Strappare lungo i bordi – Vita e morte secondo Zerocalcare

Enrico Sciacovelli

Novembre 23, 2021

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Strappare lungo i bordi – Vita e morte secondo Zerocalcare

«Grande è la confusione sotto al cielo, la situazione è eccellente».


(Mao Zedong)

Da bambini la maturità sembra un traguardo irraggiungibile, posto a un orizzonte lontanissimo. Genitori, fratelli e amici ti offrono solo un’anteprima di un possibile futuro, un modello ideale ammirevole, ma incomprensibile, come le frazioni in quarta elementare. L’attesa snerva, non si vede l’ora di essere liberi, indipendenti, adulti. Una volta raggiunto quel traguardo, tutto quadrerà.

Così dovrebbe essere, no? Lo hanno promesso mamma e papà, gli insegnanti, lo zio strano che chiede sempre se ti sei già fidanzato, il bigliettaio che non ti fa vedere Saw a sette anni, che questo decapita deficienti…
Le persone più importanti della tua vita te lo hanno giurato, questa lunga attesa ti aiuterà. Beh…mortacci loro, non ti hanno preparato per niente. La maturità rimane un miraggio, ma quel lento cammino diventa una pedalata senza sosta e in salita, sfiancante e forsennata. Al punto che, quando ci si ferma per guardare indietro, il percorso sembra sconnesso e irregolare e i punti che riconosci sono solo le svolte.

Strappare lungo i bordi
Sarah e Zerocalcare in “Strappare lungo i bordi”

Parafrasando, questo è il fulcro di Strappare lungo i bordi. Episodi su episodi, aneddoti strani su aneddoti strani, molteplici macchiette tanto assurde quanto vicine ai personaggi reali su cui sono basati.

E nell’occhio di quest’uragano, Zerocalcare, che si volta per osservare la strada battuta prima di fare il sofferto passo successivo.

Strappare un adattamento italiano lungo i bordi

Noto all’anagrafe come Michele Rech, Zerocalcare debutta nel 2011 con La profezia dell’Armadillo, albo a fumetti che presenta in modo dirompente la sua voce sarcastica, melanconica, autoironica e impegnata. Dopo dieci anni, oltre un milione di copie vendute e un lungo processo di produzione, Zerocalcare debutta con una serie animata, prodotta in collaborazione con Bao Publishing, Netflix e lo studio d’animazione Movimenti.

Per i lettori di lunga data si tratta di una trasposizione efficace, che remixa opere e aneddoti passati secondo i dettami di un nuovo format. Coloro che lo hanno conosciuto durante la pandemia, attraverso gli spezzoni di Rebibbia Quarantine, noteranno un’evoluzione naturale dello stile dell’autore romano, forte di una produzione intenzionata a sostenerne la visione. Per chi invece non ha mai toccato una sua opera, avrà il piacere di incontrare una delle voci più distinte nell’attuale panorama italiano.

Già nel giro dei primi minuti, la penna e il personaggio di Zerocalcare emergono con forte energia, sfrecciando tra citazioni, riferimenti alla pop culture, osservazioni sulla sua inadeguatezza sociale e aneddoti di vita esagerati dalla sua percezione. Tutto ciò scandito dalla colonna sonora di Giancane e da un catalogo musicale curato. Dalle ripetizioni alla ricerca del lavoro e dell’amore, si immagina sopra alla sua testa duecento spade di Damocle pendenti, simboli di una precarietà che va oltre il lavorativo e sfocia nell’esistenziale. Se scegliere cosa vedere su Netflix è troppo complicato, come si possono affrontare questioni più serie?

L’animazione sviluppata dallo Studio Movimenti si fonda sulla base dello stile dell’autore per poi arricchirsi di colori vibranti, fluidità e scorrevolezza. Laddove leggere un albo di Zerocalcare significa osservare diversi momenti di riflessione frammentari e agrodolci, il ritmo della serie accelera a livelli forsennati, riflettendo la velocità dei pensieri dell’autore. Nessuna sosta, nessuna soluzione di continuità, nessun riparo.

Il mondo di, contro e secondo Zerocalcare

Il punto di vista di Zerocalcare domina l’interezza della narrazione, prestando la voce a ogni caricatura e a ogni personaggio comprimario. Da un lato Sarah, l’amica del cuore e la voce della ragione, in grado di ancorare il folle volo delle paranoie di Zero. Dall’altra Secco, caratterizzato rigorosamente dalla voce monotono, dalla dedizione al videopoker e al desiderio per il gelato.

Alle spalle invece emerge l’Armadillo, lo spirito guida e demone ostacolante del protagonista. Interpretato da Valerio Mastrandrea, unica eccezione nel doppiaggio, l’Armadillo complementa i frequenti dialoghi interiori, massima autorità delle paranoie e delle strategie di Zerocalcare.

Un concetto bizzarro, ma comprensibile. Abbiamo tutti una vocina interna che critica, consiglia, reprime o complimenta i nostri pensieri? Eppure è anche rappresentativo di una certa forma di egocentrismo. La serie prende il nome da una delle prime metafore di vita descritte, seguire la linea tratteggiata e strappare lungo i bordi. Passo per passo, poco alla volta, si immagina che la vita prenda così forma, raggiungendo l’ideale promesso.

Strappare lungo i bordi
Zerocalcare e l’Armadillo, spirito guida, nemesi e coscienza massima

Eppure, il processo così descritto si sbobina in modo molto più confusionario, sotto crescenti pressioni sociali, economiche e psicologiche. In aggiunta, è un processo che vede l’intersecarsi delle proprie linee con quelle altrui, stringendosi in nodi impossibili da sciogliere, ma non da strappare. La narrativa alla base della serie, aldilà dell’illustrazione di pensieri incidentali, è di una semplicità e tragicità disarmante, un’analisi sull’impotenza quotidiana e sull’amarezza del senno di poi.

Dedicato agli strappati

In ciò risiede il pregio migliore di Strappare lungo i bordi, e delle opere primarie di Zerocalcare, un pregio che condivide con altre serie animate come Bojack Horseman. Attraverso il medium dell’animazione e a un umorismo applicato sagacemente, è possibile disarmare lo spettatore e sorprenderlo, nel momento in cui si cerca di raggiungere una conclusione da cui trarre preziose lezioni.

Per Zero, significa uscire dalla propria testa, nel tentativo di comprendere e aiutare i più cari. Uscire dalla propria dimensione personale, prendendo atto delle difficoltà degli altri e delle loro paranoie, delle loro paure e dei loro Armadilli. Non tutti hanno una forma tanto simpatica.

Eppure, Strappare lungo i bordi riesce a estrapolare qualcosa di buffo e sincero dalle paure più insidiose, una lotta di vita di stampo fieramente italiano, romano e rebibbiano, dove l’amarezza affila le battute più ciniche.

La linea tratteggiata descritta da Zerocalcare è una percorsa da tante, troppe, persone della sua generazione e della successiva. Può sembrare accondiscendente, superfluo o dimenticabile, ma parlare di questa linea può aiutare chi teme di lottare da solo. Se si tratta di un masso di Sisifo comune, spingendo insieme peserà di meno, no?

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