Vincenzo rimane vivo e lui non riesce a togliersi la vita, perché qualcosa lo tiene ancora legato alla sua esistenza, qualcosa di incontrollabile.

La turbolenza della vita continua ad attrarre, come la luce fa con le falene: nonostante sia sfuggente e tremendamente complicata, continua ad affascinarci con delle piccole sfaccettature di piacere ed entusiasmo. Forse il senso ultimo del vivere è questo, caricarci di piccoli attimi di felicità poco prima di abbatterci, e forse Fausto aveva capito tutto sin dall’inizio.

Il capitano si sente un fallito, ma finalmente accetta la sua fragilità e l’amore di Sara. Si arrende alla dolce compagnia di quella ragazza dall’anima complementare alla sua.

Fausto: «Ci vuole amore per ottenere e crescere amore. Questo Sara m’ha insegnato, sia pure inconsciamente con la sua intelligenza selvatica. E che il mondo sia castigo biblico o vile tagliola quotidiana, questo non ha importanza: purché questo esempio venuto da Sara possa darmi coraggio, un coraggio mio per me, per la nicchia che devo scavarmi e riscaldare nella vita».

Alla fine, sia Ciccio che Fausto apprendono qualcosa, alla fine ha vinto quell’amore che trascende persino noi stessi.

Ciccio, finito il viaggio, ha visto com’è fatto un uomo, quant’è labile il confine tra la vita e la morte e la testardaggine dell’amore. Sicuramente ha cominciato a vivere in maniera differente, con un coraggio nuovo e con una forza che forse non immaginava di poter avere.

Profumo di donna è un film delicato in grado di scatenare emozioni contrastanti che ci portano ad un confronto aperto con chi siamo e con chi vorremo essere.
Profumo di donna: Fausto (Vittorio Gassman) e Sara (Agostina Belli)

Senza dubbio sia il libro che il film spingono a porci delle domande che portano a delle profonde riflessioni. Forse tutti noi siamo un po’ Fausto: attratti dalla vita e in continua sfida con la morte, aspettando continuamente di regolare il conto con noi stessi.

«Perché esiste anche l’uomo che soltanto morendo riesce a spiegarsi. Ma se invece lui è qui vicino o altrove, allora anche la più difficile condizione del vivere è pur sempre il vivere. Suo e mio punto di tutti quelli che tra noi sapranno riconoscerlo, accettarlo coltivarlo. E ancora non è morte lo spazio bianco che segue».

(G. Arpino, Il buio e il miele)

Leggi anche: Cronaca familiare: alla ricerca della tenerezza

Autore

  • Alessandra Cinà

    Ciao a tutti, mi chiamo Alessandra e sono un'inguaribile cinefila. Da qualche tempo a questa parte sono riuscita ad unire la mia passione per la scrittura allo strano mondo del cinema, cercando di analizzare la Settima Arte in maniera innovativa e profonda.
    Detto questo, buona lettura e buon divertimento 😉

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